Attualità

Finestra politica. Di Maio rispolvera la legge sui conflitti d’interesse

Tajani (FI), Renzi e Bonino su larghe intese e post voto, mentre M5S va all’attacco dei finanziamenti ai partiti

di Federica Fabiani

Il Movimento 5 Stelle, dopo aver pubblicato negli scorsi giorni i nomi degli “impresentabili” candidati nei vari schieramenti per le elezioni, va all’attacco dei partiti e delle lobby.

Luigi Di Maio, leader del Movimento, dichiara durante una conferenza stampa organizzata dal M5S sui finanziamenti privati ai partiti e sul ruolo delle lobby che “una volta al Governo l’attività di lobbying verrà rigidamente regolamentata e un registro trasparente dei lobbisti sarà obbligatorio per tutti gli enti pubblici”. Prosegue poi dicendo che “se avremo la maggioranza elimineremo il 2 per mille ai partiti, faremo in modo che ci sia massima trasparenza su fondazioni e casse dei partiti e approveremo una legge sul conflitto di interessi”. Aggiunge: “Noi vogliamo tutelare i portatori d’interesse, ma qui i partiti sono tangenti-dipendenti. L’Italia è all’anno zero nel rapporto tra lobby e forze politiche”.

Tutto questo nello stesso giorno in cui Davide Casaleggio annuncia sul blogdellestelle.it che la polizia postale ha individuato l’hacker che aveva attaccato la piattaforma Rousseau la scorsa estate, e il Partito Democratico fiorentino subisce la stessa sorte. Pubblicati online i dati di oltre 2.500 iscritti al PD di Firenze, inclusi quelli del segretario Matteo Renzi, seppur  incompleti.

Tra tutti, il miglior “firewall” sembra averlo il leader della Lega Matteo Salvini, difeso, per le sue dichiarazioni sull’Europa, dal presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani (Forza Italia). Secondo Tajani Salvini “è critico nei confronti dell’Europa attuale, la sua è una posizione legittima” e ha poi continuato “mi pare una posizione che va nella direzione di un maggiore coinvolgimento del suo partito nelle scelte dell’Europa. Voler cambiare l’Unione europea non vuol dire essere contro l’Europa. Si può essere eurocritici, che è diverso dall’essere euroscettici”.

Non solo, interpellato sull’esito elettorale e su una possibile premiership in caso di vittoria di Forza Italia, Tajani ha risposto  che al momento sta facendo il presidente del Parlamento Europeo “a pieno titolo”, ma che certamente, se arrivasse la chiamata, valuterebbe l’incarico. Ha inoltre rivelato che la Commissione Ue vede l’ex premier Silvio Berlusconi  “come un garante di stabilità” e che le larghe intese sembrano un’ipotesi difficilmente realizzabile dal momento che “tutto lascia pensare, e lo dicono i sondaggi, che ci sarà una vittoria del centrodestra”.

Un’ipotesi di governo di larghe intese che in realtà non viene però scartata a priori nemmeno da Emma Bonino, leader di +Europa, che ribadisce: “In caso di stallo post voto non credo proprio che mi alleerò con Berlusconi. Ma il fatto vero è che non ho la palla di vetro e non so cosa potrà accadere dopo il 4 marzo”.

Matteo Renzi intanto invita ad abbassare i toni e propone a Silvio Berlusconi un accordo per cambiare il trattato di Dublino. “L’immigrazione – ha detto – è un tema complicato, che non viene dai governi di sinistra. E’ esplosa dopo l’accordo di Dublino, firmato da Berlusconi. Cambiamolo insieme senza polemiche”, escludendo però l’ipotesi di un’intesa con un centrodestra “allargato” (comprensivo, quindi, anche della Lega di Salvini). “Se non ci sono i numeri si torni a votare. Il Pd con gli estremisti non governerà mai”. Alla prossima puntata.