Attualità

Climate change: gli Accordi di Parigi non bastano

A un anno dall’entrata in vigore delle misure post COP 21, convegno a Montecitorio. “All’Italia manca una visione di lungo periodo”

 di Andrea Spuntarelli

Gli Accordi sottoscritti a Parigi in occasione del summit sul clima del 2015 rappresentano un passo in avanti fondamentale verso un mondo più sostenibile, ma da soli non possono bastare a vincere una sfida cruciale per il nostro futuro. Questo è stato il messaggio principale scaturito dal convegno “Le opportunità per lo sviluppo sostenibile dell’Italia e dell’Unione europea”, organizzato stamani dall’associazione Kyoto Club nella cornice di Palazzo Montecitorio.

L’evento ha coinciso con il primo anniversario dell’entrata in vigore dell’esito della COP 21, in seguito alla quale circa 190 Paesi si sono impegnati a limitare a 1,5 gradi l’aumento delle temperature globali, e precede di pochi giorni l’avvio della COP 23 di Bonn, dove si cercherà di rendere ulteriormente operativi gli Accordi parigini. Il seminario è stato aperto dagli interventi della presidente della Camera Laura Boldrini e del neo ambasciatore francese in Italia Christian Masset, e si è poi sviluppato su tre successivi tavoli di discussione.

Al primo hanno preso parte Gianni Silvestrini (direttore scientifico di Kyoto Club), Giuseppe Onufrio di Greenpeace Italia, il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini e il direttore scientifico del Wwf Italia Gianfranco Bologna. Gli esponenti delle realtà ecologiste hanno dapprima passato in rassegna il quadro internazionale della lotta al climate change, per poi soffermarsi sul contesto italiano. In più di un intervento è stata contestata l’assenza, nel nostro Paese, di una visione di lungo periodo in ambito di sostenibilità e decarbonizzazione dell’economia, che si riflette in un errore culturale di fondo: aver separato la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile dal Piano di adattamento ai cambiamenti climatici e dalla Strategia energetica nazionale. Inoltre, particolarmente suggestiva è stata la riflessione di Onufrio sulla necessità di mettere insieme clima e pace per capire quanto accaduto nel 2015, dal momento che se in futuro si riuscirà a tenere sotto controllo la variabile clima si ridurranno in misura rilevante le aree di instabilità su scala mondiale.

In seguito, si sono registrati i contributi del presidente del Gruppo Industria e Ambiente di Confindustria Claudio Andrea Gemme, di Lorenzo Radice (responsabile della Funzione sostenibilità di Trenitalia), della direttrice Affari istituzionali di Schneider Electric Laura Bruni e di Simone Mori, presidente di Elettricità futura. Ognuno dei manager ha chiarito che il fattore ambientale ormai non è più un vincolo per l’industria, quanto piuttosto un’opportunità per offrire soluzioni più efficienti e più apprezzate dai consumatori. In tal senso, un ruolo importante verrà svolto dai progressi delle tecnologie digitali (in primis l’Internet of Things), che fanno sì che gli obiettivi di riduzione delle emissioni siano tutt’altro che antieconomici per le imprese, le quali grazie alla concretezza di quanto stabilito in sede di COP 21 possono programmare ed essere garantite nei loro investimenti nazionali ed esteri.

Il convegno è stato concluso dagli ospiti politici: Gianni Girotto del Movimento 5 Stelle ed Ermete Realacci del Partito Democratico, che come prevedibile hanno affrontato il tema da prospettive contrapposte. Girotto ha denunciato l’insufficienza delle azioni italiane, dal momento che negli ultimi tre anni si sarebbe ridotta la quota di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili (con conseguente crescita dei combustibili fossili) e sarebbero aumentate le emissioni nazionali di CO², parlando apertamente di “ipocrisia” della politica. A giudizio del senatore pentastellato, difatti, provvedimenti come il DL Sblocca Italia e scelte quali la mancata stabilizzazione dell’ecobonus per gli immobili dimostrerebbero che alle parole spesso non seguono i fatti.

Da parte sua, Realacci ha sostenuto che l’attuale Legislatura dal punto di vista ambientale è stata la più avanzata del nuovo millennio (citando a tiolo di esempio le norme su ecoreati e piccoli Comuni), riconoscendo tuttavia la mancata percezione di questi progressi in una parte consistente dei cittadini. Il presidente della Commissione Ambiente di Montecitorio si è anche detto preoccupato che la futura campagna per le elezioni Politiche possa non giocarsi sul climate change, questione a suo parere di rilevanza geopolitica, poiché su questo campo si giocherebbe il governo del futuro. Non a caso, l’esponente dem ha auspicato un’Europa a due velocità in ambito di sostenibilità, affinché gli Stati ambientalmente più avanzati dell’Unione possano liberarsi dal freno di Paesi quali la Polonia.