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Referendum autonomia: il Veneto spinge, la Lombardia un po’ meno

Si parla già di trattativa col Governo. Ma i tempi non saranno brevi. E gli effetti ora sono essenzialmente politici

di LabParlamento

Il giorno del referendum sull’autonomia in Lombardia e Veneto è trascorso ed è già tempo del dopo. Secondo quanto riferito dal governatore Roberto Maroni in Lombardia l’affluenza finale si è attestata attorno al 40%, mentre in Veneto (dove era previsto il quorum) attorno al 60%. In Lombardia il 95% di chi ha votato ha scelto il sì, in Veneto il 98%. “Un risultato storico” ha commentato il governatore del Veneto, Luca Zaia.. “Non faccio la competizione con Zaia – ha detto Maroni – non mi interessa la percentuale, sono contento che ci abbia superato, ora possiamo unire le forze per la battaglia del secolo”. I due referendum non sono vincolanti e non avranno effetti immediati, ma la vittoria del Sì dà il via libera alle due Regioni per chiedere di intraprendere il percorso istituzionale finalizzato a ottenere maggiori competenze dal Governo centrale.

Martedì è in agenda l’avvio della discussione in Consiglio regionale della Lombardia (già oggi in Veneto). Poi la composizione di delegazioni trasversali da guidare a Roma, anche se non è ancora chiaro l’eventuale collegamento tra le due regioni. Infine la richiesta di trattare tutte le materie concorrenti e anche il residuo fiscale entro le elezioni politiche. Gianclaudio Bressa, sottosegretario per gli Affari regionali ha affermato che visto “l’esito del referendum in Lombardia e Veneto si conferma l’importante richiesta di maggiore autonomia per le rispettive regioni. Il Governo, come ha sempre dichiarato anche prima del voto di oggi, è pronto ad avviare una trattativa”. Ma si sa già che sulla parte fiscale non arriveranno cedimenti. E comunque qualsiasi mutamento deve passare per una legge da sottoporre al Parlamento con un via libera a maggioranza assoluta.

L’affermazione dei sì indubbiamente fa esultare la Lega Nord e rinsaldare anche l’asse con Forza Italia, rafforzando l’idea di Silvio Berlusconi che un centrodestra unito possa avere chance di vittoria. Un percorso però tutto da costruire vista la contrarietà di Giorgia Meloni alla consultazione popolare appena conclusa. Esulta anche il Movimento Cinque Stelle da sempre sostenitore della democrazia diretta. Sul piede di guerra invece il Partito Democratico. In Veneto infatti i Dem invitano Zaia a ricordare che il risultato è frutto anche del loro impegno mentre in Lombardia il Pd evidenzia la scarsa affluenza. Resta il fatto che alcuni sindaci, come Giorgio Gori (Bergamo), hanno sostenuto la consultazione.

Ci sarà modo nei prossimi giorni di valutare meglio gli effetti pratici dell’operazione. Sicuramente anche politica. Certo siamo lontani dai venti secessionisti catalani però non sarà da sottovalutare il peso di questi voti che chiedono più autonomia e un diverso modo di rapportarsi alla concorrenza delle regioni europee oltrefrontiera. Dall’altro lato, la spinta autonomista potrebbe aggravare la già grave spaccatura tra Nord e Sud del Paese, aprendo fronti nuovi anche nello stesso Mezzogiorno tra regioni più ricche e altre più arretrate. Insomma, occorre cautela e non pare certo questo, con le elezioni alle porte, il periodo più proficuo per mettersi a tavolino. Ora semmai occhio alle elezioni siciliane. I cui effetti, questi sì,potrebbero essere assai più impattanti sugli equilibri politici e governativi.