Politica

Il partito dell’astensione e l’avviso di sfratto all’intera classe politica

C’è una bella canzone di Lucio Dalla dal titolo ‘Anna e Marco’, un brano del 1979 che fotografa plasticamente l’inquietudine dei giovani di periferia, con Anna che vede i suoi sogni relegati in un’esistenza insipida ai confini della periferia di una città. 

Quelle periferie cantante a fine anni ‘70, celebrate da Pasolini, non sono cambiate molto nella sostanza, rimangono un parcheggio di umanità repressa ed abbandonata. 

Nella tornata elettorale conclusasi lunedì scorso, i sindaci eletti non sono stati scelti dalle periferie, dove, rispetto alla media percentuale delle astensioni del 60%, si sono toccate punte di non voto anche del 70%

Per leggere questo dato occorre depurare il ragionamento da argomentazioni di filosofia politica e guardare in faccia la cruda realtà: il 60% degli elettori non crede più nelle istituzioni e nella politica e quando non la ignora, la combatte nelle piazze, retribuita a suon di manganellate. 

L’astensione monstre equivale ad un preavviso di sfratto a tutta la politica italiana ed indica con chiarezza che i rappresentanti del popolo amministrano il potere politico con una delega conferita da sempre meno cittadini che non rappresentano la maggioranza della popolazione. 

La maggioranza è costituita oggi da coloro che non votano, un partito “dell’astensione che ha tanti elettori in dissenso con tutto ciò che la politica rappresenta. Per l’Anna ed il Marco del 2021 i criptici bisbigli filo europeisti della sinistra e le grida anti-tutto della destra, non sono rilevanti, anzi non interessano proprio. 

Il lockdown, il green pass, il Pnrr, sono parole sparate fuori da quella televisione con telegiornali sempre uguali con le stesse figure di commentatori onnipresenti e poco credibili che si alternano con i modelli grotteschi di maggiorate e bellocci dallo sguardo vuoto dei vari programmi di intrattenimento. Il nulla fittizio. 

Fuori dalla finestra c’è la realtà della periferia, spazzatura ovunque, strade sgarrupate, mezzi pubblici diroccati ed inefficienti, disoccupazione e disperazione sociale, abbandono. 

La desertificazione morale e sociale ha travolto quei concittadini tanto che si percepisce una barriera quasi fisica tra alcune zone del centro e le aree perimetrali esterne delle città. La presenza dello Stato in quelle zone ha il sapore dello stato di emergenza con presidi (scuole, municipi, stazioni dei Carabinieri) che assomigliano al Fort Apache dei western movies. 

Non c’è da meravigliarsi, quindi, che alle urne in periferia non ci sia andato che qualche pensionato nostalgico, magari antifascista per memoria di quegli anni ‘70 in cui il comunismo -lontano dal potere – si scontrava con antagonisti di destra. D

Diverso il discorso per le zone più “borghesi”, quelle centrali delle città, dove l’astensionismo ha motivazioni diverse, la percezione dell’inutilità del voto amministrativo, nella consapevolezza che il potere è costretto ed omologato al pensiero unico europeista e che lasciar vincere quella parte politica, tutto sommato mantiene lo status quo e consente la speranza che quei limitati privilegi borghesi si perpetuino. 

In questo quadro c’è poco da festeggiare per la politica. Le piazze di protesta che non sono né di destra né di sinistra, oggi remunerate a manganellate e derise dal mainstreampotrebbero implementarsi di quel 60% di mancati elettori, laddove il disastro economico in corso continuerà a mietere vittime e ridurre la prospettiva del futuro di sempre più ampie fasce di popolazione. 

Allora il preavviso di sfratto si trasformerà in sfratto esecutivo e non ci saranno manganelli a sufficienza per difendere una politica di palazzo sempre più distante dalla realtà. 

La soluzione per invertire la degenerazione involutiva della nostra democrazia passa per un ricambio dei leader politici, evolvendo verso figure più sensibili alla realtà drammatica del nostro paese e meno allineate rispetto al limbo europeista che non è in grado – e lo sarà sempre meno – di dare risposte concrete quando la crisi sociale esploderà. 

La politica ha poco tempo per cambiare passo, prima di trovarsi assediata nei palazzi del potere ed essere scaricata dalla comunità internazionale, perché incapace di controllare la popolazione. 

Serve inclusione reale e coinvolgimento serio delle donne e degli uomini italiani, smettendo quell’atteggiamento autoreferenziale e saccente che ci ha fatto contare 130.000 morti con il confinamento, la tachipirina e la vigile attesa. 

L’attuale Governo non lo percepisce ancora? Andate a vedere, per esempio, quanti di quei giovani medici, sparati dall’ultimo anno di medicina in corsia a fronteggiare la morte, oggi hanno un contratto a tempo indeterminato ed un ruolo in ospedale, pochissimi, sebbene servano nuovi medici al SSN. 

E non c’è da aspettarsi nulla per il futuro dalle politiche di questo Governo. Il NADEF (Nota in aggiornamento del Def, ndr ) in partenza per la buona Europa, relativamente al bilancio per il 2022 ed il 2023, come un bel compitino di ragioneria dove si fanno tornare i conti, prevede tagli alla spesa sanitaria pubblica per 6 miliardi.

Tutto ciò all’esito di due anni dove la medicina preventiva è semplicemente cessata, con conseguente prevedibile aumento delle morbilità croniche ed oncologiche più diffuse che avranno meno risorse rispetto a prima della pandemia. 

Ciò è inaccettabile ed illogico è che maggioranza ed opposizione sono parimenti responsabili di queste anomalie. Dov’è la politica? Missing, in un dirigismo della Presidenza del Consiglio dietro voti di fiducia, DDL e DL che svuotano la funzione del Parlamento. Non ci si meravigli, quindi, se in futuro l’astensionismo crescerà ancora.