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La violenza sulle donne ai tempi del Covid

La violenza contro le donne è un fenomeno stabile nel tempo, radicato all’interno della nostra cultura. È sintomo di stereotipi, discriminazioni e squilibri. Essa rappresenta una violazione dei diritti umani. Ha effetti sulla salute fisica, mentale, sessuale e riproduttiva della vittima. Le conseguenze possono determinare per le donne isolamento, incapacità di lavorare, incapacità di curare sé stesse o i loro figli. 

I bambini che assistono alla violenza all’interno dei nuclei familiari possono soffrire di disturbi emotivi e comportamentali. Gli effetti di questa violenza, pertanto, si riflettono su tutta la comunità.

La pandemia ha causato un boom di casi di violenza domestica. L’isolamento, la convivenza forzata, l’impossibilità di sottrarsi materialmente alle violenze, ha trasformato la casa di molte donne in una trappola.

Il rapporto Eures sul femminicidio in Italia mette in relazione i numeri dei primi dieci mesi nel 2020 con lo stesso periodo del 2019. Durante i mesi del primo lockdown l’80,8% delle vittime viveva con il proprio assassino, ma molte di loro non denunciavano gli abusi e i maltrattamenti avvenuti nel contesto familiare perché si sentivano sole e isolate in un momento così difficile per tutti che non le ha di certo aiutate. 

Questo dimostra la ragione della temporanea diminuzione dei casi durante il confinamento rispetto ai mesi precedenti. Finito il lockdown da maggio però hanno ripreso ad aumentare (+11%). Inoltre, nel 2020 l’Istat nota la presenza di una quota maggiore di violenze che non hanno una storia pregressa, ma sono state alimentate dalla stretta convivenza nella fase della pandemia.

Proteggere e incoraggiare le donne a denunciare è stato uno degli obiettivi del Codice Rosso entrato in vigore il 9 agosto 2019, una legge a tutela delle donne e dei soggetti deboli che subiscono violenze e maltrattamenti. Presentata durante il governo Conte dal ministro della giustizia Alfonso Bonafede, la legge apporta ulteriori modifiche al codice penale introducendo nuovi reati come il reato di sfregio del volto e il Revenge porn (diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate).

Tra il primo agosto 2019 e il 31 luglio 2020 per i nuovi reati introdotti dal Codice Rosso sono state aperte in tutto 3.932 indagini. La violenza sulle donne è espressione del potere diseguale fra uomini e donne. Il codice rosso non è capace di risolvere ogni problema, è fondamentale, dunque, un approccio sinergico, finalizzato alla costruzione di una nuova cultura di genere che deve essere diffusa a tutti i livelli della nostra società  per smantellare la dimensione gerarchica insita nella relazione tra i sessi come causa primaria della violenza maschile contro le donne.