Parlamento

Concorrenza, maxiemendamento e fiducia in vista

Slitta al 2019 la fine della maggior tutela. È pronto il testo del Governo (un articolo unico, 193 commi) che sostituisce i 74 articoli del disegno di legge

di Francesco Scolaro

Dopo numerosi e ripetuti rinvii, il 20 aprile è finalmente iniziato l’esame del disegno di legge sulla concorrenza nell’Assemblea del Senato. Il provvedimento era rimasto fermo nei cassetti di Palazzo Madama per 8 lunghi mesi dopo essere stato licenziato il 2 agosto scorso dalla Commissione Industria.

Già da tempo si era diffusa la voce che il Governo volesse premere per una sua rapida approvazione tramite un voto di fiducia sull’articolato approvato in Commissione seppure rivisto e corretto. Adesso queste voci iniziano a trovare concreta conferma. Il Governo ha infatti messo a punto il testo di un maxiemendamento che sostituisce interamente i 74 articoli del disegno di legge.

Nel maxiemendamento (un solo articolo, 193 commi) trovano spazio misure già presenti nel testo sul quale si sta discutendo in Assemblea al Senato (i relatori sono il dem Salvatore Tomaselli e il centrista Luigi Marino) ma anche numerose e rilevanti novità.

Le novità riguardano soprattutto le date, con alcuni importanti rinvii di scadenze, le più importanti delle quali forse sono lo slittamento dal 1° luglio 2018 al 1° luglio 2019 della fine del regime di maggior tutela nel mercato dell’energia elettrica (per i consumatori domestici e per le PMI) e in quello del gas naturale (per i soli clienti domestici). Viene invece necessariamente spostata dal 1° gennaio 2017 al 1° gennaio 2018 la soppressione della Cassa Conguaglio Gpl  (le cui competenze passano ad Acquirente Unico).

Resta da vedere quando l’Esecutivo Gentiloni deciderà di presentare in Aula il maxiemendamento ponendo la questione di fiducia sulla sua approvazione. Fiducia che è già stata autorizzata da un precedente Consiglio dei Ministri e che quindi non necessita di ulteriore coordinamento. Durante il dibattito di oggi in Senato, il senatore Francesco Scalia (PD) ha caldeggiato un ritorno in Commissione del provvedimento per apportarvi i necessari aggiustamenti e poi ripartire velocemente in Aula, tuttavia la strada sembra ormai segnata.

In conclusione, dopo due anni e due mesi da quando il disegno di legge è stato approvato dal Consiglio dei Ministri (c’era Matteo Renzi a Palazzo Chigi e Federica Guidi al Ministero dello Sviluppo economico) adesso si comincia a vedere la luce in fondo al tunnel. Il problema è che sembra sia stata svuotata la vena liberista che era presente nel Concorrenza originario. Un disegno di legge nato nel 2015 sulla base di una norma del 2009 che chiedeva una legge annuale per la concorrenza, probabilmente vedrà la luce nel 2017 e molti dei suoi diretti effetti arriveranno solo nei prossimi anni. Insomma, semmai ci fossero ancora dubbi in merito, l’Italia non è un Paese per la concorrenza.