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Home Politica

Il Ministro Cingolani e la “grana” del deposito per le scorie nucleari

Alessandro Alongi di Alessandro Alongi
17 Aprile 2021 07:30
in Politica, Sanità
Tempo di lettura: 3 minuti
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Il Ministro Cingolani e la “grana” del deposito per le scorie nucleari
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Chissà se – proprio come il Gran Cancelliere di Milano diceva al suo cocchiere Pedro mentre la carrozza attraversava le vie invase dal popolo affamato per la carestia nei Promessi sposi – nelle stanze del Ministero della transizione ecologica non si dica la stessa cosa: “Avanti Pedro, con giudizio se puoi”. 

Il cocchiere Pedro – oggi rappresentato da Roberto Cingolani, a capo del Dicastero che si occupa di ambiente e territorio – si trova anch’egli a dover condurre la carrozza del Governo attraverso il popolo inferocito, a causa della recente pubblicazione dei 67 potenziali siti che potrebbero ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi del nostro Paese. 

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Appena avuta contezza della lista – era il 5 gennaio scorso – il Gran Cancelliere, per l’occasione incarnato dal Parlamento, è saltato dagli scranni, sussurrando tutto il proprio “adelante con juicio” al Ministro per la Transizione Ecologica. 

Nella lunga lista, pubblicata su www.depositonazionale.it, si prende atto delle aree individuate dalla Sogin, la società di stato responsabile della realizzazione e dell’esercizio del futuro deposito nazionale destinato allo smaltimento a titolo definitivo dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività: tra le regioni individuate ad ospitare la struttura figurano il Piemonte (con 8 zone ritenute idonee), la Toscana e il Lazio (24 zone), la Basilicata e la Puglia (17 zone), la Sardegna (14 aree) e la Sicilia (4 aree). Il sito avrebbe un’estensione pari a circa 150 ettari, di cui 110 di deposito e 40 destinati alla costruzione di un parco tecnologico.

I rifiuti che verranno smaltiti derivano da attività industriali, di ricerca e medico-sanitarie e dalla pregressa gestione di impianti nucleari: con essi saranno immagazzinati rifiuti ad alta attività e del combustibile irraggiato, proveniente dalla pregressa gestione di impianti nucleari.

L’individuazione dei siti, benché sia stata eseguita sulla base di studi e approfondimenti, sta facendo comunque discutere e creando non poche perplessità, soprattutto per la previsione di zone del territorio che non sembrano, a prima immagine, del tutto idonee in termini di sicurezza.

È il caso, solo per citare un esempio, di quanto sollevato dalla deputata siciliana Daniela Cardinale (Centro Democratico – Gruppo Misto), in relazione alle quattro aree individuate dalla Sogin sull’isola. I territori in questione (ricadenti nei comuni di Calatafimi-Segesta, Paceco, Castelvetrano e Butera) giudicati potenzialmente idonei ad ospitare il futuro Deposito nazionale delle scorie radioattive in realtà, secondo la parlamentare nissena, appaiono altamente vulnerabili poiché caratterizzate da aspetti ambientali, fisici, sismici e geomorfologici che ne mettono in luce tutta la loro fragilità.

L’On. Cardinale, depositando in questi giorni un’interrogazione ai ministri della Transizione ecologica e dello Sviluppo economico, ha chiesto di scongiurare qualsivoglia ipotesi che possa prevedere l’individuazione in Sicilia del deposito nazionale, non solo perché il futuro magazzino ricadrebbe su un territorio carico di storia e cultura (la Sicilia, infatti, ospita sette siti riconosciuti dall’UNESCO), ma anche per le materiali difficoltà logistiche legate al trasporto del materiale da stoccare, da effettuarsi necessariamente via mare con tutti i rischi connessi.

«In Sicilia – afferma la parlamentare – sono stati individuati ben 4 possibili siti. Vale la pena rammentare come il nostro sia un territorio che in termini fisici, ambientali, sismici e geomorfologici, subirebbe un danno gravissimo qualora una siffatta opera fosse realizzata proprio nella nostra regione. A ciò si aggiungerebbero le possibili ripercussioni sui flussi turistici verso l’isola, che potrebbero mettere in pericolo l’intero settore ricettivo, un comparto già fortemente danneggiato dall’emergenza sanitaria in atto. Si registrerebbero dunque non solo importanti danni ambientali – ha concluso Daniela Cardinale – ma anche economici, oltre al rischio legato all’elevata sismicità della nostra terra».

Il fantasma del nucleare, benchè trascorsi quasi 60 anni dal suo avvio, agita ancora il lenzuolo e continua a far discutere. Per proseguire saggiamente, adesso, sembra sia necessario rispolverare l’ammonimento del Gran Cancelliere al cocchiere Pedro, ma così di attualità come in questa vicenda: “Avanti, con giudizio”.

Tags: Ambientescorie nuclearitransizione ecologica
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Alessandro Alongi

Alessandro Alongi

Alessandro Alongi collabora nell’ambito del modulo di “Diritto della rete” all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Laureato in Giurisprudenza e in Scienze Politiche, è specializzato in Relazioni istituzionali e Diritto parlamentare e attualmente si occupa di tematiche giuridiche e regolamentari presso l’Organo di vigilanza sulla parità di accesso alla rete di TIM, oltre a svolgere attività di ricerca nell’ambito del Diritto dell’innovazione, del quale è autore di diversi studi e approfondimenti.

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