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Regionali Friuli: esito quasi scontato, difficili conseguenze per il Governo

Dalle 7 alle 23 del 29 aprile si eleggerà il successore di Debora Serracchiani. Massimiliano Fedriga (Lega) verso la vittoria, improbabili effetti sugli equilibri romani  

di Andrea Spuntarelli

Come avvenuto la scorsa settimana in occasione del voto in Molise, anche questo weekend il focus del dibattito politico passerà dalle discussioni tra i partiti per dare vita a una maggioranza in Parlamento alla celebrazione di elezioni Regionali, stavolta in Friuli-Venezia Giulia.

Dalle 7 alle 23 di domenica 29 aprile, infatti, i seggi nelle province di Trieste, Udine, Pordenone e Gorizia rimarranno aperti per la scelta del presidente che succederà all’ex vicesegretaria del Partito Democratico Debora Serracchiani, che dopo la vittoria di misura nel 2013 ha deciso di non correre per un secondo mandato al fine di dedicarsi esclusivamente alla scena politica nazionale (è stata eletta deputata alle ultime Politiche). Inoltre, i cittadini di 19 Comuni tra cui Udine saranno chiamati a eleggere Sindaco e Consiglio Comunale.

A contendersi la vittoria saranno l’ex capogruppo leghista alla Camera (molto vicino a Matteo Salvini) Massimiliano Fedriga per il centrodestra, il vicegovernatore uscente ed ex primo cittadino di Pordenone Sergio Bolzonello sostenuto dal centrosinistra, il ricercatore del Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università di Trieste Alessandro Fraleoni Morgera in rappresentanza del Movimento 5 Stelle e Sergio Cecotti, già presidente della Regione e sindaco di Udine con un passato nella Lega Nord, per la lista Patto per l’Autonomia.

Basandosi sui risultati del 4 marzo, il favorito numero uno per il successo finale è Fedriga, dal momento che circa 50 giorni fa la coalizione Lega-Forza Italia-Fratelli d’Italia ha sfiorato il 43% dei voti, con il Carroccio a egemonizzare lo schieramento dall’alto del 25,8% dei consensi. Decisamente staccati l’M5S, fermo al 25%, e il centrosinistra, finito addirittura terzo con un Pd al di sotto del 19% delle preferenze. Per quanto il caso molisano confermi che non è scontata la corrispondenza tra voto nazionale e tornate locali, sembra davvero improbabile un esito diverso dall’affermazione dell’esponente salviniano, tanto che lo spunto più interessante offerto dalla consultazione riguarda i nuovi equilibri interni al centrodestra.

La scelta di Massimiliano Fedriga come candidato governatore è arrivata al termine di un lungo tira e molla tra Lega e Forza Italia, e si è concretizzata quasi in contemporanea alla partita per le presidenze di Camera e Senato. In altri termini, Matteo Salvini ha fatto ‘pesare’ il primato del proprio partito a livello friulano e nazionale e la rinuncia del Carroccio alle cariche istituzionali per puntare alla conquista di un’altra Regione del Nord-Est, considerato che Lombardia e Veneto sono guidate dai leghisti Attilio Fontana e Luca Zaia. A conferma di quanto appena sostenuto, è sufficiente ricordare che solo il 16 marzo scorso il portabandiera del centrodestra a Trieste sembrava dover essere l’azzurro Renzo Tondo, già presidente della Giunta friulana dal 2001 al 2003 e dal 2008 al 2013.

Pertanto, non è un caso se il segretario della Lega conti molto sul voto di domenica sia per riaffermare il proprio status di leader del centrodestra, che per ricevere la definitiva legittimazione a mettere fine alla paralisi per la formazione dell’Esecutivo. Nella visione di Salvini “le percentuali di un Governo tra Pd e 5 Stelle sono pari a zero: è un accordo contro natura e soprattutto una presa in giro agli italiani”, e una nuova battuta d’arresto dovrebbe indurre Luigi Di Maio a scendere a più miti consigli e a bussare nuovamente alla sua porta. Tuttavia, previsioni di questo tipo danno per scontato che nella Direzione del 3 maggio il Partito Democratico rifiuti di sedersi al tavolo con i pentastellati e, soprattutto, continuano a eludere il nodo del veto dell’M5S sulla figura di Silvio Berlusconi, se si pensa che anche oggi Salvini ha escluso l’ipotesi di rompere l’asse con Forza Italia per siglare un’intesa con i grillini.

In definitiva, lo scenario più plausibile è che l’esito pressoché certo delle Regionali in Friuli-Venezia Giulia non avrà ricadute né dirette né indirette su quanto accadrà a Roma una volta trascorso il 1° maggio, e che la nuova puntata delle Amministrative (in attesa del piatto forte del 10 giugno) sarà più che altro utile a confermare l’attuale situazione di primazia del centrodestra nell’assetto tripolare italiano, con il centrosinistra ancora una volta fuori dai giochi, a tal punto che l’obiettivo di Pd e alleati, anziché la difesa dell’Amministrazione uscente, pare essere quello di non finire dietro al Movimento 5 Stelle.