Economia

Da superbonus a superflop. La burocrazia mette ko il 110%

Contributo dell’ On. Gianluca Rospi*

Una macchina statale che funziona bene significa un sistema Paese efficiente e una migliore qualità della vita. Purtroppo, i tempi e i costi della burocrazia italica sono diventati una patologia che incide negativamente su una larga parte del nostro tessuto economico. Le imprese e i cittadini hanno bisogno di un servizio pubblico efficiente ed economicamente vantaggioso, in cui le decisioni vengano prese in maniera celere e il destinatario sia in grado di poter lavorare in maniera agevole ottenendo risposte certe sui tempi. 

Peraltro, senza un’adeguata semplificazione delle procedure sarà assai arduo raggiungere entro il 2050 gli ambiziosi obiettivi della transizione ecologica imposti dall’Europa. Ennesima dimostrazione di quanto evidenziato è il Superbonus del 110%: alcuni cavilli burocratici inseriti nella norma stanno rendendo farraginosa l’attuazione di una misura importante per rilanciare il settore delle costruzioni, che nel nostro Paese vale circa l’8% del Pil, e per favorire quel percorso di transizione verso una economia più sostenibile e green. 

Infatti, al 15 marzo scorso si contavano solo 6.500 interventi legati al Superbonus in tutta Italia per un ammontare di quasi 750 milioni di euro, a fronte di una potenziale platea di oltre 17 milioni di edifici, tutti quelli costruiti prima del 1980 e sicuramente non rispondenti alle attuali norme in materia di risparmio energetico e sicurezza sismica. 

Come sempre nel nostro Paese, il motivo di questa lentezza è racchiusa nelle catene della burocrazia che, in questo caso, ha un nome preciso, vincolo di conformità urbanistica: una procedura che causa ritardi per via della lentezza delle amministrazioni comunali, spesso anche prive di personale qualificato. 

Conformità inserita perché, in questi ultimi 30 anni, a causa del comportamento di pochi ‘furbi’, molti Ministeri hanno appesantito regole e procedure con l’idea di rendere più complicata la vita ai cittadini disonesti. Ma col risultato di complicarla a milioni di tecnici e cittadini, nei confronti dei quali, invece, sarebbe stato più utile attribuire maggiori responsabilità, punendo al tempo stesso i furbetti con severità.

Morale della favola: affinché questa misura produca il suo reale potenziale è necessario eliminare il vincolo di conformità urbanistica previsto oggi, in modo da semplificare i procedimenti necessari all’attivazione del Superbonus. 

Eliminazione del vincolo non significa aprire agli abusi edilizi in quanto essi sono perseguiti da apposite normative che, in caso di violazioni, prevedono anche sanzioni penali. Sanzioni che potrebbero essere ulteriormente inasprite a fronte dell’eliminazione del vincolo di conformità urbanistica. 

D’altronde, l’Italia non ripartirà mai se si continua ad appesantire la burocrazia per paura dei furbetti; lo farà solo dando fiducia agli onesti punendo con rigore i disonesti. 

*Presidente di Popolo Protagonista