Attualità

Sui pass vaccinali il Garante privacy tira le orecchie al Governo

La previsione contenuta nell’art. 9 del c.d. DL “riaperture” riguardo la creazione dei “certificati verdi” in grado di attestare l’avvenuta vaccinazione di un soggetto così da consentirgli di circolare liberamente su tutto il territorio nazionale presenta notevoli profili di rischio sotto il punta di vista privacy. A dirlo è lo stesso Garante per la protezione dei dati personali che, qualche giorno fa, ha inviato un avvertimento formale al Presidente del Consiglio, Mario Draghi, e a tutti i ministeri per le valutazioni di competenza.

Secondo l’Autorità di piazza Venezia, se non opportunamente modificata, la validità e il funzionamento dei green passprevisti per la riapertura degli spostamenti durante la pandemia non garantirebbe una base normativa idonea per l’introduzione degli stessi pass vaccinali. Da qui la necessità di un necessario un intervento urgente a tutela dei diritti e delle libertà delle persone.

Il congegno del nuovo passaporto vaccinale, infatti, sembrerebbe contrastare con quanto previsto dal Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali, per via della mancata definizione delle finalità per il trattamento dei dati sulla salute degli italiani, lasciando così spazio a molteplici e imprevedibili utilizzi futuri. Non verrebbe specificato, inoltre, chi sia il titolare del trattamento dei dati, in violazione del principio di trasparenza, rendendo così difficile (se non impossibile) l’esercizio dei diritti degli interessati (come, ad esempio, in caso di informazioni non corrette contenute nelle certificazioni verdi).

La norma prevista dal DL, così come licenziata dal Consiglio dei ministri, prevederebbe – ancora – un utilizzo eccessivo di dati da esibire in caso di controllo, in violazione del principio di minimizzazione. Secondo il Garante, per assicurare, ad esempio, la validità temporale della certificazione, sarebbe stato sufficiente prevedere un modulo che riportasse la sola data di scadenza del pass, invece che utilizzare modelli differenti per chi si è precedentemente ammalato di Covid o ha effettuato la vaccinazione. Il sistema attualmente proposto, soprattutto nella fase transitoria, rischia, a parere dell’Autorità, di contenere dati inesatti o non aggiornati con gravi effetti sulla libertà di spostamento individuale. Come se non bastasse, a tutto ciò si somma la mancata previsione dei tempi di conservazione dei dati, e nulla si dice a proposito delle misure predisposte per garantire la loro integrità e riservatezza.

Gli uomini dell’autority guidata da Pasquale Stanzione, in conclusione, non lesinano uno shampoo al Governo, rimarcando come tali criticità si sarebbero potute risolvere preventivamente e in tempi rapidissimi se, come previsto dalla normativa europea e italiana, lo stesso governo avesse avviato la necessaria interlocuzione con l’Autorità, richiedendo il previsto parere, senza rinviare a successivi approfondimenti. I risultati della fretta sono stati, come da copione, i gattini ciechi, in questo caso un decreto orbo di un occhio.