Esteri

La Cina e Taiwan alla resa dei conti

Il 10 ottobre la presidente taiwanese Tsai Ing-wen ha tenuto un discorso in occasione dell’anniversario dei 110 anni della Repubblica di Cina (ROC). Il discorso della presidente aveva l’obiettivo di sottolineare, ancora una volta, la differenza che esiste tra la Cina continentale, ovvero la Repubblica Popolare Cinese (RPC), e l’isola di Taiwan, sempre più pressata dalle rivendicazioni di Pechino che la considera parte del suo territorio. Infatti proprio il giorno prima, il presidente cinese Xi Jinping aveva espresso la necessità di riunificare Taiwan alla Cina continentale.

Taiwan solo formalmente fa parte della Repubblica Popolare Cinese visto che, nella realtà, ha un proprio governo e un proprio sistema politico completamente diverso da Pechino, essendo una repubblica democratica. Pechino però non riconosce l’isola come indipendente e la considera come una sua effettiva provincia.

La Repubblica di Cina (ROC) nasce nel 1911 con la rivoluzione di Xinhai che pose fine ad oltre duemila anni di impero. La divisione invece tra ROC e RPC è più recente, e fa riferimento alla guerra civile cinese tra comunisti e nazionalisti che si concluse nel 1949 con la vittoria dei primi guidati da Mao Tse-Tung. Fu proprio allora che nacque la Repubblica Popolare Cinese, mentre i nazionalisti del Kuomintang fuggirono a Formosa (oggi Taiwan per l’appunto), dichiarandosi governo indipendente e ottenendo a lungo il riconoscimento della comunità internazionale. Fu solo infatti solo nel 1971 che la RPC venne ammessa alle Nazioni Unite, prendendo di fatto il posto fino ad allora occupato da Taipei. 

Negli ultimi anni la situazione tra Taiwan e la Cina si è fatta però particolarmente tesa, con Pechino che sta cercando sempre più di stringere la presa sull’isola, un po’ come già successo con Hong Kong, seguendo il principio di “una sola Cina”. La presidente Tsai ha affermato che Taiwan deve resistere all’annessione alla Cina e che quest’ultima deve rispettare la sovranità di Taipei.

In realtà, le azioni di forza cinesi si sono notevolmente moltiplicate, basti pensare che ad inizio ottobre Taiwan ha denunciato un totale di quasi 150 incursioni aeree dell’Esercito popolare di liberazione (EPL) cinese nella zona di identificazione di difesa aerea taiwanese nel Sud-Ovest dell’isola. Ovviamente questa situazione rappresenta un grave problema per la sicurezza taiwanese.

Osservatore altamente interessato dell’evolversi delle relazioni tra Cina e Taiwan sono ovviamente gli Stati Uniti. Quest’ultimi ufficialmente non hanno rapporti con Taiwan ma nella realtà ne sono i principali sostenitori, sia in termini politici ma soprattutto in termini di fornitura d’armi. Gli Stati Uniti non a caso stanno spostando la propria attenzione e le proprie energie nello scenario Pacifico, come dimostra la questione relativa al disimpegno militare in Afghanistan e le recenti tensioni con la Francia a proposito del patto Aukus.

Per gli Stati Uniti, i quali ragionano esclusivamente in funzione della propria sicurezza nazionale e non in funzione della salvaguardia delle democrazia e delle libertà altrui, Taiwan rappresenta una postazione privilegiata per il monitoraggio delle attività cinesi e una buona base per il contenimento marittimo di Pechino. Dal punto di vista cinese, Taiwan oltre a rappresentare una questione di integrità territoriale, rappresenta anche una questione di unità ideologica, visto che, come si diceva prima, Taiwan ha un modello di stato molto diverso rispetto alla Cina continentale.

Lo scontro tra Washington e Pechino rappresenta ormai una chiave di lettura imprescindibile per comprendere le relazioni internazionali contemporanee. Questo scontro, che inevitabilmente passa anche per il controllo di Taiwan, è destinato a durare nel tempo senza che per forza si trasformi in un conflitto armato. Importante però è comprendere la centralità strategica dello scenario Pacifico nei prossimi anni, a discapito dello scenario europeo e di quello mediterraneo.