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Digitalizzazione PA: ecco cosa dice la relazione finale

Approvata e pubblicata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta. 157 pagine di analisi e proposte. “Manca un approccio strategico”

di Stelio Pagnotta

Oltre cento persone ascoltate, 67 audizioni, più di un tetrabyte di dati raccolti e messi a disposizione: l’intero anno di attività della Commissione parlamentare di inchiesta sulla digitalizzazione della PA è sfociato nella relazione finale, approvata lo scorso 26 ottobre e online da martedì.

Un documento di 157 pagine che partendo dall’analisi degli indicatori forniti dal DESI evidenzia il rapporto contraddittorio degli italiani con le nuove tecnologie, molto utilizzate – ad esempio – nell’ambito delle comunicazioni ma scarsamente sfruttati in settori diversi come l’e-government o l’e-commerce. L’Italia, in questo quadro, vive in un grande paradosso. Se la popolazione sembra essere attratta dal mondo digitale e dalle modalità di interazione a distanza, allo stesso tempo l’utilizzo dei servizi digitali nella vita di tutti i giorni è relativamente scarso.

Con questa premessa, la relazione fotografa in maniera analitica e approfondita la situazione del digitale nella pubblica amministrazione italiana analizzando investimenti compiuti, risultati raggiunti, buone prassi e criticità delle politiche del digitale nel settore pubblico. Una situazione in cui, benché nella PA esista una diffusa conoscenza delle strategie e degli strumenti messi a disposizione dal Governo, l’adozione di servizi digitali viene vissuto più come un adempimento formale che come elemento di semplificazione. In questo contesto emerge tanto la mancanza di un approccio strategico, quando la scarsa conoscenza delle norme in materia. Se si pensa – ad esempio – allo stato di attuazione del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), emerge un inadeguato livello di conoscenza e di applicazione delle disposizioni di legge da parte delle PA ed una carenza di competenze informatiche e manageriali dei dirigenti pubblici.

Un ampio spazio della relazione è dedicato al tema fondamentale delle spese per l’informatica nella pubblica amministrazione, stimata per l’Italia in 5,7 miliardi di euro. La relazione in particolare evidenzia una serie di criticità relative agli appalti spiegando nel dettaglio i diversi tipi e i tempi di aggiudicazione delle gare, le caratteristiche degli aggiudicatari, le tipologie di scelta del contraente e le relazioni tra fornitori e stazioni appaltanti. Riguardo,invece, al tema del procurement dei sistemi informativi per la pubblica amministrazione invece la Commissione mette in evidenza che sarebbe importane aggiornare le linee guida, imponendo una disciplina dei bandi che preveda studi di fattibilità e progettazione dei sistemi informativi,uscendo dalla logica del massimo ribasso.

Analisi della situazione attuale dunque, ma anche raccomandazioni per progredire. In particolari quelle relative alle necessarie competenze tecnologiche di cui le pubbliche amministrazioni dovranno dotarsi e su cui si dovrà lavorare a fondo e all’Agenzia per l’Italia Digitale che, per risultare realmente incisiva, dovrà essere dotata di maggiori risorse umane e finanziarie ma soprattutto di maggiori poteri.

Tra le raccomandazioni contenute nella relazione anche quella di introdurre una Commissione parlamentare permanente dedicata al digitale, auspicio che sembra essere stato – almeno – parzialmente accolto visto che è arrivata la confermaalla richiesta di proroga del termine della conclusione dei lavori. L’attuale Commissione, quindi, almeno per ora potrà proseguire nella sua attività.

Scarica la relazione finale della Commissione di inchiesta sulla digitalizzazione della PA