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Home Esteri

Onu / Disagio psichico e malnutrizione, la salute dei rifugiati a rischio nel post covid

Redazione LabParlamento di Redazione LabParlamento
05 Luglio 2021 07:56
in Esteri, Mondo, Sanità
Tempo di lettura: 3 minuti
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Onu / Disagio psichico e malnutrizione, la salute dei rifugiati a rischio nel post covid
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La malaria si conferma la causa principale di malattia tra i rifugiati nel 2020, mentre il disagio psicologico causato dal COVID e la malnutrizione acuta rappresentano le principali minacce alla salute e al benessere dei rifugiati, secondo i dati rilasciati dall’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, in occasione del suo Annual Public Health Global Review.

In un anno segnato dalla pandemia, l’obiettivo principale dell’UNHCR è stato di promuovere l’inclusione dei rifugiati nei piani nazionali di risposta al COVID-19. L’Agenzia ha anche lavorato per sostenere i sistemi sanitari nazionali procurando dispositivi di protezione personale, altre attrezzature come concentratori di ossigeno, tamponi e medicinali, e aumentando la capacità delle unità di terapia intensiva in paesi come il Libano e il Bangladesh.

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All’inizio della pandemia, tra le restrizioni al movimento e la paura del contagio, l’accesso dei rifugiati alle strutture sanitarie è stato significativamente ridotto. Tuttavia, sono stati fatti degli adeguamenti per assicurare ai rifugiati un accesso sicuro ai servizi essenziali. Quando le chiusure e le restrizioni si sono attenuate, l’uso dei servizi sanitari è stato in gran parte ripristinato.

“Abbiamo lavorato per ridurre l’affollamento negli ambulatori, per trovare alternative all’erogazione di servizi, come il follow-up da remoto, e, soprattutto, per tenere informate le comunità di rifugiati”, ha detto Sajjad Malik, direttore della Divisione Resilienza e Soluzioni dell’UNHCR. “Sono stati necessari sforzi particolari per assicurare la continuità dei servizi sanitari materni e neonatali, così come dei servizi di salute mentale, dato che la resilienza dei rifugiati è stata messa a dura prova dal COVID-19”.

Complessivamente, lo scorso anno l’UNHCR ha sostenuto l’accesso a servizi completi di assistenza sanitaria primaria ed il rinvio alle cure secondarie e terziarie in 50 paesi, ospitando 16,5 milioni di rifugiati.

Nel 2020, 112.119 bambini sono nati vivi in 159 campi di rifugiati in 19 paesi – un livello simile al 2019. Le morti neonatali hanno rappresentato una percentuale significativa dei decessi tra i bambini sotto i cinque anni e la mortalità materna ha continuato a destare preoccupazioni nella maggior parte dei paesi in cui opera l’UNHCR. Troppe donne rifugiate hanno continuato a morire per complicazioni legate alla gravidanza che sono prevenibili e curabili. L’UNHCR lavora per sostenere gli ambulatori fornendo personale qualificato, medicine e attrezzature, al fine di gestire le emergenze ostetriche, e salvare madri e neonati.

Come nel 2019, la malaria è stata la singola causa più comune di morbilità riportata tra i rifugiati (20%), seguita dalle infezioni del tratto respiratorio superiore e inferiore. Per combattere la malaria, l’UNHCR e i partner lavorano per garantire l’accesso alla diagnosi precoce e alle cure, e aiutano le comunità a trovare modi per ridurre l’esposizione alle punture di zanzara, anche attraverso la fornitura di zanzariere trattate con insetticida, e sostengono anche misure ambientali per ridurre i luoghi di riproduzione delle zanzare.

La malnutrizione acuta rimane un problema sanitario significativo in molte operazioni dell’UNHCR. L’inizio della pandemia ha comportato restrizioni agli spostamenti e l’UNHCR, in collaborazione con i partner, ha dovuto rivedere l’erogazione di programmi di nutrizione per garantire sia la continuità delle cure che le misure di mitigazione del COVID-19.

Ad esempio, i programmi di alimentazione terapeutica e supplementare hanno contribuito a colmare il divario nutrizionale di bambini, donne e altre persone con esigenze nutrizionali specifiche, come quelle affette da HIV e/o tubercolosi. Per continuare questi programmi, l’UNHCR ha preposizionato le forniture per consentire l’approvvigionamento di razioni per una durata più lunga e ridurre la frequenza delle visite agli ambulatori. Inoltre, l’Agenzia ha aumentato i giorni di distribuzione per ridurre l’affollamento. In luoghi come il Ciad meridionale e il Rwanda occidentale, l’UNHCR ha anche fornito consigli via radio e telefono sulle pratiche di alimentazione raccomandate per neonati e bambini piccoli.

“Poiché siamo nel secondo anno della pandemia di COVID-19, sono necessari finanziamenti per sostenere la risposta pandemica a sostegno dei sistemi nazionali”, ha detto Malik. “Tuttavia, questo non deve avvenire a discapito dell’accesso ad altri servizi sanitari essenziali. Nel complesso, è necessario un investimento molto più ampio, per garantire che i rifugiati – proprio come tutti gli altri – possano godere del diritto alla massima salute fisica e mentale raggiungibile”.

Tags: covidOnuunhcr
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