Economia Politica

Simona Grossi (Greenthesis Group), la green economy è il futuro solo se si investe sulla formazione

È necessario lavorare sodo per migliorare e rendere più efficiente la gestione dei rifiuti: ciò non solo porterebbe all’apertura di nuove posizioni lavorative, ma farebbe anche aumentare la competitività del Paese. Poi, si dovrebbe agire a livello istituzionale mettendo in piedi una grande azione di snellimento, con poche e chiare regole che consentano un efficientamento dei processi”. A parlare è la dottoressa Simona Grossi, Vicepresidente Esecutivo di Greenthesis S.p.A., Gruppo leader nel panorama nazionale ed estero nel settore del trattamento, recupero, smaltimento e valorizzazione, anche energetica, dei rifiuti, oltre che nel settore delle bonifiche ambientali.

Dottoressa Grossi, recentemente come Greenthesis Group avete presentato il volume “Tutto Ruota. A scuola di economia circolare”, all’interno del quale si segnala che da oggi al 2023 ogni 5 nuovi posti di lavoro creati in Italia uno sarà nelle aziende ecosostenibili. Cosa significa questo?

“Questo dato rappresenta la previsione occupazionale legata allo sviluppo dell’Economia Circolare nel Paese. Attenzione, però, si tratta di posti di lavoro che si creeranno e che, dunque, ancora non esistono, ma potranno generarsi man mano, appunto, che l’economia si trasformerà e diventerà circolare. Ho voluto precisare questo aspetto perché ci sono alcune evidenti lacune che vanno colmate affinché questa previsione possa trovare una realizzazione concreta come, ad esempio, l’assenza di percorsi formativi che portino ad avere delle competenze specialistiche, la perdurante presenza di una legislazione ancora stratificata e poco omogenea, l’eccesso di burocrazia, la difficoltà di accesso al credito per le aziende”.

Sta dicendo che in Italia non abbiamo ancora raggiunto una piena consapevolezza dell’importanza della green economy?

“Intendo dire che quando si parla di Green Economy bisogna sottintendere anche il sostegno alle sfide climatiche, ecologiche e sociali, sostegno che deve arrivare dallo stimolo e dallo sviluppo costante della circolarità nell’economia nazionale. Dunque, il rilancio dell’economia in ottica circolare e il ripensamento dell’intera società in tal senso vanno ad essere presupposti fondamentali affinché si avveri questo favorevole dato occupazionale. Solo a quel punto potranno essere creati dei posti di lavoro “aggiuntivi” nei settori proficuamente impattati, tramite rifabbricazione, riuso, riciclo, terziariarizzazione, bio-economia, dall’avvento dell’Economia Circolare e, mi creda, sono tanti. Importantissimo, infine, sarà l’orientamento degli investimenti e dei fondi strutturali e di sviluppo, che sempre di più dovranno dirigersi a favore di questa nuova progettualità circolare”.

L’emergenza sanitaria globale ha riportato al centro i temi green, come occasione di sviluppo e rilancio dell’economia. Sarà la volta buona per favorire nel nostro Paese un approccio, anche culturale, diverso?

“È necessario lavorare sodo per migliorare e rendere più efficiente la gestione dei rifiuti: ciò non solo porterebbe all’apertura di nuove posizioni lavorative, ma farebbe anche aumentare la competitività del Paese. Poi, si dovrebbe agire a livello istituzionale mettendo in piedi una grande azione di snellimento, con poche e chiare regole che consentano un efficientamento dei processi. In ultimo, si dovrebbe pensare a un’azione a livello degli operatori del settore affinché siano incentivati a investire nella ricerca e sviluppo di nuove soluzioni tecnologiche (specificatamente impegnate nel green business) e nell’implementare il know-how aziendale. In questo modo si getteranno le basi affinché nascano, anche sotto il profilo culturale, tanti nuovi valori di riferimento e, anche ai professionisti già esistenti, verrà chiesto di reinventarsi, in ogni settore, proprio alla luce di questo nuovo corso. Perché tutto questo avvenga c’è bisogno, già da oggi, di formazione, informazione, organizzazione e supporto non solo a livello nazionale o europeo, ma globale”.

Il Governo Draghi ha dato il via libera al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Una parte importante delle risorse andranno a investimenti green: idrogeno verde, energie rinnovabili, ciclovie, rimboschimento e riciclo dei rifiuti. Come giudica questo provvedimento?

“Solo agendo in ogni singolo settore e investendo della strutturazione di prodotti e processi produttivi che riducano gli impatti in misura importante, in linea con i traguardi internazionali, sarà possibile la riconversione ecologica. Gli investimenti, inoltre, devono andare anche nella direzione dell’agricoltura (sostenibile e di precisione) per ricercare una sempre maggiore armonia con l’ambiente circostante riconoscendo e accettando, però, la nostra vocazione industriale. A cornice di tutto questo processo, e così arriviamo anche alle considerazioni sul Pnrr, bisogna mettere al centro la persona. L’istruzione, tramite il miglioramento dei percorsi formativi, e la ricerca, tramite l’implementazione delle ricerche in sinergia con il mondo delle aziende e quello istituzionale, sono le basi imprescindibili per colmare il nostro deficit di competenze”.