Economia

La riforma del Fisco nelle mani di Supermario

*A cura dell’avvocato Giuseppe Libretti

Se la riforma del fisco deve interessare le modalità di raccolta del danaro tra i contribuenti da parte dello Stato è bene non dimenticare gli attuali numeri del bilancio del nostro Paese. Vi annoieremo ma i numeri non sono opinione di nessuno, sono i numeri che rappresentano una ben specifica quantità e basta. Le attuali entrate dello stato sono circa 579.980 milioni di euro annui; Le spese dello Stato sono circa 773.462 milioni di euro annui; il saldo netto da finanziare si attesta a 193.482 milioni di euro. Dalle tasse il nostro Stato deve trarre ogni dotazione per far fronte alle spese e quindi, oltre quello che già incassa, deve trovare anche ulteriori fonti per cercare di finanziare il saldo al fine di quantomeno pareggiare i conti.

Ma chi le paga già queste tasse? Con la normativa vigente lo Stato preleva attualmente da: 4.300.000 imprese, 16.100.00 addetti occupati nelle imprese private, 5.300.000 lavoratori autonomi, 3.457.498 lavoratori del settore pubblico. Le aliquote sui redditi sono fatto noto e le varie imposte, dirette ed indirette, locali e specifiche in vari settori e/o per servizi che poi si aggiungono sono innumerevoli dal che l’auspicio non può essere solo l’abbassamento delle tasse ma la base di partenza dovrebbe essere un aumento della platea dei paganti. Aumento possibile solo con un consistente incremento dell’occupazione. 

Dato l’importo delle entrate necessarie per le casse dello Stato l’aumento della base dei contribuenti comporterebbe una diversa suddivisione alla partecipazione e di conseguenza anche una possibile riduzione delle aliquote ora presenti. Non ci stiamo dimenticando degli evasori, totali o parziali, dal che una lotta all’evasione sarebbe senz’altro attuabile ove il sistema “fisco” riesca a districarsi, tra i propri uffici operativi, tra arretrati e formalità tanto da giungere all’opportunità di effettuare un controllo immediato e non dover aspettare i dati allo stesso pervenuti nell’ultimo anno, all’alba dell’imminente prescrizione e/o decadenza. 

Oggi si rincorrono gli “evasori” dei 100 euro della tassa di registro dimenticata di pagare per un contratto di locazione registrato anni prima; si rincorrono gli emigrati che hanno lavorato tutta la loro vita all’estero ed oggi hanno deciso di tornare a vivere la loro pensione in Italia; si rincorrono gli “evasori” che hanno dimenticato di conservare lo scontrino dei farmaci dedotto cinque anni prima nella loro dichiarazione. Si rincorrono gli “evasori” titolari di piccole attività chiamandoli a depositare tutta la documentazione contabile e fiscale di un anno per poi contestare che una fattura di poche centinaia di euro non era da detrarre o che si era dimenticato di dichiarare la penale ricevuta in dipendenza di un titolo restituito protestato da un proprio cliente. 

La lista è lunga ma bisogna pur impiegare il tempo. Il Governo sta prospettando e studiando anche la digitalizzazione di tutti i dati che ci riguardano. Sarà un progetto che porrà gli operatori dell’Agenzia delle Entrate nelle condizioni di avere ogni dato e notizia di ogni contribuente per analizzarne la posizione e verificare l’esatta rispondenza dei dati dallo stesso dichiarati. 

Un progetto sicuramente che all’esito fornirà una immediatezza ed una funzionalità unica. Ma ci chiediamo, oggi non sono già in possesso e dotazione dell’Agenzia delle entrate tutte le banche dati possibili ed immaginabili esistenti? Ma stavamo parlando di altro. Il nuovo fisco e la possibile riforma in riferimento a modelli già in essere in altri Stati. Il modello Italia è unico e fortemente personalizzato. dal dettato Costituzionale che all’art. 53 recita: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività“. 

Perché arrovellarsi a cercare i principi che debbano reggere il Fisco se quei principi già ci sono, sono chiari, succinti, individuano i soggetti e specificano il modo in cui attraverso la propria capacità contributiva giunge a concretizzare il sistema tributario? Partendo da tale dettato costituzionale e tenendolo sempre ben presente si può poi giungere ad armonizzare la fattività ed il controllo. Da dove si può partire:

Azzeramento delle pendenze affidate all’Agenzia delle Riscossioni assolutamente non riscuotibili e di nessun valore se non costituenti un dato falsato che serve da mantenere nelle poste del bilancio statale; 

Azzeramento dell’arretrato dei controlli per giungere a poter esaminare anno dopo anno le dichiarazioni reddituali e le posizioni dei contribuenti anche perché se la continuità del reddito è una realtà indiscutibile per quanti hanno un reddito “fisso” ciò non ha valore per le attività imprenditoriali, commerciali, professionali ed occasionali e l’anno pandemico trascorso ne è la prova provata. 

Abolizione di tutte quelle tasse ed imposte che rappresentano “inutili balzelli” per lo Stato e per i cittadini

– Da concreti investimenti da parte dello Stato creare ed incentivare nuovi posti di lavoro al fine di ampliare la base dei contribuenti e giungere ad una equa distribuzione del prelievo fiscale; 

Rimodulare gli scaglioni di reddito ai fini della determina delle aliquote delle imposte lasciando minor imposizione sui redditi più bassi, la cui economia incentiverà anche i consumi e quindi la produzione, per giungere a scaglioni di imposta più alti ma sostenibili per quanti raggiungono redditi più alti. 

– Evitare le doppie tassazioni sui redditi derivanti da utili prodotti da società e permettere una reale distribuzione degli stessi senza incorrere in ulteriore tassazione; 

Utilizzare i dati già tutti in possesso dello stato per verificare le posizioni di ogni singolo contribuente senza dover procedere ad invitarlo per poi determinarlo alla scelta di una convenienza e validità di un accordo o adesione sulla base del presupposto che ha evaso e comunque conviene pagare. 

Oggi abbiamo un indiscutibile professionista a capo del nostro Governo che ha ogni capacità e intelligenza per riformare, avviare e far funzionare il nostro sistema “fisco”. Ci auguriamo che la riforma venga partorita in un professionale e ristretto conclave e che prima di iniziare ci sia qualcuno che pronunci il fatidico detto “extra omnes”. Ci sono momenti in cui la “politica” o meglio i “rappresentanti politici”, se pur legittimati a quel conclave, debbano avere il buon senso di evitare ogni polemica e far lavorare chi il lavoro, quel lavoro, lo sa sicuramente e magistralmente fare.