Giustizia

Giustizia / La separazione delle carriere non può più essere un tabù per il legislatore

La giornata del 25 maggio 2021 ci restituisce l’ennesimo tentativo non andato a buon fine per un provvedimento di civiltà giuridica. L’On. Costa (Azione) ha ritirato un emendamento al decreto concorsi che avrebbe introdotto l’obbligo per il candidato aspirante magistrato di optare per la carriera da giudice o per la carriera da pubblico ministero. 

L’importanza del principio necessita forse di una meditazione più ampia e dovrebbe essere armonizzato con la riorganizzazione del Consiglio Superiore della Magistratura. Il tema è comunque caldissimo, incandescente, tra l’ennesima iniziativa referendaria dei Radicali e l’eco dell’affaire Palamara ancora presente. È dai tempi di mani pulite che la politica palesa l’insofferenza per l’attuale organizzazione della magistratura, tra funzione giudicante e funzione requirente nel processo penale. 

Il libro Sallusti – Palamara, che ha scaldato nei mesi scorsi i dibattiti televisivi, ha messo in evidenza percorsi di selezione ed assegnazione degli uffici giudiziari che sembrano dar ragione a chi critica certi meccanismi in cui si esplica l’autonomia della magistratura. La mancata separazione, in primo luogo fisica, degli uffici della Procura della Repubblica, dalle cancellerie ed aule di udienza della magistratura giudicante è la prima anomalia di un processo penale che dovrebbe essere un processo in cui accusa e difesa compaiono eguali davanti al giudice. 

Non è così, i palazzi di giustizia, tranne alcune eccezioni, condividono nello stesso edificio gli uffici del PM e del giudice e la comune carriera, con possibilità di assegnazione di un magistrato ai due uffici nel corso della carriera, dinamiche che rendono difficile la parità delle parti davanti al giudice. Nella logistica d’udienza il giudice a destra vede il collega ed a sinistra l’avvocato difensore, difficile ed umano credere nell’assoluta parità.

Nella quotidianità all’apertura dell’udienza il PM raggiungerà il giudice nella camera di consiglio per i saluti o per far due chiacchiere in attesa dell’inizio dell’attività, circostanza normalissima visto che s’incontrano due colleghi con funzioni diverse. Non di meno accade sovente nelle pause del processo veder allontanarsi un giudice con il PM per il pranzo o per un caffè ristoratore. Facciamo tutti lo stesso con il collega d’ufficio, è assolutamente naturale. 

Ma non dovrebbe essere così per l’altissima posta in gioco della libertà personale del cittadino. Proprio la narrazione del libro “Il Sistema” ci restituisce una realtà di vita quotidiana giudiziaria in cui si parla del processo al di fuori del processo e ciò è inevitabilmente favorito dal fatto che due colleghi – sebbene con funzioni diverse – si possono confrontare su temi di diritto, perché in realtà le occasioni di osmosi di esperienze sono naturali all’interno di uno stesso ufficio solo nominalmente diviso tra uffici dei giudici ed uffici del PM. 

La separazione delle carriere non dovrebbe essere più un tabù per il legislatore e per la stessa magistratura che deve essere autorevole e autonoma. Un ufficio della Procura funzionalmente e totalmente autonomo dal Tribunale con mezzi propri ed uffici non più permeabili garantirebbe indagini efficienti e riservate. Lo prevede il rito, riservatezza e segretezza dell’indagine del PM sarebbero ancor più protette all’interno di uffici riservati e separati. È cronaca giudiziaria che spesso i PM hanno dovuto abbandonare i palazzi di giustizia per avere la riservatezza di caserme ed uffici lontani dalle quotidianità del palazzo di giustizia. 

Un palazzo di giustizia è frequentato da chiunque ne ha necessità, non così gli uffici della Procura. La separazione delle carriere favorirebbe sia la professionalità della magistratura giudicante sia di quella requirente, con una specializzazione ed un aggiornamento mirati. Non di meno si otterrebbe finalmente la vera parità di parti nel processo perché il giudice si troverebbe di fronte due diverse figure il procuratore della Repubblica – non più un collega – che persegue chi viola la legge penale e l’imputato con l’assistenza tecnica del suo difensore. 

È auspicabile che il legislatore non si limiti a dividere le carriere dei magistrati, sarebbe un’operazione parziale, occorrono due profili diversi con diverse carriere e diversi concorsi e percorsi formativi. Ci vuole ardimento se si vuole un minimo cambiamento.