Politica

Chi si oppone al Green Pass merita rispetto

A cura del dott. Raffaele Avallone*

Il problema è maledettamente serio. Ecco perché ritengo sbagliato, oltre che pericoloso, criminalizzare i no vax o anche solo considerarli irresponsabili o incoscienti.

Se solo a Roma, oltre 10 mila cittadini scendono in piazza, pacificamente, per protestare contro il green pass, vuol dire che c’è nel Paese un sentimento di rabbia contro misure avvertite come coercitive e lesive delle proprie libertà personali. 

L’assenza di bandiere di partito e lo sventolio del solo tricolore testimonia una trasversalità di pensiero che rifiuta di essere ingabbiato nei soliti schemi politici di destra e sinistra.

Gli atti di violenza vanno condannati sempre, ma l’assalto alla CGIL poteva essere evitato perché preannunciato urbi et orbi dagli stessi assalitori in largo anticipo. Perché, ci domandiamo, non è stata adeguatamente presidiata la sede del sindacato?

A pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina, diceva Andreotti.

E così non sapremo mai cosa avessero da dirci quei 10 mila, costretti a tornarsene a casa delusi ed ancora più repressi. E questo è un male.

Ed allora provo a dire io, che sono vaccinato, ciò che i manifestanti non hanno potuto dire.

Gli italiani sono divisi in due categorie: chi ha paura del virus e che è la stragrande maggioranza, e chi ha paura del vaccino. Tralascio la piccola frangia di negazionisti e complottisti.

Dunque, tutti gli italiani hanno paura. Con la differenza che chi ha paura del virus risolve il suo problema vaccinandosi, chi invece ha paura del vaccino non ha altra scelta che opporsi all’obbligo vaccinale, perché di obbligo in realtà si tratta, anche se non previsto da alcuna norma. 

Nessuno può infatti negare che senza vaccino non puoi avere il green pass e quindi non puoi andare al bar, al ristorante, al cinema, a teatro, allo stadio, in palestra, a scuola e anche a lavoro. Praticamente non puoi uscire di casa. 

Ed allora mi domando: chi, se non il governo, avrebbe dovuto convincere milioni di italiani a non avere paura del vaccino?

Ed invece abbiano assistito ad un balletto di informazioni contraddittorie e confliggenti che la paura, anziché toglierla, hanno finito per alimentarla.

Mi riferisco a quanto è stato raccontato sul vaccino Astra Zeneca. Mi riferisco alle notizie di persone che dopo il vaccino sono morte o sono finite all’ospedale con problemi anche seri. E mi riferisco anche ai casi di persone che nonostante due dosi di vaccino iniettate sono state lo stesso colpite dal virus e sono decedute. 

Dunque, è la paura che accomuna sia chi è a favore, che chi è contro il vaccino. 

Ma la paura del vaccino non si supera ascoltando i soliti politici, giornalisti e virologi che, come i Proci a casa di Penelope, occupano da oltre un anno, tutte le sere, gli spazi televisivi ripetendo frasi del tipo: il green pass è come il biglietto che serve per viaggiare o come la patente per guidare o l’assicurazione auto per circolare; oppure che la libertà di una persona finisce dove comincia quella di un’altra e che se ci vacciniamo tutti alla fine il virus sarà sconfitto. 

Assolutamente no. Chi non paga il biglietto del treno, o non paga l’assicurazione della propria auto, non lo fa certo perché ha paura ma perché non vuole spendere soldi. Così come chi guida senza patente non lo fa perché ha paura della patente ma perché non è ancora maggiorenne o non ha superato l’esame di guida o perché è semplicemente matto.

Voglio dire che chi non si vaccina non lo fa per ragioni economiche o perché vuole danneggiare gli altri, ma semplicemente perché ha una paura matta del vaccino e, come dice Don Abbondio nei Promessi Sposi “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare!”

Chi non si vaccina non vuole che il virus che non è riuscito ad entrare dalla porta principale, grazie ad un buon sistema immunitario (come nel caso di chi è stato contagiato e nemmeno se ne è accorto), possa entrare comodamente dalla finestra attraverso il vaccino che egli stesso andrebbe ad iniettarsi.

Chi non si vaccina teme anche che, se non subito, magari tra uno o cinque anni, proprio il vaccino potrebbe causare disturbi e malattie anche gravi. Nessuno ha escluso questa possibilità perché nessuno ha certezze, 

Ed allora il governo non ha avuto altra scelta che chiedere a tutti di compiere un atto di fede.

Ma sappiamo che la fede è una precondizione mentale che prescinde dalla ragione e che non richiede elaborazioni logico deduttive. Chi ha fede in Dio non pretende che qualcuno gli dimostri che Dio esiste. Egli crede e basta. Ecco perché si dice che la fede è un dono.

Ed allora chi non vuole vaccinarsi non può essere considerato incosciente o irresponsabile solo perché non ha fede negli scienziati, perché essi sono i primi a non avere certezze su ciò che affermano.

Voglio dire che i no vax non hanno bisogno di qualcuno che li catechizzi, ma di qualcuno che li tranquillizzi.

Soprattutto chi si oppone al sostanziale obbligo vaccinale va rispettato perché la sua decisione è frutto di una tormentata e personale autodeterminazione che respinge omologazioni di sorta. Egli si rifiuta di seguire il pensiero dominante e pone domande. Il problema è che nessuno riesce a dargli risposte convincenti e così, nel dubbio, egli si astiene. 

Non a caso l’età media dei no vax è molto inferiore a quella dei vaccinati. A vaccinarsi sono stati infatti soprattutto gli anziani e chi ha patologie: ossia persone indotte ad avere più paura del virus che del vaccino.

A non volersi vaccinare sono invece soprattutto i giovani ed i giovanissimi che si sono ribellati alle imposizioni dei genitori, e i lavoratori dipendenti che hanno avuto il coraggio di resistere alle minacce di licenziamento dei propri datori di lavoro. Queste stesse persone non vogliono nemmeno accettare l’obbligo di sostituire il green pass con 15 tamponi mensili per poter lavorare, pagandoli di tasca propria. 

Dunque, al punto in cui siamo arrivati, le soluzioni sono due: revocare l’obbligo del green pass che esiste solo in Italia e Francia e in nessun’altra parte del mondo, oppure rendere gratuiti i tamponi accollandosi lo Stato il costo di almeno un miliardo di euro al mese.

Diversamente, se si dovesse decidere di punire i “sans papier”, obbligandoli a pagarsi da soli i tamponi, equiparandoli, di fatto, a degli immigrati clandestini, si aprirebbero le porte a ben altre e pericolose proteste.

Come diceva Orazio, “est modus in rebus”.

* Commercialista – Revisore Legale