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Home Politica Elezioni 2022

Che schiava della poltrona l’Italia chiamò

Daniele Piccinin di Daniele Piccinin
03 Agosto 2022 10:19
in Elezioni 2022, Politica
Tempo di lettura: 5 minuti
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Che schiava della poltrona l’Italia chiamò
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Il caldo record (con i condizionatori spenti, per qualcuno), la siccità, il Papeete, lo spettro nazi-fascista, una campagna elettorale in infradito e crema solare, senza soldi (con la fine della legislatura circa 600mila euro a testa è l’importo andato in fumo ai parlamentari). Eccola l’Italia, sempre meno a Cinque Stelle e sempre più a Stelle e Strisce, se è vero, come scrivono dall’altra parte dell’Oceano, che un’occhiatina, neanchè troppo disinteressata, alle elezioni del Belpaese ce la dedicano, eccome. 

Una campagna elettorale, diciamolo subito, avviata e benedetta dal premier Draghi che ha mollato gli ormeggi preferendo, scelta nobile e legittima, le spiagge laziali di Lavinio e i castelli di sabbia con i nipotini, alle maniche rimboccate per mettere mano ad una manovra finanziaria, quella si, lacrime e sangue. Solo per fare un piccolo inciso, Draghi non è stato sfiduciato, tutt’altro, eppure ha fatto le bizze, come un toro ferito (da chi?), ha scelto di non ascoltare chi siede legittimamente in Parlamento, preferendo la linea dell’uomo solo al comando, che certamente si addice a chi sa di avere i poteri forti dalla sua. 

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Un benservito bello e buono eppure in molti ancora invocano la leggendaria “agenda Draghi”, come se qualcuno che non fosse SuperMario avesse staccato la spina. In questo clima di caccia alle streghe, con gli italiani alle prese con bollette impazzite che viaggiano di pari passo a discutibili proiezioni Istat su Pil e occupazione che dipingono l’esatto opposto della percezione della triste realtà dei cittadini, ci apprestiamo alla più inutile e stucchevole delle campagne elettorali degli ultimi anni.

A fatica proviamo a sorridere e, ci perdoneranno i lettori, lo facciamo nel pieno rispetto di una crisi economica e sociale senza precedenti. Ieri, al termine di una due giorni di trattative di altissimo profilo fra Enrico Letta e Carlo Calenda, con tanto di sherpa a lavoro con proiezioni e calcolatrici, è arrivato il tanto atteso patto elettorale. 

Diciamolo subito: non è un inciucio (sorriso concesso). Calenda e Letta si sono sempre stimati, questa è un’unione di fatto perchè “le prossime elezioni sono una scelta di campo tra un’Italia tra i grandi Paesi europei e un’Italia alleata con Orban e Putin. Sono uno spartiacque che determinerà la storia prossima del nostro Paese e dell’Europa. Partito Democratico e Azione/+Europa siglano questo patto perché considerano un dovere costruire una proposta vincente di governo fondata sui seguenti punti“, si legge nel trionfale testo diffuso ieri. 

Un patto solido, che punta a rilanciare il Paese (a proposito, ma fino a ieri chi era al governo?). Vale quindi la pena leggerlo tutto: 

PD e Azione/+ Europa si impegnano a promuovere, nell’ambito della rispettiva autonomia programmatica, l’interesse nazionale nel quadro di un solido ancoraggio all’Europa e nel rispetto degli impegni internazionali dell’Italia e del sistema di alleanze così come venutosi a determinare a partire dal secondo dopoguerra. In questa cornice le parti riconoscono l’importanza di proseguire nelle linee guida di politica estera e di difesa del governo Draghi con riferimento in particolare alla crisi ucraina e al contrasto al regime di Putin. 

Per quanto riguarda le conseguenze del mutato scenario internazionali in ambito energetico, PD e Azione/+Europa si  impegnano a mettere in campo le politiche pubbliche più idonee per garantire l’autonomia del Paese attraverso un’intensificazione degli investimenti in energie rinnovabili, il rafforzamento della diversificazione degli approvvigionamenti per ridurre la dipendenza dal gas russo, la realizzazione di impianti di rigassificazione nel quadro di una strategia nazionale di transizione ecologica virtuosa e sostenibile. 

In ambito economico e sociale, le parti s’impegnano a contrastare le disuguaglianze e i costi della crisi su salari e pensioni, convenendo di realizzare il salario minimo nel quadro della direttiva UE e una riduzione consistente del “cuneo fiscale” a tutela in particolare dei lavoratori. 

Le parti condividono e si riconoscono nel metodo e nell’azione del governo guidato da Mario Draghi. I partiti che hanno causato la sua caduta si sono assunti una grave responsabilità dinanzi al Paese e all’Europa.  

Per quanto riguarda le riforme da completare e/o emendare dopo l’interruzione traumatica del  governo, PD e Azione/+Europa concordano sulla necessità di: 

a) realizzare integralmente il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza nel rispetto del cronoprogramma convenuto con l’Unione europea; 

b) improntare le politiche di bilancio alla responsabilità e le politiche fiscali alla progressività, promuovendo al contempo una riforma del Patto di Stabilità e Crescita dell’Unione Europea che non segni un ritorno alla stagione dell’austerità; 

c) non aumentare il carico fiscale complessivo; 

d) correggere lo strumento del Reddito di Cittadinanza e il “Bonus 110%” in linea con gli intendimenti tracciati dal governo Draghi; 

e) dare assoluta priorità all’approvazione delle leggi in materia di Diritti civili e Ius scholae. 

Eccoli quindi, i due dragoni alati, Letta e Calenda, tirare fuori gli artigli contro la destra nazista, pronti con polo griffate e improponibili mocassini di pelle, ad affrontare le calde spiagge capalbiesi, in cerca di voti e preferenze. 

Un accordo che non si ferma ai contenuti, solidi e chiarissimi ma che, ahinoi, parla di candidature, poltrone, spartizioni (ma solo perchè lo impone la legge elettorale. Voluta da chi?).  

Le parti si impegnano a non candidare personalità che possano risultare divisive per i rispettivi elettorati nei collegi uninominali, per aumentare le possibilità di vittoria dell’alleanza. Conseguentemente, nei collegi uninominali non saranno candidati i leader delle forze politiche che costituiranno l’alleanza, gli ex parlamentari del M5S (usciti nell’ultima legislatura), gli ex parlamentari di Forza Italia (usciti nell’ultima legislatura).

La totalità dei candidati nei collegi uninominali della coalizione verrà suddivisa tra Democratici e Progressisti e Azione/+Europa nella misura del 70% (Partito Democratico) e 30% (+Europa/Azione), scomputando dal totale dei collegi quelli che verranno attribuiti alle altre liste dell’alleanza elettorale. Questo rapporto verrà applicato alle diverse fasce di collegi che verranno indentificati di comune intesa.

Le parti si impegnano a chiedere che il tempo di parola attribuito alla coalizione nelle trasmissioni televisive sia ripartito nelle stesse percentuali applicate ai collegi.

Le liste del Partito Democratico e di Azione/+Europa parteciperanno alla campagna elettorale guidate da Enrico Letta, frontrunner per i democratici e progressisti, e Carlo Calenda, frontrunner per Azione/+Europa e liberali. 

Della serie: “Che schiava della poltrona l’Italia chiamò”. 

Tags: Carlo CalendaElezioni 2022Enrico Letta
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