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Focus / Il diritto di cittadinanza in Italia

Si torna a parlare di Ius Culturae e Ius Soli da quando il neo eletto Segretario del PD Enrico Letta li ha proposti come punti programmatici chiave per il suo mandato. Ma cosa cambierebbe se la proposta di Letta entrasse in vigore? Cosa sono e quali diritti implicano lo Ius Soli e lo Ius Culturae, rispetto alla vigente normativa italiana in merito ai diritti sull’acquisizione della cittadinanza? Quali e quante persone beneficerebbero della riforma? Proviamo a fare un excursus su dati, leggi vigenti e iter delle proposte.

I NUMERI. (fonte: portale Immigrazione Ministero Lavoro) La disciplina in materia di cittadinanza fa oggi capo principalmente alla legge 91 del 1992, quando in Italia gli immigrati erano poco più di 300.000. Ad oggi nel nostro Paese si contano 5,3 milioni di immigrati, di cui 3,8 milioni sono extracomunitari, 2/3 dei quali lungo soggiornanti. Per quanto riguarda i minori stranieri in Italia, essi sono circa 1,1 milione. Di questi: circa 340.000 sono neo comunitari e non hanno il problema della cittadinanza italiana; 400.000 l’ hanno già ottenuta per effetto indotto da quella richiesta dai genitori. C’è da aggiungere che molti genitori stranieri non chiedono di diventare cittadini italiani, perché 40 paesi di origine non riconoscono la doppia cittadinanza e prendere quella italiana significa perdere il diritto a quella di origine. Le proposte di riforma sulla cittadinanza avanzate da Letta riguarderebbero, dunque, circa 360.000 bambini stranieri (non comunitari).

LA NORMATIVA VIGENTE. La normativa attuale, come detto, risale alla Legge Martelli del ’92, secondo la quale la cittadinanza italiana viene acquisita di diritto alla nascita, se almeno uno dei due genitori è cittadino italiano (vale anche per chi viene adottato). Segue, dunque, il principio del cosiddetto “iure sanguini”.
Inoltre, i figli di cittadini stranieri che nascono in Italia e vi risiedono legalmente e ininterrottamente fino al compimento della maggiore età possono, entro un anno dal compimento dei 18 anni, dichiarare di voler acquisire la cittadinanza.

Sono contemplate poi altre modalità di acquisizione della cittadinanza – ma che non riguardano i minori – come la cittadinanza per matrimonio o per stranieri residenti in Italia da almeno dieci anni in possesso di determinati requisiti (per esempio avere redditi sufficienti al sostentamento). Se poi i genitori stranieri sono diventati cittadini italiani, anche il figlio minorenne con essi convivente lo diventa automaticamente.

LO IUS SOLI. Lo Ius Soli definito “puro” prevede che chi nasce nel territorio di un certo Stato ottenga automaticamente la cittadinanza: ad oggi è valido per esempio negli Stati Uniti, ma non nei Paesi Europei.
L’ordinamento italiano riconosce il criterio dello Ius Soli in casi residuali: se si nasce sul territorio italiano da genitori apolidi o se i genitori sono ignoti o non possono trasmettere la propria cittadinanza al figlio secondo la legge dello Stato di provenienza.

Da anni, la Sinistra italiana avanza proposte di legge, ognuna con diverse sfumature, sullo Ius Soli come forma di civiltà e integrazione che però non hanno avuto successo: fu Livia Turco nel 1999 (quando era ministra degli affari sociali) per prima a suggerire una riforma della legge sulla cittadinanza per gli stranieri residenti. Tra gli altri, a tirar fuori l’esigenza di introdurre il principio dello Ius Soli è stato il predecessore dell’attuale Segretario PD, Nicola Zingaretti, che nel 2019 ha firmato in diretta TV, durante il programma “Piazzapulita”, un contratto per lo Ius Soli, dichiarando “Avrò il coraggio di dare all’Italia finalmente una legge che regoli l’immigrazione”.

LO IUS CULTURAE. Tornando indietro di qualche anno rispetto a Zingaretti, durante il Governo Renzi, il 13 Ottobre del 2015, la Camera dei Deputati ha approvato un testo unificato (il ddl 2092) di iniziativa popolare, che tuttavia non ha completato il proprio iter al Senato. Il provvedimento prevedeva l’estensione dei casi di acquisizione della cittadinanza per nascita – lo Ius Soli appunto – e a fianco ad esso, l’introduzione di una nuova forma di acquisto della cittadinanza a seguito di un percorso scolastico: lo Ius Culturae.

Secondo quest’ultimo principio, può ottenere la cittadinanza il minore straniero, nato in Italia o entrato nel nostro Paese entro il 12esimo anno di età, purché abbia frequentato regolarmente per almeno cinque anni uno o più cicli di studio o seguito percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali per conseguire una qualifica professionale. Tra le novità legate allo Ius Culturae rientra il merito: è necessario che il ciclo delle scuole primarie sia superato con successo.

Un principio che, in sostanza, dà una centralità alla scuola e alla cultura italiana, secondo il quale vengono premiate le partecipazioni ai percorsi scolastici inserendo la cittadinanza come strumento rivolto a contrastare l’ abbandono scolastico che per i minori stranieri è di tre volte superiore a quello degli italiani.