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Da manettaro a garantista. La metamorfosi di Grillo

Donatella Chiodi di Donatella Chiodi
21 Aprile 2021 09:00
in Commenti, Società
Tempo di lettura: 3 minuti
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Da manettaro a garantista. La metamorfosi di Grillo
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Da manettaro a garantista per amore di Ciro. Il ribaltone nelllo spazio di un video. Beppe Grillo annusa il possibile rinvio a giudizio del figlio per un presunto stupro e attacca a testa bassa. Scomposto. Come sempre. Con la delicatezza che gli è propria. Quella di un trattore. Gli investigatori, la presunta vittima e tutti coloro che avrebbero calcato la mano su questa brutta storia per dargli addosso. Tutto nel calderone. Attacco alla sua famiglia per fini politici. Ed ecco che sale sul palco la follia. Un Grillo delirante, un video imbarazzante. Che a vederlo e a rivederlo una mente sana è portata a dubitare della sua autenticità.

E a dar man forte al sor Beppe arriva anche la moglie e mamma di Ciro, Parvin Tadjik, che su Facebook rispondendo a Maria Elena Boschi che criticava le dichiarazioni del marito, scrive che “c’è un video che testimonia l’innocenza dei ragazzi, dove si vede che lei è consenziente”. La giustizia a colpi di post e di video sui social. Ormai siamo a questo. E i tribunali? Che ci stanno a fare? Dunque a sentire i coniugi Grillo nessuno stupro, piuttosto una goliardata di quattro ragazzotti, tra i quali appunto il figlio Ciro. Magari un poco alticci. Ma che sarà mai? Ci si divertiva. Lo dice lui.

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Si saltellava con le parti dove generalmente non batte il sole in libertà. Pezzi di carne che ballonzolavano anche sul viso della giovane. E su questo non ha dubbi il guru pentastellato. È pronto a giurarci. Si divertiva anche lei. C’è mancato poco che dicesse platealmente che era una poco di buono, mandando a puttane anni di lotta e di giuste conquiste per il rispetto della donna e della sua sessualità. No, questo non lo ha detto esplicitamente. Ma lo ha fatto capire bene. Giocando a fare il matto. Senza riflettere che anche a farla fuori dal vaso ci vuole misura.

La disperazione di un padre ci sta. La violenza verbale per giustificare una presunta violenza sessuale no. Quella violenza che la giovane avrebbe denunciato dopo otto giorni. Troppi per papà Beppe. Come se il dolore e la vergogna fossero uno yogurt con tanto di scadenza. Ma il signor Grillo senior ha mai sentito parlare di “Codice rosso”? Codice che oggi permette alla vittima di denunciare una violenza subìta fino a dodici mesi dall’accaduto, mentre prima il limite precedente era di sei.

Ma il signore sopra citato ha idea dell’inferno che può provocare nella mente e nel corpo di una donna uno stupro? E a questo papà tanto premuroso otto giorni sembrano troppi per metabolizzare un episodio che la maggior parte delle donne che lo ha subìto non dimenticherà più per tutta la vita? Quello stupro. Finora presunto. Come presunta è la vittima. L’unica certezza finora è l’arroganza, la prepotenza, la violenza verbale del santone grillino. Badilate di fango su una ragazzina per discolpare il figlio. La rabbia, la disperazione di un genitore si possono capire. Queste modalità di espressione no.

E se dobbiamo essere comprensivi, dobbiamo esserlo con tutti, carissimi Grillo e signora. Perché non si augura a nessuno di avere un figlio accusato di stupro. Ci mancherebbe. Ma soprattutto non si augura a nessuno di avere una figlia vittima di stupro.

Tags: Beppe GrilloCodice rossoviolenza donne
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