Attualità

L’energia secondo il PD. Dalla SEN si guarda già avanti

Italia decarbonizzata al 2050, boost sulle rinnovabili e tanta mobilità elettrica: la ricetta dem illustrata in un convegno a Roma

di Francesco Scolaro

I responsabili PD di energia e ambiente, l’On. Gianluca Benamati e il sindaco di Sasso Marconi Stefano Mazzetti, hanno illustrato oggi in un convegno organizzato nella sede nazionale del Nazareno quelle che sono state le osservazioni che i dem hanno inviato ai Ministri Carlo Calenda e Gian Luca Galletti sulla Strategia Energetica Nazionale 2017.

Lorenzo Guerini, coordinatore della Segreteria PD, ha fatto un veloce saluto introduttivo sottolineando come i temi energetici rivestano un ruolo centrale tra i fattori della crescita economica, tanto che saranno tra i principali focus in discussione alla conferenza programmatica dei dem programmata dal 27 al 29 ottobre a Napoli.

Benamati ha svolto una lunga relazione, ricca di dati e di date, passando in rassegna tutte le principali osservazioni che il PD ha trasmesso ai due Ministeri di riferimento sulla SEN (Sviluppo economico e Ambiente), ricordando come i punti di vista siano prima stati elaborati a valle di una campagna di ascolto effettuata nel mese di settembre e poi discussi con Calenda lo scorso 4 ottobre.

Secondo il PD, “la SEN va nella giusta direzione” ma potrebbe essere migliorata in alcuni passaggi, ad esempio, bisognerebbe “muovere il sistema energetico verso una maggiore compatibilità ambientale”, dare “priorità alla riduzione degli oneri in bolletta” e “migliorare la sicurezza degli approvvigionamenti”. Per fare ciò, si ritiene essenziale spostare lo scenario dal 2030 al 2050, con l’obiettivo finale di una completa decarbonizzazione del sistema energetico e di quello economico. Il target finale va raggiunto passando per altri target più a breve periodo: almeno 50% di energia pulita prodotta nel 2030, 100% di rinnovabili nel 2050.

L’Italia dovrà fermare il consumo di suolo dovuto alla diffusione dei parchi fotovoltaici (che dovranno invece sfruttare le superfici industriali e le aree di bonifica), sostenere la ristrutturazione degli impianti rinnovabili esistenti (fotovoltaiche ed eoliche) snellendo la relativa burocrazia, evitare di adottare politiche incentivanti come quella del 2011 sul fotovoltaico (per non gravare troppo sui cittadini), migliorare la rete di trasmissione elettrica nazionale, far partire una filiera nazionale degli accumuli (cercando di diventare leader europei e mondiali).

Il gas sarà il vettore di transizione verso un futuro 100% carbon free. Ma il PD chiede di valutare meglio gli investimenti in materia (dal TAP ai rigassificatori). L’uscita dal carbone viene ritenuta prioritaria, pertanto si auspica che lo scenario adottato non sia quello inerziale ma che si lavori al completo abbandono di questa fonte fossile al 2025.

Sulla mobilità sostenibile, il PD ritiene che non si possa non andare verso un futuro dominato dall’auto elettrica, pur con un periodo di transizione caratterizzato da un più ampio mix energetico. Sarà importante a tal proposito indirizzare eventuali politiche incentivanti il rinnovo del parco circolante sulla base dell’efficienza energetica dei mezzi sostitutivi e del loro tasso di inquinamento. Il PD si impegna a creare un tavolo permanente sulla mobilità sostenibile che dovrà diventare luogo di incontro e confronto per far sì che gli 8.000 Comuni italiani decidano azioni uniformi evitando misure sporadiche o radicalmente diverse tra loro.

La tavola rotonda moderata da Stefano Mazzetti ha visto interventi estremamente interessanti, su tutti quelli di Valeria Termini dell’AEEGSI e di Francesco Sperandini del GSE. Termini ha sottolineato come la priorità sia la crescita, e subito dopo vengono gli altri target: decarbonizzazione, sicurezza degli approvvigionamenti, ruolo dell’Italia sul gas nel Mediterraneo e in Europa. Il Presidente del Gestore dei Servizi Energetici ha invece intrecciato filosofia e pragmatismo, chiarendo come tutti i documenti programmatici come la SEN nascano già vecchi e sostenendo che bisognerebbe sforzarsi di definire una visione del futuro più ambiziosa e sfidante.

La chiusura dei lavori, originariamente affidata alla Viceministro Teresa Bellanova impegnata a Taranto sul fronte ILVA, è stata delegata all’On. Benamati che ha espresso l’auspicio che la Strategia Energetica Nazionale possa essere rivista e discussa con cadenza anche annuale.

L’innovazione tecnologica oggi corre ad una velocità impressionante e ciò che si scrive adesso nella SEN rischia di diventare lettera morta nel brevissimo periodo, come si è potuto constatare negli ultimi 8 anni quando si è passati dalla corsa al nucleare (bloccata dal referendum del 2011) a quella alle rinnovabili e si è passati dal ritenere strategica e imprescindibile la ricerca di idrocarburi in Italia (nella Strategia di Passera e Monti del 2013) alla scomparsa di questo tema nell’attuale versione della SEN.