Editoriali

Un referendum da sdrammatizzare

di Andrea Spuntarelli

I contrasti interni al PD rischiano di vanificare del tutto il confronto sul merito della consultazione

Un Partito Democratico sempre più in fibrillazione, e un proseguimento dell’attuale Legislatura sempre più legato all’esito del referendum del prossimo 4 dicembre. Queste, in estrema sintesi, sono le sfumature politiche che è possibile cogliere dopo la Direzione PD del 10 ottobre dedicata alla riforma della Costituzione e alle eventuali modifiche da apportare all’Italicum.

Al netto delle dinamiche interne al partito di maggioranza relativa e del modo in cui Matteo Renzi esercita il ruolo di segretario dei democratici, il dibattito del Nazareno conferma in via definitiva che il premier non ha alcuna intenzione di sdrammatizzare il significato attribuito alla consultazione referendaria, ormai elevata dal mondo renziano a occasione irrinunciabile per modernizzare e migliorare il Paese. L’affermarsi di una simile visione, tuttavia, è destinato ad avere conseguenze negative per l’assetto politico-istituzionale italiano, poiché se è vero che l’interesse del Paese deve essere anteposto a ogni esigenza di partito, allo stesso modo è inconcepibile che una riforma con un limitato impatto sulla nostra forma di governo tenga sotto scacco la stabilità del sistema, con delle attività parlamentari condizionate (in piena sessione di bilancio) dal desiderio di evitare i testi a rischio popolarità. Se lo scenario al quale assisteremo dovesse essere realmente questo, il rischio principale sarebbe quello di trovarci, il 5 dicembre, con un Paese diviso in due fazioni tra loro incompatibili e con una situazione istituzionale di profonda incertezza, dal momento che con una vittoria dei “Sì” il Presidente del Consiglio potrebbe cedere alla tentazione di “monetizzare” il consenso ottenuto con nuove elezioni, mentre un’affermazione dei “No” aprirebbe le porte a ipotesi di vario tipo, nelle quali Renzi continuerebbe ad agire da segretario del PD.

Con una situazione economica ancora lontana dall’essere florida e con una sfiducia verso la politica che continua a essere presente tra i cittadini, appare ogni giorno più irrinunciabile un ridimensionamento del confronto sulla consultazione referendaria, da ricondurre a un’alternativa tra la conferma dell’ordinamento vigente e l’approdo a un bicameralismo imperfetto con minori poteri per le Regioni, entrambi con lati positivi e negativi. Prevalere a qualsiasi costo può portare solo a far sbattere chi avrà la meglio, a prescindere da chi si tratti.