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Home Approfondimenti

Flat Tax: la “tassa piatta” che spopola nell’Europa dell’Est

Stefano Bruni di Stefano Bruni
24 Gennaio 2019 05:20
in Approfondimenti, Economia, Esteri, Mondo, Reddito di cittadinanza e flat tax - Il dossier speciale, Società
Tempo di lettura: 4 minuti
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Flat Tax: la “tassa piatta” che spopola nell’Europa dell’Est
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Nessuno applica la Flat Tax “pura”. La tassa piatta si afferma nell’est europa: in Russia ha funzionato e funziona, in Slovacchia è stata abbandonata nel 2014. Lituania e Lettonia le prime ad introdurre, nel 1994, l’aliquota unica, che però coincide con quella massima del precedente sistema progressivo

di Stefano Bruni

La chiamano semplicemente Flat Tax, anche se quella italiana non è proprio una “tassa piatta”.

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Come è stato già anticipato dallo studio di CheckPoint Promesse per LabParlamento si tratta infatti di un “esperimento fiscale” piuttosto diverso da quello ideato da Milton Friedman nel 1956, ma anche dal concetto di Flat Tax “pura” (stessa aliquota per redditi da lavoro, da impresa e redditi finanziari e cancellazione di qualsiasi detrazione e deduzione fiscale) cui avevano pensato, circa 25 anni dopo, Hall e Rabushka.

Anche se con declinazioni diverse, però, l’originaria idea dell’economista Friedman ha attirato più di venti Paesi nel mondo, che hanno a loro modo sperimentato la “tassa piatta”.

Le motivazioni che hanno spinto a questa scelta i governi sono diverse.

Alcuni hanno sostenuto questa scelta perché credono che porti effetti benefici sull’evasione, stimolo agli investimenti, al lavoro e sul Pil, altri ne hanno esaltato le doti di “semplicità”, altri ancora il contributo alla riduzione dei costi della macchina amministrativa e fiscale.

Tanti altri, però, non hanno valutato positivamente l’aliquota unica, evidenziandone la non progressività e il mancato stimolo all’economia e alla contrazione dell’evasione fiscale.

Alla fine, il quadro che ne è venuto fuori, soprattutto grazie ad una serie di studi realizzati sul tema dalla Bce e dal Fondo monetario internazionale, è che la Flat Tax è piaciuta e piace soprattutto ai Paesi dell’Est Europa.

Probabilmente, si dice, perché i Paesi appartenenti, quasi tutti, all’ex blocco sovietico volevano inviare un segnale di radicale cambiamento politico ed economico, celebrando così il passaggio da una economia più “centralizzata” ad una ispirata al mercato.

I risultati derivati da queste scelte, però, non sono stati univoci. In alcuni casi, infatti, il sistema ha dato effetti positivi, in altri casi meno.

In Russia (unica grande economica a introdurre la Flat Tax), per esempio, la misura ha funzionato, sta continuando a funzionare a dimostrazione del fatto che si è messo in moto il meccanismo virtuoso a fondamento della struttura della aliquota unica. Introdotta nel 2001, la Flat Tax in Russia è stata applicata sui redditi delle persone eliminando le precedenti quattro aliquote (comprese tra il 12% e il 30%) in favore di una singola al 13%. Sul fronte delle imprese, invece, la tassazione che era il 15%, fu aumentata, con la riforma del 2001, 35% per poi ridiscendere al 24% nel 2007.

Lo stesso non può dirsi però per quanto riguarda l’esperienza della Slovacchia che ha introdotto la Flat Tax nel 2004 per poi tornare al sistema a più aliquote nel 2014.

In verità, la Slovacchia è forse il Paese che più si è avvicinato alla proposta di Hall e Rabushka, introducendo un’aliquota del 19% per i redditi delle persone fisiche (prima c’erano tre aliquote dal 10 al 38%), per le imprese (dal 25%) e per l’Iva (era al 14%) e ampliando la no tax area e introduce pochissime deduzioni.

Questo sistema ha ben funzionato tra il 2004 e il 2009, periodo in cui la Slovacchia ha registrato una importante crescita economica, registrando però poi delle problematiche a partire già dal 2008, costringendo il Governo a fare marcia indietro e a ritornare, nel 2014, al sistema delle imposte progressive. Cosa però non abbia funzionato non è univocamente dimostrato, né chiaro fino in fondo.

È chiara invece la scelta fatta da Estonia, Lituania e Lettonia che per prime, nel 1994, hanno introdotto la Flat Tax anche se in Lituania ed in Lettonia l’aliquota individuata coincide con quella massima del precedente sistema progressivo: 33% (Lituania) e  25% (Lettonia). Diversa invece la situazione in Estonia dove l’aliquota fissata è al 26% (la precedente aliquota massima era al 33%).

Permangono però nel sistema le detrazioni e le deduzioni che rendono “non pura” la Flat Tax, ma hanno il merito di mantenere la progressività del sistema.

Quanto agli effetti distributivi, un documento dell’Ocse indica che le imposte progressive tendono a produrre benefici soprattutto per la “classe media” e che nel caso dei Paesi dell’Est Europa è stata proprio la categoria di contribuenti più colpita dalla Flat Tax. Secondo invece il Fondo monetario internazionale, gli effetti distributivi sono “complessi” e difficili da declinare.

Alla prova pratica, però, quella cioè della realtà vissuta, emerge che in generale i Paesi che hanno introdotto la Flax Tax (con una aliquota molto bassa rispetto al sistema precedente), ampliando la no tax area (Russia, Serbia, Ucraina, Slovacchia, Georgia, Romania, Macedonia e Montenegro) hanno ottenuto consistenti benefici per le categorie di contribuenti più ricche e per quelle con bassi redditi.

 

Per ora, dunque, nei Paesi occidentali la scelta della Flat Tax è molto poco gettonata, ed in effetti anche quella introdotta in Italia non è una vera e propria “tassa piatta”.

Tags: Flat tax
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