LabRoma

Gualtieri-Michetti, è caccia agli ‘orfani’ di Calenda

A cura di Donatella Chiodi e Francesca Musacchio

Li riconosci dallo sguardo smarrito. Si cercano, si consultano, confabulano. Al bar mentre addentano un cornetto. O in chat con messaggi compulsivi. Il dilemma li attanaglia. Sono gli “orfani” di Calenda. Chi nella candidatura a sindaco di Roma del leader di Azione ci aveva creduto dalle prime battute. 

Una campagna elettorale lunghissima quella di Carletto, terminata con un bagno di folla in piazza del Popolo, storicamente luogo delle adunate della destra, più o meno spontaneo, ma del resto tutti i partiti si organizzano per riempire le piazze. A lui è riuscito. Ad altri meno. Ma “orfani” sono pure quelli che si sono uniti strada facendo con convinzione. E pure chi da sinistra, ma soprattutto da destra, lo ha votato per protesta, ribellandosi a candidature della propria parte politica.

Il ballottaggio eccolo. Meno di quindici giorni e si rientra nell’urna elettorale. Ma stavolta niente “lenzuolo”. Sarà una scheda elettorale striminzita, un fazzoletto. Croce di qua sul candidato del centrosinistra, Roberto Gualtieri, o di là su quello del centrodestra, Enrico Michetti. Rosso o nero. Come alla roulette. 

E comunque dove andranno a finire i voti di Carlo Calenda, al momento, non è dato saperlo. La caccia però è aperta, a destra come a sinistra. E non c’è da stupirsi, ci sono 220mila voti in ballo, mica ceci. Piatto ricco, mi ci ficco, come si usa dire. E fa sorridere, amaramente, vedere come tutti cerchino di tirare per la giacchetta il leader di Azione. Ma Carletto ha già risposto: “Niente apparentamenti”. Non intende quindi indicare la strada ai suoi elettori. Anche perché non potrebbe. 

Fior fior di commentatori e pluridecorati analisti politici, hanno già evidenziato come su Calenda siano confluiti voti di destra come di sinistra, probabilmente anche ex grillini pentiti oltre che una percentuale di “apartitici”. Insomma, una varietà meravigliosa che sarà difficile incanalare verso un unico obiettivo. E allora che fare?

Carlo Calenda ha dato delle indicazioni di massima ai partiti che sostengono i due candidati al ballottaggio, ma saranno sufficienti? Forse non basterà parlare delle “municipalizzate” che “non funzionano e che spesso sono più al servizio dei sindacati che dei cittadini”. E non basterà, probabilmente, neanche promettere che “i 5 Stelle non metteranno più piede nel governo della città perché hanno lasciato un disastro epocale”. 

I 220mila voti raccolti dal leader di Azione, che alla fine è la lista più votata nella Capitale, sono tanti e contengono anche quelli che, per esempio, non hanno digerito la presa di posizione di Giorgia Meloni. Al netto di Enrico Michetti, al momento competente per mancanza di prove, la presidente di Fratelli d’Italia ha imposto il suo volere e gli alleati, a questo punto, sono  colpevoli di non aver avuto la forza o la volontà di opporsi.

E comunque ora per gli elettori tradizionalmente di destra, che al primo turno hanno snobbato l’avvocato romano, il dilemma è serio. Assai più che per quelli di sinistra. 

Michetti no, ma Gualtieri neanche. Come si può consegnare Roma al Pd?

Rimane il non voto, l’astensione. Ma è una scelta vigliacca. Una scelta che peraltro da sempre, e anche questa tornata elettorale lo ha confermato, premia la sinistra. Perché a quelle latitudini votano sempre. Pioggia, neve o solleone. Loro son lì come “soldatini”. E se non bastano i voti spontanei sono sempre pronte a scendere in campo le cosiddette “truppe cammellate”.

Cosa dovrà raccontare il buon Enrico in questo ultimissimo miglio di campagna elettorale per conquistare in zona Cesarini le simpatie e i consensi degli elettori di centrodestra che gli hanno fatto ‘no’ col ditino al primo turno e gli hanno preferito Carletto? Proposte nel cassetto per sedare la protesta ne avrà?

Prevarrà in ogni caso lo spirito di appartenenza, identitario a spingere i ribelli della prima ora questa volta verso la cabina elettorale per barrare la casella “amica”? Barrare Michetti per sbarrare la strada al Campidoglio all’ex ministro del Pd Gualtieri

Sarà questo che spingerà gli “orfani” di Calenda, quelli che vengono da destra, ad adottare più o meno con convinzione, Enrico Michetti come papà?