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Home Esteri

“Il voto elettronico avvicina i cittadini alla democrazia”. L’intervista al Vicepresidente dell’Europarlamento Fabio Massimo Castaldo

Alessandro Alongi di Alessandro Alongi
25 Settembre 2018 07:22
in Esteri, Europa, Interviste
Tempo di lettura: 3 minuti
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“Il voto elettronico avvicina i cittadini alla democrazia”. L’intervista al Vicepresidente dell’Europarlamento Fabio Massimo Castaldo
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Voto elettronico ancora in primo piano nel dibattito europeo, dopo che il Parlamento UE ha dato il via libera alla possibilità dell’e-vote in vista delle europee del 2019. LabParlamento ha intervistato il Vice Presidente del Parlamento UE Fabio Massimo Castaldo.

di Alessandro Alongi

L’Europarlamento ha introdotto la possibilità del voto postale ed elettronico (ce ne siamo occupati qui), incoraggiando gli Stati membri a consentire ai loro cittadini che vivono in paesi non Ue di esprimere la propria preferenza. Questa decisione segue diverse sperimentazioni sul voto elettronico, tra luci e ombre. Tra le criticità maggiormente evidenziate si denuncia la scarsa sicurezza dei sistemi attuali di e-voting. Qual è la situazione?

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Il voto elettronico e via internet – così come lo è già quello per corrispondenza – potrebbe rendere lo svolgimento delle elezioni più efficiente e più attraente per gli elettori, purché siano garantiti i massimi

Fabio Massimo Castaldo è parlamentare europeo per il Movimento 5 Stelle. Eletto Vicepresidente del Parlamento europeo il 15 Novembre 2017.

standard di protezione dei dati. Dalle varie sperimentazioni in Europa emerge un quadro composito, un chiaro-scuro di cui, come Parlamento UE, stiamo analizzando cause di insuccessi e criticità. Dai diversi esperimenti effettuati negli ultimi anni in Europa sul tema cogliamo essenzialmente due aspetti. Il primo, la nota dolente, è che non vi è ancora un’infrastruttura di sicurezza del sistema capace di garantire una precisa autenticazione dei voti. Di contro alcune sperimentazioni (penso soprattutto alla Francia) dimostrano che le recenti piattaforme online sono oggi più affidabili e, dove queste vengono percepite come sicure, l’elettore abbraccia di buon grado la tecnologia, facendo registrare un picco nell’affluenza. In tutto ciò c’è da tener presente le diverse tradizioni costituzionali ed elettorali degli Stati membri, non tutte orientate all’innovazione.

Quando si parla di innovazione dei servizi pubblici non si può non pensare all’Estonia che grazie all’avanzato stato di digitalizzazione della pubblica amministrazione rappresenta un punto di riferimento importante per l’intero continente. Lei ha visitato l’Estonia ed ha toccato con mano i loro progressi in questo campo. Qual è il loro segreto?

In Estonia il voto online è una realtà ormai consolidata. Il governo di Tallin dal 2005 ad oggi ha già effettuato 9 votazioni con il sistema di voto online (tra elezioni locali, parlamentari ed europee), e tutte si sono svolte senza intoppi. Un modello sicuramente da replicare in tutti i paesi che vogliono cimentarsi nell’avventura. Ma il voto elettronico è solo il punto di arrivo. In Estonia ogni cittadino ha una carta d’identità elettronica che viene utilizzata online per accedere a diversi servizi (pagare le tasse, ottenere prescrizioni mediche ecc..), grazie al fatto che il 99% dei servizi della pubblica amministrazione sono disponibili online. Solo tre le cose che in Estonia non si possono fare online: comprare casa, sposarsi e divorziare! Per tutto il resto c’è Internet! Tutto il resto si può fare!

Uno degli aspetti maggiormente criticati dai detrattori dell’e-voting è che il voto on line sarebbe vulnerabile e poco sicuro. La blockchain potrà risolvere questi problemi?

La blockchain rappresenta senza dubbio la tecnologia del futuro. L’European Parliamentary Research Service ha pubblicato poco tempo fa un interessantissimo report dal titolo eloquente “Come la tecnologia blockchain può cambiarci la vita” nel quale vengono riportate diverse posizioni riguardo la possibilità di utilizzo di tale tecnologia nelle operazioni elettorali. Molti esperti concordano sul fatto che il voto elettronico per le elezioni nazionali richiederebbe notevoli sviluppi nei sistemi di sicurezza ma che, nell’ambito di altre competizioni elettorali (es. regionali o referendum) sarebbe possibile digitalizzare l’intero processo servendosi della blockchain, rendendo più semplice il coinvolgimento di un maggior numero di persone nel prendere decisioni importanti. Il voto elettronico rappresenta una straordinaria opportunità per aumentare la partecipazione della popolazione, magari facilitando l’accesso alle urne (digitali), in particolare nel caso delle persone a mobilità ridotta e di coloro che vivono o lavorano all’estero, a condizione che naturalmente siano adottate le misure necessarie per evitare eventuali frodi nell’utilizzo di tali modalità di voto. Sicuramente l’innovativo sistema della blockchain potrà sicuramente garantire l’affidabilità del risultato, la segretezza del voto e la protezione dei dati anche se, per onestà intellettuale, va detto che tale tecnologia al momento è priva di ogni regolamentazione.

Vede possibile l’introduzione del voto elettronico anche in Italia nel prossimo futuro?

In tema di digitalizzazione di servizi pubblici, nel nostro Paese, c’è ancora molto da fare ma la sfida non è impossibile. Un segnale importante di attenzione è rappresentata dall’attribuzione di una specifica delega di governo dedicata al tema dell’innovazione nella partecipazione democratica, assegnata a Riccardo Fraccaro, che sta ponendo le basi per l’introduzione di pratiche innovative del rapporto tra cittadini e organi rappresentativi. All’interno di quest’ambito il voto elettronico potrebbe rappresentare sicuramente un volano per riavvicinare i cittadini alla politica, specie i giovani, molto vicini al mondo dell’innovazione ma lontani dal dibattito politico.

Tags: Blockchaine-votingfabio massimo castaldoParlamento europeoParlamento Uevoto elettronico
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Alessandro Alongi

Alessandro Alongi

Alessandro Alongi collabora nell’ambito del modulo di “Diritto della rete” all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Laureato in Giurisprudenza e in Scienze Politiche, è specializzato in Relazioni istituzionali e Diritto parlamentare e attualmente si occupa di tematiche giuridiche e regolamentari presso l’Organo di vigilanza sulla parità di accesso alla rete di TIM, oltre a svolgere attività di ricerca nell’ambito del Diritto dell’innovazione, del quale è autore di diversi studi e approfondimenti.

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