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Home Politica

Lettera di un vecchio democristiano in cerca d’autore

Redazione LabParlamento di Redazione LabParlamento
12 Aprile 2021 07:30
in Politica, Sanità
Tempo di lettura: 6 minuti
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Lettera di un vecchio democristiano in cerca d’autore
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*A cura dell’avvocato Giuseppe Libretti

Sono tra quelli che è nato e vissuto sostanzialmente nell’era della Democrazia Cristiana. Ho oramai sessantasei anni ed ebbi a fare studi classici. Mi è stato possibile conoscere ed apprendere i valori presenti nella storia, nelle culture neolatine e greche, i principi della filosofia e la bellezza delle arti. Il conseguimento della laurea in giurisprudenza ne è poi stato il completamento degli studi. Fino al 1994, anno di scioglimento della Democrazia Cristiana, credevo e continuo a farlo, negli insegnamenti cattolici, nell’economia sociale di mercato, nella cooperazione tra le varie classi sociali e soprattutto alle aperture al dialogo.

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Ho sempre ritenuto che la DC fosse unica possibile guida del nostro Paese facendo da punto di equilibrio tra il centro destra ed il centro sinistra. In politica e nella DC si sono avute presenze che hanno caratterizzato fortemente il loro periodo politico e storico quali De Gasperi, Pella Scelba, Fanfani, Segni, Gronchi, Dossetti, La Pira, Aldo Moro, Rumor, Andreotti e tanti altri ancora. Negli anni ’80 la guida del partito si divise tra Forlani e De Mita cui Andreotti fungeva da bilanciamento del peso politico degli avutisi schieramenti. Ma la politica era fatta ed è fatta di uomini e come tale molto spesso riesce a dare il peggio di se stessa. Tangentopoli ne è stato il culmine e la fine.

Dopo il 1994 siamo diventati, almeno quelli come me di puro credo nella democrazia e partecipante al Partito della Democrazia Cristiana, il popolo errante del deserto. Per le scelte dei foderi rimasti a “combattere” dopo tangentopoli la nostra transumanza, cercando quell’erba fresca per nutrire il nostro vecchio animo di DC, ormai privi di qualsivoglia porto sicuro, siamo rimasti guidati dal nostro “libero arbitrio” e così siamo approdati, o forse le aspettative riposte in quei “foderi”, ci hanno fatto approdare in altro.

Si pensi che dall’originario storico Partito Popolare Italiano, fondato da Luigi Sturzo, si passò, dopo la seconda guerra mondiale, alla Democrazia Cristiana ed era anche il tempo del Partito Comunista Italiano, del Partito Socialista Italiano, del Partito Liberale Italiano, del Partito Repubblicano Italiano, del Partito d’Azione e del Partito Democratico del Lavoro senza poi dimenticare il Partito Socialista Democratico Italiano, il Partito Liberale ed il Movimento Sociale Italiano.

Da quella lontana origine si giunse poi allo scioglimento nel 1994 della Democrazia Cristiana. Una presa d’atto di una fine dettata dall’opera degli uomini ma non dai valori e dal credo di cui il partito ne era stato portatore. Da allora la fantasia di ogni singolo non ha avuto limiti dovendosi confrontare e trovare “una nuova casa” in cui credere. Le scelte e le denominazioni furono varie e varie potevano essere i singoli approdi per quanti credevamo ancora nei cosiddetti “vecchi valori”.

Le offerte furono la nascita del Partito Popolare Italiano, cui si contrapponeva il centro Cristiano Democratico e la nuova proposta proveniente dalla nascita di Forza Italia e dal Polo delle Libertà. Il Partito Popolare Italiano divenne l’Ulivo. Gli originari democristiani si sono così oggi trovati ad essere a fianco o in Forza Italia, o nell’Unione di Centro o nel Partito Democratico. Mentre il nostro popolo di democristiani del primo momento errava, non trovando più attuali e consoni i valori che portavano le idee di aggregazione riposte nei partiti, sono poi sorte altre realtà come la Lega il Movimento Cinque Stelle ed altro.

I partiti prima non dimenticavano nella dicitura di rimarcare l’essere “Italiano” ora tutti ne rifuggono come un qualcosa da cui è meglio non rinvangare. Io mi sono così trovato, da quel Democristiano di fede e credo politico che ero, a votare sostanzialmente come avevano sempre votato i comunisti di cui non avevamo mai condiviso ideali, principi politici, scelte ed impostazioni. Oggi il PD ha richiamato a gran voce Enrico Letta che con 860 voti su 866 dei partecipanti all’Assemblea, è stato eletto segretario. Mi chiedo il perché, anche all’indomani del discorso programmatico che ha tenuto e dichiarato dove vorrebbe portare il partito e questa nostra Italia, è stato richiamato a furore del loro popolo.

