Politica

Amministrative 2021 / E’ partita la sindrome di Cetto La Qualunque

Le elezioni amministrative che si terranno a ottobre in Italia, eccole. E ormai tra i partiti siamo al “chi offre di più”.
Al “venghino signori venghino”
. Uno spettacolo imbarazzante, che non può non ricordare la gag di Cetto La Qualunque, alias Antonio Albanese. Dove il candidato prometteva duemila euro ad ogni elettore e pure di imbiancare gratis la casa a tutti. Ecco, se quelli del Pd riescono a trovare una nutrita squadra di imbianchini, è fatta.

Sondaggi lacrime e sangue per la sinistra e ormai agli esponenti dem per raccattare voti è rimasta solo da emulare la promessa elettorale di Cetto La Qualunque. Ai duemila euro ci siamo arrivati. E senza esitazioni o passaggi intermedi che ebbe Cetto rilanciando da mille a duemila. “Almeno duemila euro ai neo maggiorenni per girare il mondo”. Almeno. Un bonus ogni anno. È la proposta di Matteo Lepore, Pd, candidato alle primarie per il sindaco del centrosinistra a Bologna, attualmente assessore al Turismo e Cultura. “Il bonus verrà erogato dal 2022 per viaggi all’estero e scambi internazionali”, precisa Lepore alla stampa.

Della “rinfrescata alle mura”, per ora non v’è cenno nella proposta. Ma da qui al 20 giugno, quando si terranno le primarie nel capoluogo emiliano chissà che un pensierino non ce lo faccia. Dunque, ricapolitolando, facciamo la lista del salumiere che stanno stilando al Nazareno. Promuovendo lo Ius soli si acchiappano gli immigrati. Col Ddl Zan tutto lo sterminato universo di orientamenti sessuali. Ma avete mai letto tutte le possibilità di variazione sul tema? Roba da far impallidire il povero Carlo Verdone col suo “‘n omo, ‘na donna, ‘n omo, ‘na donna”. Decisamente fuori moda. Gay e lesbiche? “Generi” quasi superati. Ormai siamo oltre. Oltre l’immaginazione e forse oltre la decenza, ma questo è un altro discorso.

Torniamo all’orticello elettorale che quotidianamente Letta e i suoi tentano di ‘innaffiare’ di promesse, nella speranza si trasformino in consensi. La dote ai giovani, il segretario Pd già l’aveva annunciata, ma al viaggetto di piacere, proposto da Lepore, non ci aveva pensato. Si tassa la casa di povero nonno e il gioco è fatto, se ne era uscito come i dolori il segretario Pd. Sollevando un putiferio. E pure Draghi gli ha fatto no col ditino. Dopo la crisi economica dovuta al Covid non è il momento di mettere altre tasse sul groppone degli italiani, ha chiarito il premier. E questo lo capisce anche il mio gatto, che tra l’altro non ha la pretesa di fare il segretario Pd. Ma Letta no, non lo capisce. E straparla. E se si riposa un giorno, ci pensano i suoi a sostituirlo.

Ci mancava solo la proposta di legge, firmata da alcuni deputati del Pd, tra cui Fiano e Boldrini, ma anche da alcuni colleghi di ItaliaViva e Cinquestelle che chiede che “Bella ciao” divenga inno nazionale al pari di “Fratelli d’Italia”.
Un’evidente priorità. Che tutti gli altri ignorano. Tipo il generale Figliuolo che perde tempo con le vaccinazioni. E lo stesso premier Draghi che sta lì a far di conto per far quadrare il bilancio del nostro sgangherato Paese, quando c’è da cambiare l’inno nazionale. Meno male che c’è l’allegra brigata capitanata da Fiano e dalla Boldrini che ci pensa.

Concludendo, non vorrei dare idee ai “vulcanici” candidati e deputati dem. Ma Cetto La Qualunque prometteva anche che sarebbero “tornati i pesci spada sulle coste” per ottenere voti. Ora che gli elettori di sinistra debbano accontentarsi delle “Sardine”, mi sembra un po’ pochetto. Suvvia, andiamo con la prossima promessa, compagni. Stavolta di genere “ittico”. Che poi dietro le Sardine, magari un pesce spada no, ma qualche squalo si trova.