Giustizia

Da Assisi a Roma, il pellegrinaggio del giudice onorario Livio Cancelliere

Se provate a impostare su un qualunque navigatore la strada per Roma partendo da Assisi nessun software vi indicherà il percorso pedonale come quello più agevole

Eppure, ci sono viaggi per i quali vale la pena trasformare 160 chilometri che si potrebbero fare comodamente in auto o in treno in una lunga camminata in nome dei diritti e della giustizia. E’ il caso di Livio Cancelliere avvocato e giudice onorario presso il Tribunale di Parma che domani alle ore 11 sarà a viale Arenula, sotto il ministero retto da Marta Cartabia, per sostenere le istanze dei giudici onorari le cui battaglia abbiamo raccontato per primi sulle pagine di LabParlamento

Abbiamo raggiunto telefonicamente l’avvocato Cancelliere per chiedergli le ragioni della sua singolare protesta, peraltro solo l’ultima in ordine temporale, dopo lo sciopero della fame già fatto in precedenza che lo ha portato a perdere 5 chili. La voce è affaticata dallo sforzo ma il pensiero è lucidissimo e si percepisce una grandissima forza sia d’animo sia spirituale, non è un caso, del resto, la scelta di un cammino sacro per portare davanti al Ministero della Giustizia le ragioni dei giudici onorari. 

Non è più accettabile la negazione di diritti e dignità per chi svolge la funzione di magistrato onorario ed amministra la giustizia a fianco dei magistrati togati, senza un riconoscimento di quelle minime garanzie che l’Unione Europea indica come necessarie al nostro paese”. Seppur affannato e dolorante ad un piede ci ha detto che raggiungerà il Ministero nella mattina del 6 agosto dove troverà ad aspettarlo i componenti dell’Associazione G O T: “Non possiamo più tacere”, di cui sottolinea il sostegno e che ringrazia pubblicamente anche per il sostegno social su Facebook.

L’assordante silenzio delle istituzioni non è più tollerabile e per questo ho deciso di imporre questo sacrificio a me stesso ed ai miei familiari, sottraendo tempo alla mia professione ed agli affetti, per compiere questa iniziativa certamente forte e singolare, al fine di sensibilizzare tutti i colleghi, affinché compatti protestino contro gli ingiustificabili ritardi nell’adozione di quelle norme che l’Unione Europea ci indica sotto minaccia di procedura d’infrazione”. 

L’avvocato Cancelliere non è certo alla ricerca di gloria personale, proprio come Mahatma Gandhi che ci cita nel corso della conversazione: “dobbiamo reagire con ferma resilienza alla negazione dei diritti, dando esempio con la nostra condotta di vita ed integrità”. Mentre digitalizziamo l’articolo, il camminatore in solitario ci invia una sua foto e la foto di un cartello che si trova lungo la via di Francesco con una frase di Italo Calvino “Il camminare presuppone che a ogni passo il mondo cambi in qualche suo aspetto e pure che qualcosa cambi in noi”

La figura minuta ed affaticata dell’avvocato Cancelliere, che si occupa di diritti umani nella sua vita professionale, non deve tradire. Ci troviamo, infatti, al cospetto di un uomo indomabile che non intende arrendersi a quel senso di lassismo che da troppi anni affligge l’intero comparto della giustizia con norme e rinvii utili più a rottamare i diritti e la giustizia, piuttosto che ad amministrarla. 

La protesta della magistratura onoraria per il riconoscimento del ruolo e di diritti adeguati alla funzione non è una semplice battaglia sindacale di categoria, ma è una battaglia di civiltà perché la giustizia sia amministrata da giudici cui lo Stato riconosce ruolo e funzione, dando valore anche alla qualità del lavoro svolto condizione imprescindibile per l’autorevolezza del ruolo giurisdizionale dello stesso Stato. 

Merita grande rispetto il sacrificio di un professionista abituato a battersi per i diritti umani dei suoi clienti ed oggi, ci dice, si trova a dover combattere in prima persona per i diritti negati ai giudici onorari come lui. 

L’avvocato Cancelliere spera che questa sua iniziativa porti alla presa di consapevolezza di tutti i suoi Colleghi per ulteriori proteste unitarie, fino all’ipotesi estrema dell’autosospensione, che significherebbe paralisi di quasi il 50% del contenzioso civile e penale, se non verranno segnali evidenti da parte del Governo di voler finalmente riconoscere quei diritti necessari, si è detto, per voce della stessa Unione Europea.