Economia

Mercati: l’effetto Draghi è già finito; ora servono i fatti

Si sente continuamente parlare di effetto Draghi. Eppure il Governo si è appena insediato e siamo ancora in attesa del completamento della squadra di governo con la nomina dei sottosegretari. Tuttavia i rumors che hanno iniziato a circolare da tempo sul nome di Draghi hanno iniettato una massiccia dose di fiducia nei mercati, tanto che tutte le previsioni degli operatori (outlook), sono state positive. Insomma si parla di aspettative. Le aspettative in economia sono il fattore che determina le variazioni di mercato provocando movimenti su titoli, valute o azioni spesso in anticipo rispetto all’effettivo verificarsi di un evento; prima che siano pubblicati i dati ufficiali su Pil, inflazione, occupazione, ma anche prima di risultati elettorali.

Gli analisti pubblicano periodicamente report previsionali, spesso però sono le aspettative del mercato che fanno schizzare in alto un titolo in borsa piuttosto che farlo sprofondare. Non si fa nemmeno in tempo a consultare i dati ufficiali. Il cosiddetto effetto Draghi è iniziato infatti prima che fosse formalizzato l’incarico a “super Mario”. Man mano che l’ipotesi di una formazione di un governo guidato dall’ex Presidente della Banca Centrale Europea prendeva forma, abbiamo assistito ad una graduale diminuzione dello spread, la differenza tra il rendimento dei titoli di stato italiani a dieci anni con i Bund tedeschi, sotto la soglia psicologica dei cento punti base. Siamo ormai lontani dai 530 punti base del novembre 2011 quando ci fu l’avvicendamento a Palazzo Chigi tra Berlusconi e Monti. In quella occasione furono le pressioni incessanti, o meglio il crollo della fiducia (o delle aspettative appunto), da parte dei mercati e di diversi decisori politici, riguardanti il rischio di default di alcuni paesi Europei a causare il cambio della compagine governativa.
Anche la borsa ha festeggiato per un paio di settimane fino a chiudere in lieve flessione il 19 febbraio scorso rispetto alla settimana precedente. Tant’è che qualcuno ha affermato che l’effetto Draghi sia già svanito. Probabilmente è il segnale che dopo le speranze si attendono i fatti. Non a caso a volte si parla anche di mercati schizofrenici. Morgan Stanley ha stimato di recente che lo spread potrebbe attestarsi su 85 punti base a fine giugno 2021 per chiudere intorno ai 55 punti base a fine anno. Ma perché? Le aspettative positive sul governo Draghi si fondano su una stabilità politica che sembra essere garantita per almeno un anno. Molto importante è inoltre la credibilità di cui gode il presidente del consiglio a livello mondiale. Ciò consente agli analisti di prevedere che sul fronte del recovery fund sarà fatto un ottimo lavoro. In sostanza siamo in una situazione in cui si è ridotto il rischio Paese e la conseguenza è una minor incertezza da parte degli investitori. Molti insomma si aspettano un “whatever it takes”, sempre a firma Draghi dunque, ma stavolta tutto italiano.