Attualità

Fisco si apre alle aziende: arriva dichiarazione precompilata

Obiettivo, impiegare i nuovi strumenti digitali per migliorare il rapporto tra imprese e Agenzia delle Entrate

di Alessandro Alongi

La strada per trasformare il pagamento delle tasse in un’esperienza «bellissima» è forse ancora lunga, ma la profezia dell’allora ministro Padoa-Schioppa, grazie anche alle innovazioni digitali, potrà finalmente avverarsi.

Almeno è questo che l’Agenzia delle Entrate sta provando a realizzare, strizzando sempre più l’occhio alla parte produttiva del Paese, società e imprese che, nei prossimi anni, potranno beneficiare della dichiarazione dei redditi precompilata, strumento sinora riservato solo alle persone fisiche.

Tale iniziativa si colloca nel percorso «fisco più amico», cammino intrapreso e fortemente voluto dall’Agenzia del Mef, la cui realizzazione è stata più volte auspicata dal suo stesso direttore, Ernesto Maria Ruffini, a capo dell’ente dal giugno dello scorso anno.

Non era più possibile, del resto, rimanere sordi di fronte all’incessante grido di dolore da parte di imprese e contribuenti che, a più riprese, hanno chiesto misure atte a ridurre i costi sopportati (in termini di tempo e denaro) per far fronte a tutti gli adempimenti fiscali.

La dichiarazione precompilata, applicabile adesso anche alle categorie commerciali, va sicuramente in questa direzione. Si allarga la platea, dunque, di coloro i quali si troveranno, riepilogati in automatico e senza margine di errore, tutti i dati contabili e fiscali delle proprie attività, riducendo in tal modo burocrazia ed errori. Tale possibilità sarà resa più facile dall’introduzione della fatturazione elettronica a tutte le imprese (che, dal 2019, sarà resa obbligatoria anche negli scambi tra privati).

Le innovazioni digitali possono rappresentare un alleato formidabile per semplificare la vita di imprese e commercialisti. Di questo ne è ben consapevole il direttore Ruffini che, a tendere, ipotizza anche il superamento del concetto stesso di dichiarazione dei redditi: «Nel momento in cui l’amministrazione ha a disposizione dei dati li deve utilizzare non per compilare una dichiarazione ma per fornire direttamente il risultato, ovvero l’imposta da versare: non c’è bisogno che il cittadino si trasformi in un tributarista».

Lo strumento della dichiarazione precompilata ha riscosso, sino adesso, lusinghieri successi, tagliando quest’anno il traguardo delle 2 milioni e quattrocentomila comunicazioni spedite in autonomia dai contribuenti, dato in crescita rispetto agli anni 2015 e 2016 che hanno visto, rispettivamente, l’invio in autonomia di 1,4 e 2,1 milioni di dichiarazioni.