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Piano europeo contro le fake news, ma i russi restano in agguato: l’inizio di una nuova guerra fredda?

Presentato dalla Commissione UE il programma per contrastare la disinformazione online in vista delle elezioni europee. Raddoppiano i fondi ma sorgono i dubbi sulla reale efficacia. Sullo sfondo avanzano i mercenari 2.0. inviati sul web dal Cremlino

di Alessandro Alongi


Prosegue l’impegno dell’Unione europea contro la disinformazione online in vista delle prossime competizioni elettorali. In previsione delle elezioni europee del 2019 e delle elezioni nazionali e locali che si terranno in vari Stati membri entro il 2020 (circa 50 appuntamenti), l’esecutivo di Bruxelles ha presentato, lo scorso 5 dicembre, il Piano d’azione per intensificare gli sforzi volti a contrastare le fake news in Europa, con anche l’obiettivo (non troppo velato) di arginare l’inquinamento russo sull’informazione in Rete.

Il Piano così predisposto arriva al culmine di un lungo e articolato percorso che affonda le radici nel 2015, a seguito della decisione del Consiglio europeo di “contrastare le campagne di disinformazione in corso da parte della Russia“, per mezzo della task force East StratCom (composta da quattordici esperti di comunicazione e di lingua russa). Successivamente, nel 2016, è stato adottato il quadro congiunto per contrastare le minacce ibride, seguito nel 2018 da una Comunicazione, volta a disegnare un approccio comune europeo nei riguardi del fenomeno della disinformazione online, definita per la prima volta come «una grande sfida per l’Europa».

Nei mesi scorsi, in collaborazione con i colossi del web, è stato varato il Codice di buone pratiche contro la disinformazione online, un regolamento di autodisciplina volto a migliorare la trasparenza nella comunicazione politica, introdurre strumenti per il controllo dei fatti e potenziare l’intero sistema di condivisione di news e contenuti. Il 16 ottobre il codice di buone pratiche è stato firmato da Facebook, Google, Twitter, Mozilla, cosa che non l’ha messo al riparo dalle critiche, specie da chi non intravede nell’iniziativa impegni significativi da parte dei grandi player del web, né tantomeno la presenza di strumenti che permettano di controllare il rispetto del codice stesso.

Il Piano d’azione si concentra su quattro settori chiave, suddivisi in 10 azioni: maggiori iniziative volte a individuare più efficacemente le “bufale” online, una risposta coordinata tra le istituzioni dell’UE e gli Stati membri nei riguardi del fenomeno, l’attuazione in modo rapido ed efficace degli impegni assunti dalle piattaforme nell’ambito del codice di autodisciplina e, last but not list, l’aumento della sensibilizzazione e della responsabilizzazione dei cittadini.

Il progetto eurounitario così predisposto, almeno nelle intenzioni di Bruxelles, getterà le basi per potenziare le capacità dell’UE nel contrasto del fenomeno, grazie anche ad un raddoppio degli stanziamenti destinati a combattere la disinformazione, budget che passa da 1,9 milioni di euro nel 2018 a 5 milioni nel 2019. Molteplici le azioni previste, che vanno dall’alfabetizzazione mediatica alla costituzione di gruppi multidisciplinari nazionali di verificatori di fatti indipendenti, con il compito di individuare e denunciare le campagne di disinformazione diffuse nelle reti sociali.

Accanto alla soddisfazione dell’Alta rappresentante e Vicepresidente della Commissione europea Federica Mogherini, qualche perplessità arriva dal Commissario Andrus Ansip, responsabile per il Mercato unico digitale, che ha definito come «non sufficienti» le risorse messe in bilancio per dare impulso all’iniziativa, specie se confrontate con quanto impiegato dai russi nella propaganda a favore del Cremlino: più di un miliardo di euro miliardo ogni anno alimentano l’agenzia sovietica IRA (Internet Research Agency), definita come la “Fabbrica dei troll”, impegnata notte e giorno a produrre notizie false (poi diffuse sui social network) a favore dell’amministrazione Putin. Dall’IRA partirono, secondo il governo statunitense, le interferenze nella campagna elettorale americana del 2016 a scapito di Hillary Clinton.

Adesso non resta che aspettare l’avvio delle iniziative contenute nel Piano, magari preparandosi già a rivivere una nuova guerra fredda, con bunker virtuali e pallottole vaganti sul web.