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Home Società food

Da nonno Daniele ai gelati artigianali di Rita e Giovanni Martorelli

Claudia Bartoli di Claudia Bartoli
27 Marzo 2021 02:28
in food, Società
Tempo di lettura: 5 minuti
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Da nonno Daniele ai gelati artigianali di Rita e Giovanni Martorelli
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Parliamo della Calabria, una terra assolata dalle montagne aspre che degradano verso coste gentili fino ad un mare limpido. Una terra sincera e genuina, che non ha nulla da invidiare alle vicine Puglia e Sicilia per ciò che concerne arte e bellezze naturalistiche ma che forse è più restia, più timida come una donna, conscia del suo valore, ma che preferisce non mettersi in mostra.

Belvedere Marittimo è proprio così: un borgo medioevale dal fascino discreto ma potente, in cui si respira un’aria antica che profuma di storia e salsedine. Tra il Castello Aragonese e le spiagge, su una piazza vista mare, Daniele e Pierina Gaglianone scrivono la prima pagina di quello che diventerà il racconto più prezioso di una famiglia: la loro.

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Era il lontano 1956 e mentre a Melbourne si disputavano i giochi Olimpici, una coppia di giovani sposi calabresi apriva lo Juve Bar. Pochi anni dopo Daniele iniziava la produzione di gelato artigianale: scoprirà in breve di avere una passione folle per questo mondo di dolci freddi. Il gelato della famiglia Gaglianone comincia a farsi strada, a conquistare una fama di prodotto eccellente anche fuori dai confini del piccolo bar di paese in cui viene creato. Soprattutto con l’avvento della stagione estiva non c’è un tavolo libero, turisti e locali vogliono gustare il gelato preparato dalle mani ormai esperte e innamorate di Daniele. Lui è dietro al bancone, ma non è solo: ad aiutarlo c’è una squadra tutta al femminile composta da moglie e tre figlie.

Negli anni ’90 la figlia Rita si fidanza con Giovanni Martorelli e quando lui entra a far parte della famiglia si innamora di nuovo, questa volta dell’arte di suo suocero. Lascia la ditta di impiantistica presso la quale era impiegato per affiancare il papà della futura moglie in quell’attività che poco dopo rileverà insieme a Rita.
È appena iniziato il nuovo millennio e la storia si ripete, o meglio, prosegue con una coppia, la seconda, di ragazzi innamorati con la voglia di investire cuore e impegno all’insegna di due costanti: qualità e unione familiare.

“I miei genitori hanno portato avanti lo Juve Bar per 45 anni; adesso ci siamo mio marito Giovanni ed io. Lui ha ereditato da mio padre la passione e le tecniche per dare vita a gelati artigianali e di qualità”. Le parole di Rita contribuiscono ad attribuire il reale senso al termine continuità, quella che si dovrebbe sentire in tutte le attività che si definiscono “a conduzione familiare” e che da loro si percepisce in maniera netta, al primo sguardo.

Sulla carta Rita si occupa della parte amministrativa mentre Giovanni è l’artista, l’artigiano dei gelati, ma, di fatto, l’uno è il consigliere fidato dell’altro e le decisioni si prendono insieme. Ma come si lavora nel piccolo laboratorio dello Juve Bar? Giovanni ci racconta che il gelato migliore di oggi si prepara con i macchinari di ieri a “cestello” o “cattabriga”, in modo che il prodotto finale non incameri aria. “In questo modo, il gelato si lavora a mano; sono io a farlo, è la mia “creatura” e, ogni anno, invento qualcosa di nuovo e diverso che mi rispecchia e rappresenta”.

E per quanto riguarda i gusti? Alcuni sono evergreen come nocciola, pistacchio e mandorla, ma, attenzione, la ricerca delle materie prime per Rita e Giovanni è quasi un’ossessione: le nocciole provengono solo dalle Langhe, i pistacchi sono di Bronte con tanto di certificazione e le mandorle arrivano rigorosamente da Avola.
Altri, invece, si possono assaggiare solo in determinati periodi dell’anno, perché, le parole chiave della produzione allo Juve Bar sono stagionalità e km 0 o “metro” 0.

“Se un cliente a giugno chiede la granita di fichi, non la trova perché i frutti non sono ancora maturi”. La nostra coppia spiega che i gusti di frutta vengono preparati solo con i prodotti freschi che offre la stagione e la quasi totalità delle materie prime è orgogliosamente coltivata e raccolta in terra calabra. Ecco spiegato il metro 0 citato qualche riga sopra.

Cedri, fichi d’india e bergamotto sono i protagonisti 100% made in Calabria, così come la ricotta di Capra che arriva dalla vicina cittadina di Cetraro ed è usata da Giovanni per preparare un commovente gusto cannolo, arricchito al momento da pezzetti di cialda croccante, che rappresentano, insieme ai gelati, l’attrattiva più gustosa dello Juve Bar.

I gelati e le granite di Rita e Giovanni non sono solo eccellenze locali ma anche prodotti genuini e totalmente naturali poiché privi di additivi, coloranti, conservanti e farine aggiunte per un risultato vincente sia gustativo che dal punto di vista della digeribilità. Allo Juve Bar, però, ci sono anche ottimi cremolati, granite cremose che si preparano prevalentemente in Calabria e Sicilia. Il segreto del loro gusto straordinario? Giovanni non aggiunge zucchero, sfrutta quello naturale delle materie prime. Così sembra di mangiare il frutto vero e proprio, ma in una diversa forma fresca e cremosa.

Ma fermi tutti, non dimentichiamo la punta di diamante di questa attività a conduzione familiare: il tartufo ideato da Giovanni. Si tratta di una palla di gelato coperta di granella con un cuore di crema alla gianduia artigianale che può essere servito in coppa o al piatto. È il cliente a scegliere il gusto, o i gusti, nel caso in cui opti per il “duetto” o per il “trilogi” (due versioni che comprendono, rispettivamente, due e tre tartufini più piccoli).
“Giovanni crea ogni giorno, quando il cliente chiede un gelato o una granita lui consiglia e sconsiglia e prepara abbinamenti e tartufi personalizzati, fatti su misura per ogni persona”, racconta Rita con orgoglio. E se si domanda loro se esiste un gusto a cui sono particolarmente affezionati, Rita risponde che si, c’è: è, ovviamente, “Gioia mia”, il gelato al cioccolato al latte con nocciole che suo papà Daniele dedicava tanti anni prima alla moglie Pierina.

Adesso, come un déjà vu, dietro al bancone, nelle sere d’estate c’è di nuovo Daniele. È il figlio di Rita e Giovanni che alterna lo studio a Milano con l’impegno nel bar dei genitori. Il racconto di oggi è connesso a quelle pagine scritte in passato da nonno Daniele e nonna Pierina. C’è un locale con i tavolini fuori su una piazza di un paesino in Calabria dove affetti e qualità si fondono in un gelato al gusto buono di famiglia.

Tags: gelatoJuve Bar
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