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Il centrosinistra sceglie persone vincenti, il centrodestra no

Alle fine di questa prima tornata elettorale i candidati sindaci del centrosinistra nelle grandi città sono risultati buoni, quelli del centrodestra erano già scarsi in campagna elettorale.

Beppe Sala a Milano, Matteo Lepore a Bologna e Gaetano Manfredi a Napoli non hanno deluso. Anzi, il centrosinistra può già festeggiare i suoi tre sindaci eletti direttamente al primo turno, mentre risulta avanti a Torino e a Roma Roberto Gualtieri è sotto di tre punti rispetto a Enrico Michetti. Ottimo il risultato di Carlo Calenda e Virginia Raggi. Chi canta vittoria, senza indugi, è Antonio Tajani, convinto che Forza Italia resti centrale sia negli equilibri del centrodestra, sia per vincere come coalizione nel 2023: «Non c’è nessuna sconfitta del centrodestra, si poteva fare di più, certamente, ma per il momento mi godo il risultato straordinario della Calabria».

Come ha scritto Stefano Folli su Repubblica per il centrodestra la disfatta era nell’aria, il che con ogni probabilità segna la fine di un’era e il tema riguarda soprattutto la Lega di Salvini, coinvolgendo sebbene in misura minore, anche Fratelli d’Italia.  Capitolo a parte merita M5s ma di questo se ne occuperà Giuseppe Conte. Una cosa è certa: al nord i 5 selle sono diventati una specie in via di estinzione.

Il Pd, invece, è risultato attrattivo anche lì dove ha corso da solo, potendo festeggiare anche nel collegio di Siena e Arezzo, dove alle elezioni suppletive il segretario Enrico Letta ha conquistato il seggio alla Camera imponendosi sul candidato di centrodestra.

Altro vincitore è stato l’astensionismo.  A Milano segna il record negativo: qui ha votato appena il 47,7% degli aventi diritto contro il 54,7% del 2016 e il 67,6% del 2011. Anche a Torino disaffezione totale: nel capoluogo piemontese si è presentato il 48,1% degli aventi diritto. Nel 2016 si raggiunse il 57,2% dei votanti. Stesso discorso per la Capitale: a Roma l’affluenza è stata del 48,8%, nel 2016 era arrivata al 57%. Record negativo anche a Bologna, dove per la prima volta dal dopoguerra il sindaco è stato scelto da poco più del 50% dell’elettorato.