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Home Società

Le donne pagano la crisi e gli uomini si consultano

Giovanni Coletta di Giovanni Coletta
07 Febbraio 2021 07:40
in Società
Tempo di lettura: 2 minuti
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Le donne pagano la crisi e gli uomini si consultano
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A settantacinque anni dall’introduzione del suffragio universale in Italia la disparità uomo donna è un tema importantissimo e sempre al centro di ogni dibattito. Oggi, in questo lungo periodo di crisi che stiamo attraversando a causa della Pandemia, tale differenza emerge ancora di più nel mondo de lavoro.

Al riguardo i dati pubblicati recentemente dall’Istat non sono per niente confortanti, anzi forniscono una fotografia drammatica della condizione femminile. La crisi, dunque, colpisce sempre più duramente le donne. Secondo l’Istat, a dicembre gli occupati, nonostante il blocco dei licenziamenti sono diminuiti di 101.000 unità: 99.000 sono donne e appena 2.000 uomini. 

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Nei dodici mesi del 2021 il saldo negativo di 444.000 unità è composto da 312.000 donne e 132.000 uomini. Sono certamente numeri preoccupanti che fanno emergere sempre di più un gap che invece di essere colmato sembra addirittura che stia aumentando. La preoccupazione, infatti, è che al termine del blocco dei licenziamenti attualmente previsto per il 31 marzo 2021, qualora non si dovesse intervenire in via preventiva con altri provvedimenti, tale forbice sarà destinata ad allargarsi. 

Sono stati messi in piedi numerosi provvedimenti a tutela dell’occupazione femminile e in particolare in tema di disparità. Il Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali ha introdotto l’obbligo per le aziende pubbliche e private che occupano più di 100 dipendenti di redigere e inviare, con cadenza biennale, un rapporto sulla situazione del personale maschile e femminile.

Tale documento deve contenere le informazioni relative a ognuna delle professioni, allo stato delle assunzioni, alla formazione, alla promozione professionale, ai livelli, ai passaggi di categoria o di qualifica, ad altri fenomeni di mobilità, all’intervento della CIG, ai licenziamenti, ai prepensionamenti e pensionamenti, alla retribuzione effettivamente corrisposta (art. 46 del d.lgs. 11 aprile 2006, n. 198).

La mancata trasmissione comporta l’applicazione di sanzioni e, nei casi più gravi, può essere disposta la sospensione per un anno dei benefici contributivi eventualmente goduti dall’azienda. Anche in ambito manageriale la situazione mette in evidenza degli squilibri. A metterlo in evidenza è un rapporto pubblicato dall’Osservatorio del mercato del lavoro e competenze manageriali di 4.Manager: mancanza di leadership femminile e maggiori incentivi economici per tutelare la maternità, sono alcune tra le tante criticità emerse nello studio. E’ stato addirittura stimato che in assenza di provvedimenti che possano cambiare radicalmente gli equilibri, ci vorranno almeno sessant’anni per raggiungere la parità sul lavoro.

Si auspica che tale previsione non si avveri nei termini previsti, ma al contrario che il gap si possa abbattere in tempi rapidi. Sappiamo che il divario affonda le sue radici nel passato e ciò che risulta urgente più di ogni legge o provvedimento è un cambio di mentalità da parte di tutti non più prorogabile.

Tags: disoccupazionedonneIstatLavorolavoro felavoro femminilepari opportunità
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