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Covid, il vaccino migliore rimane la prevenzione

Seconda dose (a destra o a sinistra non fa differenza – ma il braccio resta un po’ indolenzito quindi meglio sul braccio non dominante), questo è il cammino e poi dritto fino al mattino… poi la strada la trovi da te, porta all’immunità (di gregge). Senza troppe manfrine, il vaccino è la soluzione (e ce lo siamo già detti, ma repetita iuvant). Immaginiamo “l’isola che non c’è” di Edoardo Bennato suonata dai violinisti del Titanic (che continuano a suonare anche mentre il transatlantico sta affondando -il Mondo è il transatlantico in questo momento-), ma proviamo a farlo pensando ad un finale migliore: ad un certo punto passa di lì il capitano De Falco (l’eroe di “Schettino, torni a bordo”) al timone di una nave ancora più grande del Titanic, carica tutti a bordo e Jack e Rose vivono per sempre felici e contenti (a proposito: sulla scialuppa improvvisata, cara Rose, c’era posto anche per Jack). Ebbene, il vaccino è il capitano De Falco (e i no-vax sono tutti Schettino). Più chiaro di così…


Perché vaccinare anche chi ha già fatto il Covid? Perché gli studi dicono che l’immunità che garantisce il vaccino è addirittura più duratura dell’immunità che deriva dall’infezione stessa. Si, gli studi. E’ su questi che ci si basa quando si fa scienza. In scienza ed in coscienza è un nostro diritto, ma forse ancora di più un nostro dovere, vaccinarci. Bisogna aspettare che arrivi il nostro turno con la felicità che un bambino ha nell’attesa della mattina di Natale.

E’ così che ho vissuto le giornate in cui sono stato vaccinato. Vogliamo tornare alla normalità? Bene, allora piuttosto che affondare sarà meglio salire sulla nave delle primule (che poi… ma non potevamo utilizzare strutture già esistenti come ospedali, stadi, palazzetti dello sport, chiese e cattedrali?). Comunque non ha importanza, il fine giustifica i mezzi. Se ad Arcuri faceva piacere costruire le primule, lasciamoglielo fare. Dopotutto l’importante è raggiungere il risultato. La prossima volta però, che ne pensate se investissimo di più in prevenzione? No, perché al Covid non eravamo pronti ma mi sembra chiaro che è tempo di iniziare a concepire le cose in maniera diversa.

Partendo da dove? Dalla formazione, dalla ricerca. Ricordiamoci della scienza e di quella volta in cui il mondo venne salvato dagli scienziati (non è la prima volta, in realtà, ma l’uomo ha la memoria corta e i libri di storia non enfatizzano abbastanza), ricordiamocene la prossima volta che cerchiamo consigli su mamminepancine.it o che diamo lo stesso valore all’opinione di Roberto Burioni e a quella di Tonino, pensionato di La Spezia, di professione ex autista di tram (ma ci sono i tram a La Spezia?). La prossima volta, forse è meglio, arriviamoci preparati e cerchiamo di non puntare all’iceberg appositamente. Se qualcuno ci dice di virare, e quel qualcuno è il primo ufficiale, magari diamogli ascolto, il primo ufficiale in fin dei conti ha studiato per evitare gli iceberg, facciamo come dice lui e proviamo a fidarci. Più fiducia nella scienza, insomma, che se ognuno facesse il suo mestiere il mondo posto sarebbe -probabilmente- un posto migliore.