Economia

Covid / Forum Ambrosetti, nel 2020 Pil mondiale a -3,5%. Record dal dopoguerra

Crescita del pil del 3,3%, con una forbice che va dal 2,5% al 4,9%, ma i livelli pre-crisi saranno raggiunti nel 2025. È la stima effettuata da The European House Ambrosetti che ha elaborato un “modello econometrico di stima per il Pil italiano” per il 2021, rispetto al 2020. Lo ha dichiarato l’amministratore delegato Valerio De Molli aprendo i lavori del Forum Ambrosetti di primavera interamente in digitale. 

“Il nostro modello – ha aggiunto – prende atto delle grandi incertezze che caratterizzano il 2021 a causa delle difficoltà di prevedere le evoluzioni della pandemia, le sue conseguenti ricadute economiche, la rapidità nella somministrazione dei vaccini e il ritorno alla normalità”. Si tratta di un’apertura all’insegna dell’ottimismo, dunque, quella de “Lo Scenario dell’Economia e della Finanza” 32^ edizione – Full Digital. 

Tuttavia, è anche emerso che la crisi sanitaria si è trasformato rapidamente in una crisi socio-economica di portata storica che ha toccato tutti i paesi del mondo. Secondo le previsioni del fondo monetario internazionale il 2020 produrrà la maggior contrazione del PIL mondiale dal dopoguerra (-3,5%) con cali significativi per tutte le principali economie del mondo, ad eccezione della Cina (+2,3%). È urgente che il Governo e le Istituzioni si attivino per mantenere il paese sulla strada di una crescita vigorosa già a partire dal 2021. 

Ad oggi, del resto, le risorse a disposizione sono ingenti grazie soprattutto al piano Next Generation EU che ha consentito all’Italia di avviare la stesura del piano nazionale di ripresa e resilienza con opportunità senza precedenti, articolate su sei anni di progettualità e in sei missioni chiave. Digitalizzazione e Innovazione; Rivoluzione verde; Infrastrutture sostenibili; Istruzione e Ricerca; Inclusione sociale; Salute. 

Sono stati sollevati alcuni interrogativi sul programma messo appunto dal Governo Draghi: “L’ingente iniezione di liquidità nel sistema non può essere considerata, da sola, la soluzione ai problemi del Paese. Al contrario il Piano si configura come una leva che necessita di alcune condizioni attuative e di contesto necessarie per riuscire a cogliere l’enorme opportunità di rilancio”. 

Si è fatto riferimento alla necessità di avviare riforme strutturali e investimenti a lungo termine. La questione è che quando si parla di bazooka, la pioggia di denaro per intendersi, significa che si è ancora in guerra. Probabilmente si potrà pianificare la ricostruzione solo al termine delle ostilità. Per questo motivo il presidente Draghi ha rilanciato sull’eurobond: “so che la strada è lunga, ma dobbiamo cominciare a incamminarci”, ha sottolineato il premier nel corso dell’Eurosummit sul ruolo internazionale della moneta unica, parlando di un titolo comune europeo. 

Un obiettivo di lungo periodo ha chiarito, ma sul quale è importante avere un impegno politico. Insomma, l’ex banchiere che diventa premier e si propone come leader europeo per disegnare le nuove regole comunitarie.