Politica

Fedez, icona contesa fra generazione boomer, millennials e Z

Fedez è uno dei personaggi più amati e chiacchierati dai giornali italiani e ultimamente anche dai politici. Per capire l’ironia e la critica mossa dall’artista è importante ricordare le origini e la gavetta nei centri sociali e la sua propensione per, quello che lui definisce, attivismo civico. 

Già agli albori il cantante di Buccinasco attira l’attenzione con l’album “penisola che non c’è” (2011) con testi come “tutto il contrario” in cui, per l’appunto, tutto è il contrario di ciò che dice. Il testo va interpretato in maniera ironica e scherzosa, il tipico “fa ridere ma anche riflettere”. 

Proprio in questo testo troviamo frasi come “i politici italiani fanno il loro lavoro” seguito da “non mi piace Belen perché ha i denti a castoro”. Nello stesso non si esime da citare argomenti spinosi come “Sono d’accordo con Dell’Utri la mafia non esiste”, oppure “La P2, gli illuminati, la massoneria sono solo frutto della mia fantasia”.  

La stesso brano “Penisola che non c’è” ha al suo interno frasi forti verso la classe politica del paese come ad esempio: ”Il presidente va a puttane (Cambiano le parole) Bella Silvio, Latin Lover, troie, ministre ad honorem” e ancora “politici comici, comici politici”. 


Vediamo quindi che la “battaglia politica” di Fedez non si limita alla critica di determinate ideologie ma punta il dito proprio sulla permeabilità e sull’incoerenza della politica italiana in ogni suo aspetto. Andando a citare “si scrive schiavitù si legge libertà”(2013): ”passare metà del tempo a sputare su chi è diverso poi nel tempo libero andare coi travestiti”, una citazione che terribilmente attuale e calzante. 


Non mancano certo nella biografia di Fedez vari contrasti con personaggi di spicco della televisione e della politica italiana. In “non c’è due senza trash”(2014) il rapper ridicolizza il programma di Barbara D’Urso “Pomeriggio cinque”. Tutta la canzone è una presa in giro e un attacco ideologico a ciò che la trasmissione, secondo il cantante, rappresenta e cioè una vetrina tragica e priva di qualsivoglia funzione istruttiva in cui gli avvoltoi dell’audience spolpano le loro prede in diretta televisiva.

Insomma, Fedez non si è fatto mancare nulla: dalle polemiche con Giovanardi, ai tempi della Fini-Giovanardi, fino al ddl Zan passando per il celeberrimo concerto del primo maggio. Arrivando ai giorni nostri l’ultima trovata di Fedez è quella delle elezioni 2023, argomento molto dibattuto su cui però c’è solo una cosa che ha veramente senso di essere rimarcata. 

Ormai sappiamo tutti che fosse un “troll” e cioè una presa in giro ma la cosa che fa riflettere è che, come dichiarato da Fedez stesso, in un’intervista rilasciata a “Will” su Instagram: “molti sapevano che era una trollata ma hanno preferito far finta di no perché la notizia era molto appetibile”. 

In effetti bastava fare una veloce ricerca per vedere che quel dominio (fedezelezioni2023.it) sarebbe scaduto di li a breve e che quindi non poteva essere utilizzato per lo scopo immaginato. 

Quindi molti sapevano ma hanno preferito tacere e lasciare che la cosa si gonfiasse perché questo è il giornalismo “acchiappa click” di oggi. Insomma, l’ennesima battaglia che ci mette di fronte ad uno scenario, quello italiano, sempre meno interessato al raggiungimento di un fine civico, come quello dell’informazione, ma interessato esclusivamente al raggiungimento di audience e condivisioni, cosa che però con la politica in particolare è a dir poco spaventosa.


Insomma, Fedez può essere amato o criticato ma se capito può essere l’anello di congiunzione tra la vecchia e la nuova Italia, un paese ormai sempre più spezzato sugli argomenti più importanti. 

È necessario capire questo nuovo modo di comunicazione per poter essere in grado di trovare un dibattito tra i giovani e i meno giovani onde evitare discussioni sempre più polarizzate che difficilmente porteranno al progresso ma molto più semplicemente ad un mero scontro il cui unico scopo è far vendere giornali e spazi pubblicitari.