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Chiediamo asilo al politico

Assonidi è scesa in campo contro la chiusura degli asili nido nelle regioni passate in zona rossa. Non è stata infatti accettata di buon grado la decisione del governo di chiudere nidi e scuole dell’infanzia nelle zone rosse. La petizione, lanciata su Change.org, ha raccolto 34mila firme in 48 ore.
Nella petizione viene messo in risalto il fatto che “l’educazione e la scolarizzazione sono l’unico volano per un futuro di sviluppo, gli educatori e gli operatori dei centri educativi per la prima infanzia garantiscono cura e attività ludico didattiche ai bambini in totale sicurezza, i bambini hanno bisogno di stare tra pari in ambienti sicuri e protetti e senza asilo nido e scuola dell’infanzia il lavoro si ferma”.
A sostegno della riapertura dei nidi sono intervenuti anche i sottosegretari all’istruzione Rossano Sasso e Barbara Floridia. Quest’ultima intervistata all’Adnkronos si è soffermata su alcuni temi caldi del mondo della scuola asserendo che “nessun luogo può definirsi sicuro in assoluto, ma il lavoro messo in campo sulle scuole offre ampie garanzie. Nelle scuole vengono rispettate le regole: mascherine, igienizzanti e distanziamento sociale sono la norma”.
Già in data 9 marzo 2021 la Assonidi, Associazione di categoria aderente a Unione Confcommercio Milano, inviò una lettera alla cortese attenzione Prof. Mario Draghi Presidente del Consiglio dei Ministri, Elena Bonetti Ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia Roberto Speranza Ministro della Salute avente come oggetto: proseguimento delle attività in presenza nei servizi educativi 0-3 anni ubicati all’interno delle zone rosse.
La questione fu sottoposta alle istituzioni sottolineandone soprattutto la criticità per moltissime famiglie italiane. E’ stato fatto presente che dallo scorso settembre 2020 i servizi educativi dai zero ai tre anni hanno svolto in presenza le loro attività, anche nelle zone rosse, assicurando un indispensabile servizio di conciliazione vita-lavoro per tutti genitori. In questi mesi migliaia di persone hanno lavorato duramente per far ripartire un settore rimasto fermo per otto mesi, investendo risorse economiche e umane per adeguare strutture e processi organizzativi, tra i quali l’adozione dei cosiddetti “gruppi bolla”, che in molti casi hanno evitato una diffusione incontrollata dei contagi.
E’ stato inoltre effettuato un monitoraggio – relativo al mese di febbraio scorso – condotto tra i servizi all’infanzia del territorio lombardo, il primo in Italia nel suo genere. I risultati hanno evidenziato una sostanziale tenuta delle misure di contenimento attuate, con soltanto 29 casi di positività tra i bambini su un totale di 7708 iscritti, pari allo 0,38% (276 aziende campione). Un riscontro che sarebbe confermato anche su base nazionale.
Alla luce di questi dati, puntualmente condivisi con le Istituzioni, è stato chiesto di rivedere quanto disposto all’art. 43 del DPCM 2 marzo 2021 relativamente ai servizi educativi dell’infanzia, in modo da consentirne il proseguimento in presenza anche in quelle zone che sono o che verranno identificate come “rosse”. Inoltre nella lettera di dieci giorni fa c’era ancora molta fiducia sull’efficacia della campagna vaccinale, che purtroppo ancora oggi appare incerta.
Tuttavia la clamorosa risposta del Governo a questa lettera come si sa è contenuta nel Decreto Legge del 13 marzo 2021, che non solo ha confermato la chiusura degli asili nelle zone rosse, ma ha esteso queste ultime ad altre regioni tra cui il Lazio.