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Roma 2021 / La sfida al populismo di Carlo Calenda tutta serietà e daje

*A cura di Giovanni Manco

Il leader di Azione, Carlo Calenda, anche lui abbracciante la linea della personalizzazione e lo scollamento dal partito di riferimento, è stato il primo candidato – tra gli sfidanti – in termini di timing. La sua campagna elettorale è iniziata già ad ottobre quando, a L’Aria che Tira, annunciò di voler correre per il Campidoglio.

Contrariamente alla sua avversaria Virginia Raggi, Calenda, deve farsi conoscere. Vero, si tratta di un politico già abbondantemente noto, ma è stato importante per lui far emergere il carattere della romanità. Spesso anche popolaresca. 

Molte volte lo vediamo scrivere o parlare in slang romano, il daje è quasi abusato nel suo linguaggio. A questo ha mischiato la componente tipica del suo storytelling, quella già messa in essere nella sua attività da politico precedente alla corsa al Campidoglio: la serietà e l’esperienza. Calenda insiste, da sempre, nel porsi come un outisider tattico della politica: diverso dai partiti mainistream, diverso da quelli populisti. 

Il populismo, nella sua visione, è incarnato tanto dal Movimento 5 Stelle e quindi da Virginia Raggi, tanto dalle forze di centrodestra e quindi da Michetti. Una sorta di triangolazione (Morris 1994) attraverso la quale si cerca uno spazio nuovo tra le posizioni di due schieramenti opposti, non una posizione intermedia, ma una posizione del tutto nuova derivante dalla sintesi tra le parti. Calenda si posiziona lì, come outsider della politica ma anche di Roma. Infatti, egli, non s’è detto disponibile a dialogare con nessuno, nemmeno con quel centrosinistra quasi amico. Ostinato e fiero di ciò che, unicamente, è. 

La componente della serietà viene fuori dallo slogan di campagna selezionato: “Roma, sul serio”. Uno slogan che ricorda, per certi versi, la serietà al governo portata avanti da Romano Prodi per distinguersi da un personaggio mediaticamente chiacchierato ed eccentrico come Silvio Berlusconi

Tra il populismo grillino (quindi Raggi) e quello melonian-salviniano (quindi Michetti), ed il magnamagna dem (quindi Gualtieri), Calenda si propone come un candidato serio e competente. Una competenza, spesso, ostentata anche con saccenza. Una saccenza quasi accettata dai suoi, sicuramente credibile ed in linea con il suo personaggio politico.

L’ultimo aspetto concerne l’uso dei social, quasi spasmodico da parte di Calenda. Il quale deve aver evidentemente riservato grosse risorse su di essi, in termini di staff di social media management e di inserzioni pubblicitarie. 

È sicuramente il candidato più attivo su questo aspetto, accettando finanche di scendere al confronto con il pubblico mediante il retweet con risposta. Le risposte arrivano tanto ai commenti positivi quanto a quelli negativi – spesso ripresi per le rime  – ribandendo quindi una sorta di onnipresenza mediatica.

*Cofondatore e direttore di politicamente incoerenti