Letta non era lo stesso Letta che quegli stessi che oggi lo hanno incoronato lo mandarono via quando rivestiva già una maggior carica politica e che poi ha ingenerato, con la sua decapitazione, anche un nuovo ed inquietante scenario degli schieramenti politi presenti in parlamento? Non posso riconoscermi, per quel che ero e che oggi sono, nel PD sia per le idee politiche che vanno esprimendo, sia per gli esponenti e le compagini di cui è composto. Non posso riconoscermi nell’immaturità politica di altri partiti per carenza di idee ed espressione di principi democratici. Non posso riconoscermi in quanti continuano a dire tutto ed il contrario di tutto credendo di dire ciò che il “popolo”, ritenuto forse ignorante, ritengono che vuole sentirsi dire.

Ora è il tempo che i soggetti esponenti della fede comunista fanno gli intellettuali ed i filosofi (da Bertinotti in poi è stato anche difficile comprenderli) e per quanti come me, anche da democristiani, andavano volentieri e per cultura ad ascoltare i comizi di Berlinguer ed anche di Almirante diventa oggi troppo cercare di comprenderli. I sedicenti centristi non riescono a trovare il loro centro, i populisti si affidano alla tecnologia per dichiarare le loro adottate scelte senza che vi sia nessuno che ne possa verificare l’esatto risultato (poca cosa se in fondo ancora oggi si discute se in Italia realmente a vincere il referendum fu la Repubblica o no), altri dicono sempre ciò che è di attualità e di moda ma non trovano la forza ne il modo di attuare ciò che dicono, sia quando stanno al governo che quando risiedono in opposizione.

Così siamo giunti di nuovo ai vecchi sistemi di “pentapartito”, tutti insieme e tutti contenti prendendo a sostegno della scelta la problematica di turno (oggi ne abbiamo una, la pandemia, veramente grande e disastrosa) ma con moltissimi soldi da spendere e tanti debiti da non poterne poi rendere conto. Unica ad essere unica che si è trovata in minoranza è la destra e, cosa del tutto italiana, pur facente parte di una coalizione politica che sta al governo si è trovata da sola in minoranza. Cose difficile da capire e quindi impossibili da spiegare.

In tutto questo sono sempre tra quelli che sono nati e vissuti sostanzialmente nell’era della Democrazia Cristiana, che hanno fatto studi classici e che gli è stato possibile conoscere ed apprendere i valori presenti nella storia, nelle culture neolatine e greche, i principi della filosofia e la bellezza delle arti. Ora credo di dovermi preoccupare di me stesso perché ancora vado pensando ai valori democratici mente tutto intorno in questo mondo ed in Italia, si muore, le persone soffrono per non aver possibilità di sopravvivenza, la burocrazia stronca e rallenta ogni possibile anche piccolo intervento risolutivo di un qualcosa.

Oggi con la pandemia in atto non si riesce a tener il conto di quante persone sono morte, in Italia e nel mondo, di quante hanno perso tutto nei necessitati interventi di chiusura totale, nella ricercata speranza e possibilità di puntare tutto sulla vaccinazione totale. Da buoni italiani siamo riusciti come sempre a ingarbugliare anche la possibile campagna di vaccinazione. Discutiamo del perché, se pur dispiace che sia successo e tutti ne abbiamo percepito lo sgomento ed il dolore, ci siano probabili dubbi che alcune decine di persone siano morte a causa del vaccino e abbiamo perso di vista e bloccato l’unica strada che possa portare ad evitare che ogni giorno in Italia muoiano una media di cinquecento persone e che la sanità, il personale medico e paramedico, sia ormai allo stremo delle proprie forze e che nel mondo i morti ogni giorno si contino a migliaia.

Che cosa faccio e cosa si può fare. In politica ogni singolo non potrà fare più nulla. Non lo dico per attenuare le eventuali proprie colpe ma perché sono convinto che veramente siamo nelle condizioni di non poter fare più nulla. Le strutture politiche al potere derivanti oggi da circoli, associazioni, movimenti, leghe, beghe ed altro hanno messo mano al sistema di partecipazione abolendo le strutture partitiche e proponendosi come unici designatari di se stessi e dei candidati che vogliono a fare da corona.

La democrazia partecipativa in tale sistema ritengo che sia messa peggio della mia vecchia Democrazia Cristiana che, allo stato, è da considerare e prendere atto che è ormai morta. Pensando poi sul se e su quando ne usciremo da questo stato di cose e dalle attuali infinite problematiche mi appare alla mente uno spettacolo disastroso. Immagino la terra come in quei films che la rappresentano in uno scenario post bomba atomica o dopo la caduta di un asteroide proveniente da non so dove ed apparso all’improvviso e che è impattato senza alcuna possibilità di evitarne i danni.

Non voglio comunque accettare questo mio modo di prospettazione del futuro perché nella vita ho creato una famiglia che si è anche andata espandendo, credo ancora nell’amicizia e nei valori quali il rispetto degli altri e le possibilità di giungere per tutti ad una esistenza migliore. Ciò mi induce a sperare in un futuro migliore che sia per tutte le generazioni presenti e future ricco di grandi opportunità avendo la sicurezza che sapranno dare il meglio di loro stessi e trovare ogni valida soluzione ai problemi che non si è fino ad oggi riuscito a risolvere.
Un vecchio democristiano in cerca d’autore

Tags: democrazia cristianaEnrico Letta
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