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Home Interviste

“Serve una regolamentazione internazionale del FinTech”

Simona Corcos di Simona Corcos
21 Marzo 2018 07:59
in Interviste, Istruzione
Tempo di lettura: 4 minuti
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Motto (Assofintech) commenta a LabParlamento la recente istituzione dell’apposito Comitato presso il MEF. Lo stato del settore, in forte sviluppo. Convergenza tra istituzioni, operatori di mercato e consumatori

di Valentina Magri

Sabato, 17 marzo, è stato istituito presso il MEF  il Comitato per il FinTech, al fine di favorire la crescita del settore e dare attuazione al Piano d’azione FinTech della Commissione europea, varato l’8 marzo, che prevede 23 iniziative mirate a garantire l’integrità del sistema finanziario, pur permettendo a modelli di business innovativi di crescere ed espandersi, attraverso la diffusione di nuove tecnologie e una maggiore sicurezza. LabParlamento ne ha parlato con Cristiano Motto, tra i 30 maggiori influencer in Italia sul tema del FinTech, cofondatore e vicepresidente di Assofintech.

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Qual è lo stato  attuale del FinTech in Italia?

“Il FinTech in Italia sta vivendo un periodo molto positivo, tuttavia le startup sono ancora poco incisive e le banche in molti casi stanno a guardare, facendo solo pochi e timidi passi. Secondo l’osservatorio del Politecnico di Milano, circa il 16% degli italiani ha utilizzato almeno una volta un servizio FinTech. Gli investimenti fatti negli ultimi tre anni hanno sfiorato i 26 miliardi: una cifra ancora lontana da quelle delle principali piazze internazionali, ma in linea con l’economia del nostro paese. Si parla di FinTech, di blockchain, di innovazione digitale e se ne parla sempre di più. Il cambiamento culturale in atto va alimentato con un corretto impegno di istituzioni e operatori di mercato. La nascita di organizzazioni e associazioni di categoria, atte a rappresentare le necessità di un ecosistema complesso e inclusive, sono il segnale che i tempi sono maturi .Il 2018 può essere l’anno della svolta”.

Cosa ne pensa dell’introduzione del Comitato per il FinTech? 

“La creazione di un Comitato di coordinamento per il FinTech è un passo molto importante nel supportare la crescita di un ecosistema italiano in grado di competere con i principali poli internazionali. È il risultato di un lungo lavoro, iniziato più di un anno fa, che ha visto le principali istituzioni italiane lavorare fianco a fianco con università, banche, startup e tutti i principali attori coinvolti in questo settore. L’esperienza internazionale ha dimostrato che l’intervento delle istituzioni ha un ruolo chiave nella corretta crescita del sistema e nella tutela dei consumatori. La creazione del Comitato si incastra quindi perfettamente nell’iniziativa europea del Piano d’azione FinTech, che prevede che le singole realtà locali si coordino nella definizione di regole che facilitino l’affermazione del comparto. L’attenzione e l’impegno dedicati a definire e comprendere il fenomeno del FinTech sono un ottimo segnale che anche nel nostro paese all’innovazione è riconosciuto un ruolo chiave”.

Il settore non è stato ancora regolamentato sia dall’Italia che dall’Europa, che stanno muovendo i primi passi solo ora con il piano d’azione FinTech. Perché questo ritardo?

“Il Vecchio Continente ha iniziato solo recentemente a guardare al FinTech in modo più concreto. È indubbio che l’Unione Europea e gli Stati membri abbiano accumulato un discreto ritardo sia nella crescita del settore sia nella sua regolamentazione. L’unico paese europeo in grado di tenere il passo di Stati Uniti e Asia è il Regno Unito”.

“Le ragioni del nostro ritardo sono di tipo culturale e sistemico. In Europa, il mondo dei servizi finanziari è tradizionalmente molto più conservatore che in altri mercati e lo stesso si può dire per il quadro regolamentare. C’è poi una certa diffidenza culturale, da parte dei consumatori, all’uso della tecnologia, se associata a strumenti finanziari. Ma le cose stanno cambiando. La Commissione  europea ha da poco presentato il Piano d’azione FinTech.La creazione di un Laboratorio UE per le Tecnologie Finanziarie, un Osservatorio su blockchain e DLT (distributed ledger technology, ndr) e l’istituzione di tavoli di confronto e iniziative comuni per la cultura digitale nei servizi finanziari, sono solo alcuni importanti esempi di quanto in atto. C’è molto da fare, ma la strada è stata aperta e mai come in questi ultimi mesi si è vista una così forte convergenza tra le istituzioni, gli operatori di mercato e i consumatori”.

Che tipo di regolamentazione auspica per il FinTech? Dovrebbe partire a livello europeo per essere applicata in Italia con una direttiva oppure direttamente dal nostro Paese?

“Personalmente credo che il successo di una corretta regolamentazione di questo settore non possa prescindere da un importante allineamento internazionale. Il settore dei servizi finanziari è anacronisticamente ancorato a modelli con forte connotazione territoriale. Nell’era digitale la dimensione territoriale non esiste, la sostenibilità dei nuovi modelli di business richiede che questi possano scalare sui mercati internazionali. A febbraio la FCA (la Consob britannica, ndr) ha lanciato l’iniziativa di una regulatory sandbox a livello internazionale, perché ipotizzare che a livello internazionale si continui a procedere per accordi bilaterali è molto limitativo. Credo il futuro sia in queste iniziative e che per un corretto sviluppo del FinTech servano una semplificazione ed una standardizzazione a livello internazionale, guidate dalle istituzioni e supportate dagli attori del mercato”.

Tags: BlockchainCriptovaluteFintechMEF
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