Economia

Non sono tutti evasori quelli che chiedono il condono fiscale

A quanto pare neppure l’attuale governo tecnico-politico ha possibilità di esimersi dall’intervenire sulla questione “condono fiscale” anzi, a giudicare dalle prime indicazioni che trapelano sull’imminente “Decreto Sostegni”, l’approccio sarà più incisivo e corposo che mai. Dovrebbe infatti essere disposto “ex lege” l’annullamento delle cartelle esattoriali dal 2000 al 2015 di valore sino a 5mila euro (addirittura prevedendo il rimborso in favore di chi le avesse già pagate, quasi fantascienza fiscale), nonché la proroga della “Rottamazione ter” e il probabile varo di una “Rottamazione quater”. 

Insomma, pare che dovremo assistere ad un nuovo indirizzo del fisco che dovrebbe concedere benefici con manica molto larga a chi negli ultimi venti anni si è fatto sconti più o meno sostanziosi su tasse e imposte da pagare. A questo punto, però, una domanda sorge più che spontanea: se in buona sostanza ogni governo che si è succeduto a Palazzo Chigi negli ultimi decenni è intervenuto in maniera più o meno massiva in fatto di condoni e stralci vari in materia fiscale – peraltro con l’imprescindibile appoggio del parlamento – perché l’attuale governo, tecnico e di “salvataggio”, si dovrebbe sottrarre a tale logica? 

Volendo indossare i panni dell’avvocato del diavolo che è chiamato a difendere gli odiosi condoni fiscali, abbandonando per un attimo i pregiudizi, un senso agli stessi emanati ed emanandi condoni non si tarda in effetti a trovarlo. In primo luogo, emerge chiaramente che alcuni crediti tributari vantati dallo stato sono troppo “vecchi” e troppo difficili da recuperare. Le originarie persone fisiche e giuridiche debitrici dello Stato possono semplicemente non esistere più, alcuni crediti potrebbero oramai essersi prescritti ed i soggetti passivi di tali imposte potrebbero essere diventati del tutto ed in alcun modo solvibili. 

Altra domanda da porsi diventa per il fisco se vi è ancora convenienza nell’insistere in procedure di riscossione farraginose e dispendiose per lo stato il cui esito negativo è già quasi sempre scontato. La possibile risposta potrebbe essere un “no”.  In seconda battuta, al di là dell’opportunità derivanti dalla stringente tecnica delle procedure di riscossione, sono da evidenziare anche le collegate questioni “etiche”: non si vuole sostenere che il fisco debba essere regolato da principi giusnaturalistici, ma è indubbio che una buona fetta dei soggetti chiamati a poter beneficiare dei condoni non è composta da mega-evasori sconosciuti al fisco, che hanno la villa (abusiva pure quella) su qualche candida spiaggia nostrana e vista yacht di proprietà. 

Più realisticamente una buona percentuale di “debitori dello Stato” è composta da soggetti che hanno omesso di pagare alcuni tributi perché in un determinato momento della loro vita, pur lavorando, non hanno avuto, sic et simpliciter, la materiale possibilità di poter pagare. Le ragioni ed i motivi sono stati tanti e molteplici e per molti la scelta, avendo disponibilità di qualche incasso, era tra il pagare o il cercare di sopravvivere. 

Il fisco, nell’ottica e nel principio della partecipazione di tutti al sostegno della spesa pubblica, ritiene del tutto irrilevanti le difficoltà (spesso incolpevoli) del contribuente e la lotta all’evasione si è sostanziata nell’inasprimento delle sanzioni e gli strumenti sanzionatori teoricamente finalizzati a scoraggiare evasione, elusione e “pratiche scorrette” sono finiti per essere il definitivo colpo di grazia per chi già si trovava allo stremo. 

E qui subentra un terzo punto di riflessione. Quello relativo agli strumenti che il fisco utilizza per contrastare l’evasione fiscale. La legislazione tributaria non ha fatto altro, nel tempo, che inasprire a dismisura le sanzioni da applicare in caso di irregolarità col fisco. Così chi non ha potuto adempiere – anche solo per un determinato lasso temporale – alle proprie obbligazioni col fisco, finisce inevitabilmente per ritrovarsi talmente oberato di debiti con l’amministrazione fiscale che si troverà, nella maggior parte dei casi, impossibilitato a rimettersi in carreggiata. E così lo Stato, pur di recuperare una minima parte di ciò che avrebbe potuto recuperare prima e meglio o, peggio ancora, pur di non rimetterci altre risorse, si ritrova costretto a cedere all’inevitabile e puntuale condono “salvatutti”. 

Forse per evitare in futuro un sempre necessitato ricorso ai “condoni” occorrerebbe intervenire con una strutturale correzione del sistema fiscale in senso realmente progressivo, sopportabile e soprattutto sostenibile dai soggetti economicamente più deboli. 

Un sistema fiscale equo e giustamente proporzionabile al reddito singolarmente prodotto metterà tutti i contribuenti nelle condizioni di pagare con puntualità il dovuto tenuto conto altresì che, un auspicato pareggio dei conti nel  bilancio dello stato sarà possibile non solo inasprendo il potenziale gettito erariale ma anche intervenendo su un taglio delle spese acclaratamente inutili ed improduttive per lo Stato stesso. 

*Studio Viglione-Libretti & Partners