LabRoma

L’allarme di Confcommercio Roma, fallite il 18% delle imprese

Nella regione Lazio, ma in particolare nella Capitale, come abbiamo già trattato, è fallito oltre il 18% delle imprese. Questa crisi economica, iniziata oramai più di un anno e mezzo fa, ha colpito pesantemente l’economia romana portando ad una diminuzione della nascita di nuove imprese (-17% nel 2020) e ad un aumento del +18% delle chiusure. Questi sono i dati emersi dell’Osservatorio Economico di Confcommercio Roma che abbraccia anche i primi tre mesi di quest’anno. Sul fronte consumi, Il calo nel Lazio è stato dell’11%, ovvero circa 27 miliardi.

“Dati in negativo che evidenziano e fotografano la catastrofe di questi mesi – afferma il direttore della Confcommercio Roma, Romolo Guasco – dovuta a due fattori: da una parte le chiusure, dall’altra la perdita di fiducia da parte delle persone, e quindi scarsa propensione e diversi tipi di acquisti. E se non soffre il food o l’alimentare, tutto il resto sì, ed in modo particolare l’abbigliamento: l’ultima chiusura, quella pasquale, non ha permesso di completare la vendita delle collezioni”.

Oltre il danno, la beffa. Proprio negli ultimi mesi la bolletta media della Tari (Tassa sui rifiuti), seppur di poco, è aumentata. Come spiegato da Ivana Veronese, Segretaria Confederale Uil, “le famiglie italiane verseranno, nel 2020, nelle casse comunali, in media 307 euro, a fronte dei 304 del 2019 e dei 299 versati nel 2016”. È quanto emerge dallo studio del Servizio Lavoro, Coesione e Territorio della Uil che ha elaborato i costi in 105 città capoluogo di provincia. Tra il 2016 e il 2020, ovvero in 5 anni, la Tassa sui Rifiuti è aumentata mediamente del 2,4%, mentre nell’ultimo anno l’aumento è pari allo 0,8% sul 2019. Nel 2020 la tassa è aumentata in 30 città (3 città su 10), tra cui: Roma, Torino, Cagliari, Genova e Firenze. 

Confcommercio chiede che anche per quest’anno, vista la perdurante emergenza da Covid, vengano messi in campo interventi a sostegno delle attività produttive fermate dalla pandemia, e che in particolare la “tassa sull’immondizia” venga inserita nel novero dei costi fissi da congelare. Guasco ha sottolineato che “serve urgentemente un tavolo di confronto tra imprese, Campidoglio e Regione. E, soprattutto, è necessario che le istituzioni riprendano a dialogare tra loro. Chiediamo inoltre – continua Guasco – che per il 2021 la Tari non venga pagata da tutte le imprese che hanno avuto un blocco della loro attività”. Anche Luciano Sbraga, direttore di Fipe-Confcommercio, evidenzia come sia assurdo “pagare la Tari, che è già tra le più alte d’Italia, per rifiuti che non stiamo producendo. Già nei primi mesi del 2021 le attività sono rimaste a lungo chiuse, tra zone rosse e altre restrizioni – dice Sbraga – basti pensare ai ristoranti, che non hanno mai potuto restare aperti a cena, e per lungo tempi neanche a pranzo”.