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Su condono fiscale Bankitalia e Corte dei Conti tirano orecchie a Draghi

Paese che vai condono che trovi, verrebbe da dire. Ma l’Italia, più che altro, sembra il Paese dei balocchi. Quello che detiene il record di evasione fiscale, 107 miliardi stimati nel 2020, ma anche quello che regala 13 miliardi in sussidi,  difficile dire se destinati effettivamente a bisognosi, per poi ritrovarsi 600mila poveri in più. 

Nel dl sostegni, primo importante decreto dell’era Draghi, uno dei provvedimenti più atteso, complesso e contestato è il cosiddetto condono fiscale. Uno strumento che in Italia, come raccontato da LabParlamento, ha certamente illustri predecessori e, anzi, è dura trovare un governo che non l’abbia proposto per sventolare al popolo dei debitori l’ossicino del condono, come esca elettorale per attrarre qualche consenso. 

E quale condizione migliore che una bella pandemia mondiale per ripresentare in pompa magna un simile progetto? Quello della pace fiscale o rottamazione che dir si voglia è un cavallo dei battaglia per la destra di governo, da Salvini e Forza Italia hanno sempre usato questa proposta per parlare alla pancia degli italiani. E ha destato perplessità che anche un uomo delle Istituzioni come Mario Draghi possa aver accettato un provvedimento del genere che in queste ore ha avuto una sonora bocciatura da Bankitalia e dalla Corte dei Conti, oltre che dall’Inps. 

L’eliminazione delle sanzioni per le irregolarità nelle dichiarazioni 2017 e 2018 delle partite Iva e la cancellazione delle vecchie cartelle fino a 5mila euro “si prospettano come condoni, con le connesse conseguenze in termini di incentivi negativi per l’affidabilità fiscale degli operatori economici e disparita’ di trattamento nei confronti dei contribuenti onesti”, si legge nella memoria inviata dalla Banca d’Italia alle commissioni Bilancio e Finanze del Senato sul decreto Sostegni. 

Una bocciatura senza se e senza ma arriva dal medesimo documento firmato questa volta dalla Corte dei Conti, che ha criticato il condono delle cartelle esattoriali fino a 5 mila euro. Il decreto interviene a favore degli operatori economici con ulteriori slittamenti nei tempi di pagamento di debiti fiscali e l’annullamento di quelli di importo limitato, risalenti al decennio 2000-2010. 

Questa scelta, seppur giustificabile, per la Corte “non appare condivisibile” sia perchè incide in modo significativo sulla futura azione di riscossione dei crediti pubblici ritardando attività operative fortemente condizionate dal requisito della tempestività, sia perchè, si risolve “in un beneficio erogato a un vastissimo numero di soggetti, molti dei quali presumibilmente non colpiti sul piano economico dalla crisi”, generando “disorientamento e amarezza per coloro che tempestivamente adempiono e può rappresentare una spinta ulteriore a sottrarsi al pagamento spontaneo per molti altri”. 

Il decreto interviene a favore degli operatori economici con ulteriori slittamenti nei tempi di pagamento di debiti fiscali e l’annullamento di quelli di importo limitato, risalenti al decennio 2000-2010. Una scelta, spiega la Corte, “che non appare condivisibile: nel primo caso perchè, pur giustificate dalla crisi socio-economica, possono incidere in modo significativo sulla futura azione di riscossione dei crediti pubblici ritardando attività operative fortemente condizionate dal requisito della tempestività; nel secondo perchè, oltre a dare adito a perplessità sul piano della coerenza con le finalità complessive del provvedimento, risolvendosi in un beneficio erogato a un vastissimo numero di soggetti, molti dei quali presumibilmente non colpiti sul piano economico dalla crisi, genera disorientamento e amarezza per coloro che tempestivamente adempiono e può rappresentare una spinta ulteriore a sottrarsi al pagamento spontaneo per molti altri”. 

A bocciare il provvedimento arriva anche la dichiarazione di Pasquale Tridico, presidente dell’Inps che ai microfoni di Sky ha stimato una perdita 2 miliardi sul condono previsto dal Decreto Sostegni. “Quando si parla di questo tipo di provvedimenti – ha aggiunto – si mette in conto che l’istituto e l’Agenzia delle entrate, che sono i principali beneficiari di gettito previdenziale e fiscale, perdono esattamente quel credito che invece vanterebbero altrimenti. La posizione della Corte dei conti e della Banca d’Italia è giustificabile nella pandemia, ma probabilmente non condivisibile proprio per la tenuta dei conti dello Stato”. 

Sullo sfondo il consueto silenzio di Super Mario che dovrà digerire il primo pollice verso di due istituzioni importanti come Bankitalia e Corte dei Conti e allo stesso tempo tenere a freno le mire leghiste su una materia fortemente elettorale.