Politica

Quella crocetta di Fdi in Molise su un ex Pd

Si fa presto a dire “Fratelli d’Italia” quando poi nel Paese, a macchia di leopardo, e pure in Parlamento, ci si comporta come se si fosse “figli unici”. Figli unici e unici depositari dei valori di una destra sui quali però in Molise sembra si possa tranquillamente soprassedere. O quantomeno si possano riporre in un angolo. Fino ad elezioni amministrative fatte. “Figli unici’ e capricciosi. Ma il “capriccio” fatto in Molise è “curioso” assai da spiegare.

Curioso, per usare un eufemismo, è infatti il sostegno di Fdi a Cosmo Tedeschi, oggi “civico”, ma con trascorsi nell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro e, udite, udite, ex dirigente regionale del Pd, come ha rivelato il sito “7Colli”. E nell’articolo si ipotizza anche che la scelta “stravagante” del partito della Meloni di sostenere Tedeschi sia mirata a “far fuori” Giovancarmine Mancini di Alleanza per il Futuro, che ha avuto l’ardire di riunire intorno ad un altro candidato, Gabriele Melogli, Lega, Forza Italia, UdC e pure due liste civiche. In pratica tutto il restante centrodestra che corre unito per il comune di Isernia. Giovancarmine Mancini, uno di quelli “scomodi”. Anche nel suo “passaggio” in Fdi, probabilmente.

Scomodo lo sono sempre stato, come tutte le persone libere, come tutti coloro che non sono facilmente manovrabili”, spiega a LabParlamento il capo di Alleanza per il futuro. “I miei trascorsi politici, coerentemente a destra da quando avevo dodici anni, prima nel Msi e poi ne La Destra di Francesco Storace per alcuni possono essere un’aggravante?”, si interroga Mancini. “In una politica che guarda sempre più alle simpatie personali che al bene degli italiani, chissà”, conclude con l’amarezza di chi della destra ne ha fatto una ragione di vita.

Ma allora il sostegno di Fdi ad un ex IdV e pure dirigente Pd è ostruzionismo fratricida mirato o un colpo di sole? L’estate che abbiamo quasi lasciato alle spalle è stata calda assai e tutto può essere. In ogni caso questa vicenda lascia basiti quanti avevano fatto, soprattutto negli ultimi tempi, del partito di Giorgia Meloni l’icona della coerenza. Fulmini e saette contro Lega e Forza Italia che hanno “osato” sedersi in Parlamento col Pd raccogliendo l’appello del Capo dello Stato ad un esecutivo di unità nazionale, in un momento storico in cui il Paese di unità ha bisogno come il pane, e poi in Molise quelli di Fdi sostengono un ex compagno? Ma che roba è?

O forse magari avranno pensato che il Molise è piccolo, come sostengono addirittura alcuni “il Molise non esiste”, e alla fine della fiera dei trascorsi politici di Cosmo Tedeschi chi vuoi che se ne accorga? O forse un’impuntatura sull’ormai trita e ritrita logica partitica del “tocca a noi”? Un mantra che alle latitudini di Fratelli d’Italia ormai pervade l’Italia da Nord a Sud, dopo l’ubriacatura dei dati dei sondaggi.

La stessa logica che a Roma, dove Fdi è comunque prima forza politica nella coalizione, e va detto, ha portato alla candidatura di Enrico Michetti a Roma. E qui la Giorgia nazionale l’ha spuntata in zona Cesarini, non senza qualche mal di pancia degli elettori e degli alleati del centrodestra, se possiamo ancora chiamarli così almeno in Molise.

Alleati comunque leali nella campagna elettorale capitolina. E lo dimostrano gli incontri pubblici nei quali Matteo Salvini si “accompagna” a Michetti. Tanto che Enrico Michetti più che il candidato voluto da Fdi sembra essere quello “sponsorizzato” della Lega. Decisamente centellinate, infatti, almeno finora le uscite pubbliche della leader di Fdi con il “suo” candidato. E anche questa è cosa “curiosa”. “Ma poi questo “tocca a noi” equivarrà a “tocca vince’ ” nella Capitale? La fine della storia ce la consegneranno le urne. A Roma. E pure a Isernia. Ne ripaliamo a ottobre.