Economia

In Italia la transizione energetica è pura utopia

Per la prima volta in Europa la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ha superato quella proveniente da fonti fossili (carbone, gas e olio combustibile). E’ quanto emerge dal rapporto di Agora Energiewende-Ember. Complessivamente l’elettricità generata dalle rinnovabili ha raggiunto complessivamente la quota del 38% (nel 2019 era del 34,6%) mentre l’elettricità prodotta da fonti fossili si attesta sul 37%.

In particolare aumenta l’energia elettrica generata dall’eolico (+9%) e dal sole (+15%). Tuttavia il processo di transizione verso le energie pulite procede troppo lentamente per consentire l’abbattimento del 55% (rispetto al 1990) dei gas serra entro il 2030 e del 100% entro il 2055, come previsto dalla Commissione UE nell’ambito del European Green Deal. Contemporaneamente la produzione di carbone nel 2020 è diminuita del 20% rispetto all’anno precedente e si è dimezzata rispetto al 2015. Diminuisce anche il nucleare (-10%).

In Italia le due fonti verdi sono cresciute solamente dell’1%, contro una media Europea del 10%. Mentre la produzione energia elettrica derivante da fonti fossili è diminuita del 24% rispetto al 2019. Complessivamente la transizione in Italia ancora non è avvenuta poiché il rapporto tra fossili è rinnovabili è ancora del 57% contro il 43%.

Dunque la scelta di Mario Draghi di istituire un Ministero per la Transizione Ecologica appare indispensabile per poter creare una cabina di regia in grado di gestire un percorso cosi delicato e piuttosto in salita. Anche sul fronte del superbonus, quello del 110% per intenderci, si cerca di andare nella direzione green; infatti Legambiente e Kyoto Club chiedono di escludere i benefici fiscali per le caldaie a gas e chiedono che dal 2025 si installino solo impianti a rinnovabili.

In realtà appare in salita anche il futuro della mobilità green in particolare riguardo la produzione di auto elettriche. Si sente ancora l’eco delle dichiarazioni del Presidente della Toyota, Akio Toyoda, il quale ha affermato chiaramente che «l’attuale modello di business dell’industria automobilistica rischia di crollare se il settore passerà ai veicoli elettrici troppo in fretta», lanciando anche l’allarme che se tutte le auto funzionassero con energia elettrica il Giappone resterebbe senza l’elettricità durante il periodo estivo.

Sono dunque necessari massicci investimenti infrastrutturali altrimenti il modello di business dell’industria automobilistica è destinato a collassare. E se Atene piange Sparta non ride. Secondo alcune indiscrezioni che danno per imminente la decisione del Governo britannico di vietare la vendita di auto con motorizzazione tradizionale benzina e diesel dal 2030 stanno generando molte polemiche soprattutto legati a una infrastruttura di ricarica inadeguata. Un’analisi diffusa dalla SMMT (Society of Motor Manufacturers and Traders) stima che gli investimenti necessari per adeguare la rete di ricarica dei veicoli elettrici del Regno Unito ammonta a 18,6 miliardi di euro. Forse è meglio dire “If Tokyo cries but London doesn’t laugh.