Attualità

L’ambiente di Trump prova a tornare agli anni ‘70

Clean Air Act verso cancellazione, ritorno al carbone. Ma alla fine deciderà il mercato

di LabParlamento

Donald Trump cerca di mettere subito in chiaro che la figuraccia sull’Obamacare, la mancata cancellazione della riforma sanitaria, è soltanto un incidente di percorso e firma un pacchetto di ordini esecutivi che segnano, quantomeno mirano a farlo, il ritorno della politica ambientale americana agli anni ’70. Uscendo di fatto dagli Accordi di Parigi sul cambiamento climatico del 2015, e lasciando a Cina e India la guida delle nuove azioni per il contrasto al riscaldamento globale.

Il “mix” di interventi, facilitato questa volta dalla possibilità di non passare per il Congresso che, comunque, non avrebbe creato lo stesso problemi, si sostanzia nell’eliminazione degli interventi sul contenimento delle emissioni delle centrali elettriche, nel ritorno al carbone riaprendo alcune miniere e supportando le poche ancora in funzione, e nell’estensione dei permessi di trivellazione, soltanto per accennare alle misure più impattanti. Senza dimenticare che, in precedenza, la Casa Bianca aveva già tagliato i fondi destinati all’Environmental Protection Agency (Epa) ora sotto la direzione di Scott Pruitt, già avvocato a servizio dell’industria petrolifera, azzerando le regole per l’inquinamento industriale dei corsi d’acqua e dando il via libera ad alcuni oleodotti sulle terre Sioux.

Ma non è detto che, alla fine, anche questa volta le cose vadano nel senso sperato.

Il fatto è che le politiche ambientali sono ormai un dato consolidato a livello globale e gli Usa rischiano di rimanere penalizzati dal novello isolazionismo, del tutto controcorrente. Il carbone è inevitabilmente fuori mercato, per via degli alti costi di estrazione rispetto al gas. Le fonti rinnovabili, incentivate e sviluppate da Obama, sono ormai una realtà e gli imprenditori del settore non torneranno più indietro. Gli Usa, grazie allo “shale gas and oil”, sono tornati per lo più indipendenti dall’import dal Medio Oriente e anzi puntano ormai decisamente all’export. Senza dimenticare che, adesso, bisognerà far fronte all’ondata di proteste, formali e non, da parte di enti locali, associazioni ambientaliste e tribunali federali.

Insomma, le promesse elettorali prima, il decisionismo negazionista del cambiamento climatico adesso erano e restano fuori del tempo. La Casa Bianca se ne accorgerà, prima o poi, a proprie spese. Oltre che di quelle di cittadini e contribuenti.