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Crisi, Mattarella cala l’asso Draghi e mette dietro la lavagna i partiti

Avverto il dovere di rivolgere un appello a tutte le forze politiche presenti in Parlamento perché conferiscano la fiducia a un governo di alto profilo, che non debba identificarsi con alcuna formula politica”. Con queste parole il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, preso atto del fallimento della mediazione politica tentata dal presidente della Camera, Roberto Fico, ha spiegato la decisione di convocare mercoledì mattina alle ore 12 al Quirinale il professor Mario Draghi.

Una decisione mossa dalla necessità di evitare un campagna elettorale lunga che metterebbe il Paese in una situazione di insostenibile incertezza, con un governo che nei prossimi mesi sarà chiamato a decisioni fondamentali, dal recovery fund al blocco dei licenziamenti fino al piano vaccini.  

“Le elezioni rappresentano un esercizio di democrazia“, ha spiegato Mattarella, ma “a questa ipotesi, ho il dovere di porre in evidenza alcune circostanze che, oggi, devono far riflettere sulla opportunità di questa soluzione. Ho il dovere di sottolineare, come il lungo periodo di campagna elettorale – e la conseguente riduzione dell’attività di governo – coinciderebbe con un momento cruciale per le sorti dell’Italia”. 

Una presa di posizione netta contro il voto, come invece auspicava l’opposizione di Meloni e Salvini che, infatti, non tardano a commentare: “Non penso che la soluzione ai gravi problemi sanitari, economici e sociali della Nazione sia l’ennesimo governo nato nei laboratori del Palazzo e in mano al PD e a Renzi”, afferma il presidente di Fratelli d’Italia, mentre il leader della Lega lascia a twitter un laconico commento: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al Popolo…”, con tanto di citazione dell’articolo 1 della Costituzione.

Dall’altra parte pacata soddisfazione da parte di Pd e di pezzi del M5S, dove spicca il commento di Alessandro Di Battista che definisce Draghi “l’apostolo delle élite”. Plausi, ma non troppo dal Pd, con le parole di Andrea Orlando che definisce Draghi “una grande personalità, un punto di partenza importante ma non risolutiva se non c’è una maggioranza che può accompagnare un percorso politico”, citando l’esempio fallimentare di Mario Monti. Totale appoggio invece da Carlo Calenda, “Mario Draghi è la migliore possibile”. 

Se quella di Supermario sarà la carta vincente per dotare il Paese di un governo di unità nazionale è difficile dirlo ma certamente il segnale di oggi va letto in una duplice ottica: un chiaro rafforzamento del ruolo del presidente della Repubblica rispetto a tutti i partiti politici che di fatto, a più riprese e con diverse responsabilità, hanno tutti contribuito a portare l’Italia in questa condizione. La scelta di non sciogliere le Camere, nonostante oggettivamente non esista una maggioranza eletta dai cittadini, è un atto di responsabilità che rientra nelle prerogative ma che testimonia grande coraggio da parte di Mattarella che non a caso chiama al difficile timone del Paese l’uomo delle Istituzioni per eccellenza. 

Quanto al professore, Mario Draghi, il suo profilo altissimo lo rende di diritto fra i papabili premier più titolati della storia della nostra Repubblica. Staremo a vedere se riuscirà davvero nell’arduo compito di mettere in campo un governo di alto profilo in grado di dare le risposte che milioni di italiani chiedono, per sconfiggere la pandemia e la crisi economica che sta schiacciando il Paese.