Economia

Con la riforma del catasto il governo Draghi pronto ad aumentare le tasse sugli immobili

Nell’ambito della nuova riforma fiscale è previsto l’inserimento al proprio interno di un’altra importante riforma ovvero quella del catasto. La riforma fiscale rientra tra gli impegni presi dall’Italia per poter accedere ai fondi del PNRR ed ha come obiettivo quello di ridurre le tasse per favorire la crescita economica

In quest’ottica la revisione del catasto dovrebbe riequilibrare il gettito fiscale, ma molti temono aumenti anche piuttosto rilevanti. Si prevede un aggiornamento delle mappature catastali e del criterio di calcolo dei valori catastali. Quest’ultimo attualmente è fondato genericamente sul numero vani che fanno parte della consistenza dell’immobile, mentre si vorrebbe passare al criterio basato sul conteggio dei metri quadrati effettivi dell’abitazione, come già avviene per gli immobili di tipo commerciale. 

Pertanto, il valore catastale di un immobile sarà pari ai metri quadrati dello stesso moltiplicato per il valore al metro quadro della zona di appartenenza che viene fornito dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare (OMI) sul sito dell’Agenzia delle Entrate e aggiornato ogni sei mesi. 

Ad esempio, il valore euro/mq di un’abitazione di tipo civile di 100 metri quadrati in zona Testaccio a Roma, con uno stato conservativo normale, secondo i valori OMI disponibili aggiornati al secondo semestre 2020 va da un minimo di 3.700 euro a un massimo di 5.400 euro. La rendita catastale è un valore che viene dato agli immobili che generano un reddito. 

Attraverso il valore catastale di una casa è possibile calcolare le imposte, come quelle di successione, di registro, di donazione, ipotecarie e catastali (fonte: mutuionline.it). Uno degli effetti immediati di tale adeguamento, ad esempio, sarà un aumento dell’IMU sulle seconde case, ma in realtà l’effetto dell’aumento dei valori catastali si farà sentire anche sulle prime case ai fini del calcolo dell’Isee. 

Le prime previsioni, secondo quanto si legge su ilgiornale.it, parlano di incrementi per estimi e Imu del 128% e di Isee quadruplicati. La stessa Tari, che si valuta sull’80% della superficie catastale lorda dell’abitazione (mura perimetrali comprese), potrebbe subire un incremento netto col passaggio da vani a metri quadri. 

Inoltre, con la nuova mappatura immobiliare si vuole assegnare l’effettiva categoria di appartenenza di molti immobili, dal momento che è stato rilevato, ormai da anni, che esistono appartamenti situati nei centri storici anche di grandi città come Roma, che sono classificati come abitazioni di tipo popolare (A4) anziché di tipo signorile (A1)

Altro obiettivo è quello di far emergere i cosiddetti immobili fantasma. Si tratta di case ma in diversi casi anche di interi edifici non registrati al catasto, quindi non produttori di gettito fiscale e oggi finalmente individuabili grazie all’aiuto dell’aerofotogrammetria tramite l’utilizzo di droni. 

La riforma del catasto appare dunque molto complessa e articolata, ma soprattutto oggetto di accesi dibattiti politici, tant’è attualmente non sappiamo fino a quale livello sarà realizzata. A fronte dell’obiettivo di lotta all’evasione fiscale, perseguibile attraverso l’individuazione degli immobili fantasma, c’è il rischio, anzi la certezza, che le tasse aumentino anche per chi già le paga.