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Home Esteri Europa

Italia ed Europa uniti sulla Web Tax, con un occhio ai migranti

Simona Corcos di Simona Corcos
03 Luglio 2018 10:15
in Europa, Società
Tempo di lettura: 3 minuti
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Italia ed Europa uniti sulla Web Tax, con un occhio ai migranti
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Il Governo sposa la linea della Commissione e chiede regole più stringenti per i giganti del web

Di Alessandro Alongi

Profitti, tasse e nuove regole sul web. Ma anche lotta all’immigrazione: Internet torna protagonista nelle politiche del nuovo Governo guidato da Giuseppe Conte che, in occasione delle comunicazioni dello stesso Presidente del Consiglio alla vigilia del Consiglio europeo della scorsa settimana, non ha lesinato duri apprezzamenti ai giganti della rete e alle loro politiche fiscali.

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Il bisogno di un’Europa più equa – anche a livello fiscale – è stato il cuore del messaggio del Capo del governo: «L’attuale assetto europeo non garantisce una tassazione equa, soprattutto per quanto riguarda le attività delle industrie del web, le digital companies» ha sostenuto con forza il primo inquilino di Palazzo Chigi rivolgendosi all’Aula della Camera. «Sosterremo un approccio deciso su una soluzione europea – nell’attesa di una soluzione a livello globale – per tassare adeguatamente i profitti generati negli Stati membri e restituirne i benefici alle comunità che li hanno generati». Lotta senza quartiere, dunque, e gioco di squadra insieme ai cugini europei.

In realtà il nostro Paese, analogamente a gran parte degli stati dell’Unione, si è già dotata di una norma che obbliga i big di Internet a versare le tasse all’erario. Peccato che, nelle pieghe della politica, la previsione sia rimasta lettera morta. Con l’ultima legge di bilancio l’allora esecutivo guidato da Paolo Gentiloni aveva previsto un balzello pari al 3% del valore delle transazioni digitali relative a prestazioni di servizi effettuate tramite mezzi elettronici. L’attuazione di questo principio era stato rinviato ad un apposito decreto del Ministero dell’Economia da adottare entro il 30 aprile 2018. Ma da via XX settembre, entro quella data, complice anche la difficile formazione del Governo, nulla è arrivato. E presto la web tax tricolore si è trasformata in una chimera.

Strada in salita dunque. È pur vero che, entrando in vigore dal 1° gennaio prossimo, c’è ancora tempo per scrivere le nuove regole, magari in armonia con la proposta nel frattempo formulata dalla Commissione europea in tal senso.

È forse per questo che il Presidente Conte si rimette nelle mani di Jean-Claude Juncker che, il 21 marzo scorso, ha presentato la sua proposta di web tax. Bruxelles ha prospettato l’introduzione di un’imposta pari al 3% calcolata sul fatturato delle imprese online, così da consentire agli Stati membri di tassare i profitti generati nel loro territorio anche se le compagnie digitali non hanno una presenza fisica nello Stato (tipico del mondo di Internet). Le nuove regole garantirebbero maggiori introiti per 5 miliardi di euro.

Un tesoretto di tutto rispetto che già scatena le più audaci fantasie. Come quella del Ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi che, in una recente intervista al quotidiano La Stampa, suggerisce di tassare i giganti della rete per finanziare le nazioni africane. Nel pensiero del titolare della Farnesina i fondi derivanti dalla Web tax europea potrebbero essere utilizzati per aiutare i Paesi africani a frenare l’emigrazione dei loro cittadini:  «Al riguardo», secondo il ministro «penso si debba ragionare su maggiori entrate, alternative alle attuali a carico dei singoli Stati. Si potrebbe assegnare il gettito dell’istituenda Web Tax europea, destinata ai giganti della rete che sinora si sono avvalsi della possibilità di fare slalom fra i diversi regimi fiscali nazionali, con effetti distorsivi sul mercato interno europeo».

Forse una versione 2.0. di «aiutiamoli a casa loro».

Tags: Consiglio europeoEuropaImmigrazioneWeb tax
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