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Il muro della Grecia, prima opera con i soldi del Recovery?

Un muro di 40 km installato a tempo record dalla Grecia al confine con la Turchia, per paura di un’ondata di migranti dall’Afghanistan, nonostante il Paese ellenico, come l’Italia del resto, per i profughi afghani sia percepito come un luogo di transito.

L’iniziativa della Grecia è arrivata a seguito dell’incontro tra il premier Mitsotakis con il presidente turco Erdogan, che aveva già manifestato preoccupazione verso un potenziale aumento della popolazione in fuga dall’Afghanistan, definendola “una seria sfida per tutti” e affermando che “la Turchia non sarà il magazzino dei profughi europei”.

Eppure “le mete dei migranti afghani sono principalmente Germania, Francia, alcuni Paesi del Centro Europa, lì dove esistono già comunità o parenti cui possono ricongiungersi”. A sostenerlo – come riporta l’Ansa – è Gianfranco Schiavone, presidente dell’ICS, Consorzio Italiano di Solidarietà – Ufficio Rifugiati Onlus di Trieste, una associazione privata, laica e senza scopo di lucro che si occupa della tutela di richiedenti asilo, rifugiati e titolari di protezione temporanea o sussidiaria.


“Se poi consideriamo – indica Schiavone – i muri al confine tra Iran e Turchia e tra Grecia e Turchia, i fuggitivi rischieranno di restare intrappolati”. Dunque, la soluzione è un’altra, considerando anche che le conseguenze dei talebani dureranno anni: “Varare un Programma europeo di reinsediamento, inizialmente di un numero assolutamente sostenibile visto anche il calo demografico, 500 mila persone, ripartite nell’Ue, riconosciute come rifugiate e non profughi, cioè rientranti nella definizione della Convenzione di Ginevra, a 70 anni dalla sua emanazione”.

Schiavone indica un dato: “In tutta l’Ue tra il 2008 e il 2020 sono state presentate 600mila domande dagli afghani, numero esiguo relativo a 12 anni e a 27 Paesi, compresa la Gran Bretagna”. Ma il progetto non sembra per il momento trovare sponda nel mondo politico: “Questi programmi sono quasi scomparsi, l’Europa ha preferito pagare paesi terzi perché tenessero le persone. Così si è creata in Turchia una situazione abnorme di quasi 4 milioni di profughi”.